“Intervista” Pezzotta: avanti con la protesta anche dopo lo sciopero generale

18/03/2002







(Del 17/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
ULTIME MESSE A PUNTO PRIMA DELLA GRANDE MANIFESTAZIONE
Pezzotta: avanti con la protesta anche dopo lo sciopero generale
Il segretario della Cisl: non è stata una decisione presa a cuor leggero Incomprensioni con la Cgil? E´ un caso, lunedì ci vediamo per parlare intervista
Gigi Padovani
inviato a GENOVA

POTEVA essere il giorno della riconciliazione, del disgelo, di un incontro «riparatore» dopo le aspre polemiche sullo sciopero generale. Ma a Palazzo San Giorgio di Genova, nella Sala delle Compere dove un tempo si facevano le contrattazioni dell´Autorità portuale, Pezzotta e Cofferati non sono riusciti a vedersi. Il segretario dei Ds Piero Fassino li aveva invitati entrambi alla «Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori», poteva essere il coup de theatre atteso da tutti. Invece, mentre il segretario della Cisl partiva per il convegno Udeur di Fiuggi, quello Cgil arrivava da Roma. Tutto rimandato ad un vertice a tre la prossima settimana. Savino Pezzotta, che non incontra Sergio Cofferati dal Convegno di Palermo della Confindustria dell´8 marzo scorso, nega però che nel mancato incontro a Genova vi sia il permanere di difficoltà od incomprensioni tra i due leader sindacali: «E´ una casualità, ci parleremo presto, lasciate che si svolga la nostra segreteria».

Segretario Pezzotta, allora è fatta, si va verso lo sciopero generale?

«Abbiamo fatto di tutto per evitare lo sciopero, la nostra non è certo una scelta a cuor leggero».

Adesso ci sarà il balletto delle date: la Cgil farà la manifestazione del 23 marzo e poi ha proposto il 5 aprile. Quale giorno sceglierete?

«Lunedì ci riuniremo, quindi faremo un incontro per valutare insieme, ma di certo questo sciopero generale sarà sindacale, non politico. Noi restiamo convinti che i governi si cambiano con il voto, non con le piazze. D´altra parte Berlusconi non può illudersi, mostrando i muscoli, che la protesta finisca con lo sciopero: andremo avanti anche dopo».

Da Barcellona il vertice dell´Unione Europea sembra insistere molto sulla flessibilità: voi come reagite?

«Il sindacato non vuole essere condannato a gestire la flessibilità soltanto in uscita e non in entrata. Voglio dire che dobbiamo trasformarla in una occasione, semmai estendendo la tutela dello Statuto dei lavoratori ai non garantiti. Di certo, non dobbiamo chiuderci nella frontiera del lavoro tutelato, quasi fossimo in una fortezza nella quale si litiga tra di noi».

In verità, pare fosse il governo Berlusconi a volervi dividere. E voi della Cisl avete trattato a lungo con i centristi della maggioranza, senza però ottenere alcun risultato. E´ pentito?

«Ma no, perché? Noi eravamo e rimaniamo contrari a quella forma di arbitrato sull´articolo 18, ma non a qualsiasi arbitrato. Per noi non è una questione ideologica. Del resto io non credo a questa politica bipolare, che tutto schiaccia, che impedisce le diversità. Se all´interno della maggioranza c´erano differenze di vedute, e si è visto che non mancavano, non si possono cancellare in nome della politica. Anzi, dirò di più, sono convinto che non si possa spaccare il paese per ragioni politiche. Noi non ci accaseremo mai, né a destra né a sinistra…».

I problemi con Cofferati sono superati?

«Noi siamo orgogliosi della nostra storia e continueremo ad esserlo. Le differenze sono una ricchezza. Certo non mi scandalizza che qualcuno abbia deciso da solo, ma questo non ci ha certamente aiutato. Di certo la parola "sciopero generale" non era uscita dal nostro vocabolario».

Qualcuno sostiene che non avete fatto abbastanza per impedire lo sciopero, per arrivare ad un accordo.

«Non abbiamo mai rifiutato la trattativa: non credo che possano accusare proprio la Cisl di questo. Non abbiamo mai avuto pregiudiziali. Se gli imprenditori hanno problemi, devono andare a bussare in Confindustria o a Palazzo Chigi, non da noi. E´ il governo ad aver scelto lo scontro: ha fatto un errore che purtroppo pagheranno tutti. Vogliono mettere in discussione la coesione sociale, perché non può essere certo il reintegro di un lavoratore licenziato ingiustamente ad impedire la crescita delle imprese e del paese».