“Intervista” Pezzotta: «A rischio le relazioni industriali»

20/11/2003



      Giovedí 20 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Intervista


      «A rischio le relazioni industriali»

      Alla vigilia della conferenza Cisl, Pezzotta accusa: al posto della concertazione solo mercato e lobby


      ROMA – Da stamane fino a sabato la Cisl resta a conclave nella sua Conferenza organizzativa e programmatica. Un «tagliando» alla macchina della confederazione per aggiornare modelli di comportamento e strategie. Savino Pezzotta, il segretario generale, spiega i motivi che hanno portato a questo appuntamento ricordando i cambiamenti intervenuti dall’ultimo congresso. Ma soprattutto lancia un allarme. Attenzione – afferma – sta saltando l’intero sistema di relazioni sindacali, a pagare un prezzo alto non sarà tanto il sindacato, che ha sempre suoi strumenti di pressione, ma l’intero Paese.
      Pezzotta, perché questa riflessione collettiva? Perché nei due anni e mezzo dall’ultimo congresso è successo di tutto. La battaglia per la salvaguardia dell’articolo 18, il Patto per l’Italia, le profonde divisioni nel sindacato che hanno fatto saltare l’unità d’azione, specie con la Cgil. Profondi cambiamenti, in grado di segnare il futuro del sindacalismo italiano. Ce n’era a sufficienza per ridiscutere la nostra rotta.
      Anche i cambiamenti politici sono stati profondi.
      Molto profondi. Il sindacato ha fatto i conti con un bipolarismo non più incerto, ha corso il rischio di dover scegliere tra schieramenti politici più che su politiche diverse.
      È stato evitato il peggio?
      La Cisl ha combattuto una battaglia durissima, ma ha evitato la bipolarizzazione del sindacato. Abbiamo fatto accordi con il Governo Berlusconi, ma adesso, non essendo d’accordo sulla legge finanziaria e sulla riforma delle pensioni, scioperiamo con tranquillità e serenità.
      Le altre confederazioni?
      Qualcuno è stato affascinato dal bipolarismo, ma la nostra azione è riuscita a far incontrare di nuovo le ali riformiste del sindacato e a marginalizzare chi aveva un’idea solo antagonista del sindacalismo confederale. Ora un momento di verifica e puntualizzazione è più che utile.
      Le idee forti della Cisl restano ferme?
      Non le abbandoniamo. Cerchiamo di declinare in tempi nuovi quel patrimonio che abbiamo accumulato negli anni.
      Soprattutto per quanto si riferisce all’autonomia?
      Questa resta una nostra scelta di fondo, una discriminante. Autonomia, da non confondere con neutralità o agnosticismo, come qualcuno erroneamente pensa. Noi sappiamo bene di rappresentare una parzialità, ma proprio questo esalta la nostra autonomia politica, altrimenti subordinata. Questo ci consente di rappresentare i lavoratori in quanto tali e non perché appartenenti a una religione o a una cultura.
      L’attaccamento alle pratiche di concertazione e partecipazione vi ha messi in rotta di collisione con il Governo?
      Noi riaffermiamo con forza la validità di questi principi. Il punto è che oggi sia la concertazione sia la politica dei redditi stanno letteralmente saltando, in un silenzio assordante. Un male, ma più per il Paese che per il sindacato. Noi abbiamo altri strumenti per far valere le nostre ragioni, ma in tal modo scompaiono elementi forti di coesione sociale. Perché salta la concertazione? Perché ci si affida ormai solo al mercato o al gioco delle lobbies. E non più all’intreccio, duro, anche conflittuale dei poteri. Ma come si crede di rinnovare i prossimi contratti senza politica dei redditi? Qualcuno ci ha pensato? Perché noi li rinnoveremo, questo è sicuro.
      Cosa c’è dietro queste difficoltà?
      Forse il tentativo di far durare quanto più possibile i negoziati per erodere così la contrattazione, facendole perdere efficacia. Ma in questo modo non ne va di mezzo solo il sindacato, ma anche i suoi interlocutori.
      Sono difficili i vostri rapporti con gli imprenditori?
      Hanno subito un andamento alterno. Momenti di confronto e momenti in cui le linee si sono divaricate. Ma qualche riflessione andrebbe svolta, perché non so se gli imprenditori se ne sono accorti, ma sta saltando il sistema delle relazioni sindacali. Noi ne siamo coscienti e per questo chiederemo un rilancio del confronto sui sistemi contrattuali e sulle rappresentanze.
      La Cgil potrebbe aiutarvi, perché non sembra più così esigente sull’intervento di una legge per regolare la rappresentanza.
      Il punto è che occorre intervenire sulla rappresentanza e assieme anche sul sistema contrattuale. Noi siamo sempre disposti a ragionare, a confrontarci. Certo una concertazione con 37 soggetti, tutti uguali anche quando non sono uguali, non ha senso.
      Quale criterio seguirete in questo confronto?
      Non abbandoneremo mai il principio della dimensione associativa del sindacato, evitando di creare diritti di veto o assemblearismi permanenti. Noi siamo a favore di regole che valorizzino la democrazia rappresentativa.
      La scelta compiuta dalla Cisl, anche per riformare la contrattazione, è a favore della centralità del territorio.
      Perché così si riorganizza l’attività produttiva. Non bisogna più pensare ai vecchi modelli, centrati sulle grandi e medie imprese. Adesso l’attività economica è fatta di filiere e questo ci porta a favorire la contrattazione territoriale.
      E l’unità sindacale?
      Dobbiamo fare attenzione a non guardare sempre indietro. I modelli del passato non vanno bene per il futuro. Dobbiamo costruire percorsi nuovi, senza naturalmente prescindere dalle strategie. Tutto sarà più difficile se gli amici della Cgil non usciranno da una visione un po’ ibrida tra riformismo e antagonismo. Abbiamo apprezzato la loro attenuazione dei toni e delle polemiche.
      Quale deve essere il valore della nuova unità?
      Il pluralismo. Perché nel sindacato il pluralismo è sempre stato considerato negativamente, mentre l’unità era qualcosa in più, che arricchiva. E invece è vero il contrario, il pluralismo ci rende più forti. Parlo del pluralismo delle diverse culture sindacali che si sono formate in 50 anni, naturalmente, non del pluralismo di derivazione ideologica e partitica. Dobbiamo imparare a confrontarci, ad andare avanti. Il riformismo non procede a scatti, a strappi, avanza con gradualità.

      MASSIMO MASCINI