“Intervista” Pezzotta: abbiamo reso il sindacato più forte

08/07/2002




Sabato 06 Luglio 2002

Pezzotta: abbiamo reso il sindacato più forte
      ROMA – È soddisfatto per quanto ha portato a casa Savino Pezzotta, il segretario generale della Cisl. Per sua natura schivo, rifugge dai riflettori, ma vede premiata la sua tenacia. Per Mezzogiorno, fisco, concertazione, ha ottenuto a suo avviso più di quanto era sperabile. Adesso vuole andare avanti. Gli dispiace di non farlo assieme alla Cgil, ma non più di tanto.
      Pezzotta, avete raggiunto un buon accordo?
      Sì, frutto della lotta, della mobilitazione, anche dello sciopero del 16 aprile. Dimostra la coerenza della nostra strategia, la validità delle scelte che abbiamo compiuto, a volte in perfetta solitudine.
      Tutta l’attenzione si concentrerà ancora sulle modifiche all’articolo 18?
      Sì, ma sarà un errore grave. Perché le modifiche portate sono limitate, non si destruttura la tutela nel suo insieme, è solo una sperimentazione reversibile, può rientrare.
      C’è una limitazione dei diritti?
      Sì, ma non bisogna mai dimenticare da dove siamo partiti, dalla delega presentata in Parlamento, dove stava per essere approvata, che prevedeva una destrutturazione forte. Se fosse passata quella legge adesso si farebbe una bella fatica a parlare di articolo 18. Così invece la stragrande parte dei lavoratori non è interessata.
      Quale era il pericolo?
      La norma, davvero pericolosa, per cui non si applicava più la tutela del 18 ai contratti a tempo determinato che diventavano a tempo indeterminato. Adesso è solo un fatto di dimensioni di imprese, si prevede una sperimentazione per alcune forme, come è stato fatto altre volte per i lavori socialmente utili, i contratti di formazione lavoro, gli apprendisti e così via.
      Le scelte per il Mezzogiorno cambieranno qualcosa?
      Sì. È già importante che in un accordo sindacale si dica che serve una politica per il Mezzogiorno, che si mettano in fila tutti gli strumenti a disposizione, si prenda l’impegno per cui tutte le risorse stanziate siano poi spese.
      Basterà a rassicurare i lavoratori del Mezzogiorno?
      Gli accordi sindacali sono fatti così. Si afferma una cosa, poi si lavora per implementare quelle scelte e soprattutto tradurle in atti concreti. Noi questo faremo.
      Il piatto forte che presenterete ai lavoratori è quello del fisco?
      Abbiamo difeso le fasce di redditi che rappresentiamo. Poi, è una riforma in progress, valuteremo anno per anno cosa il Governo intende fare. Non avremmo accettato un’impostazione differente, come è avvenuto altrove, che si partisse dai redditi alti. Si parte dai redditi mediobassi, è una nostra conquista. Si dice che il Governo dà quanto aveva già concesso il Centro-sinistra. Stanziare 5,5 miliardi di euro non è poca cosa. Se erano già stati promessi nessuno li aveva dati materialmente. Il sindacato è riuscito a farlo. Un risultato importante con un Governo che negava la concertazione. Siamo riusciti a ridare ruolo al sindacato anche nel confronto con il Governo sulla politica sociale e per i problemi macroeconomici.
      Non vi spaventa certo la bilateralità, che è il vostro pane.
      No davvero. La Cisl nasce con la partecipazione nel sangue, è la nostra politica e gli enti bilaterali rappresentano una tutela per i lavoratori, dove la situazione è più precaria, più frammentaria, dove c’è più bisogno di assistenza.
      Peserà il fatto che la Cgil non abbia firmato?
      Certo, già pesa, ma la Cgil ha scelto un’altra strada. La rispetto, anche se vorrei altrettanto rispetto, che non ho, perché invece si svillaneggiano miei dirigenti, come è accaduto a Salerno.
      Perché non avete deciso con il Governo l’inflazione programmata?
      Perché queste sono scelte che deve compiere il Governo. Noi poi le valuteremo, sapendo quale è l’inflazione attesa. Così si fa politica dei redditi.
      Ma ci sarà politica dei redditi? La Cgil cosa farà?
      Se vorranno fare rincorse salariali noi non li seguiremo.
      Per i metalmeccanici ci saranno due piattaforme?
      Noi abbiamo le nostre esigenze. Non ci adeguiamo, facciamo il nostro lavoro di sindacalisti. Abbiamo questi interlocutori, con loro trattiamo e se possibile facciamo gli accordi.

Massimo Mascini