“Intervista” Perini: «Troppi i no di Cofferati non fa il sindacalista»

16/01/2002


 
Pagina 9 – Economia
 
GLI INDUSTRIALI
 
Parla il presidente di Assolombarda, Michele Perini
 
"Troppi i no di Cofferati non fa il sindacalista"
 
 
 
"La Confindustria non condivide alcune soluzioni del governo"
 
VITTORIA SIVO

ROMA — «Sono convinto che l’iniziativa del presidente della Repubblica sia quanto mai opportuna e che si tradurrà in un forte appello al senso di responsabilità di tutte le parti sociali», dice il presidente di Assolombarda Michele Perini.
E se questo appello al senso di responsabilità si traducesse nei confronti della Confindustria in un invito ad avvicinarvi alle posizioni dei sindacati?
«Non è certo la prima volta che Carlo Azeglio Ciampi si adopera perché l’Italia sia un paese davvero unito. Nel caso specifico non credo ci sia nessun intento di mediare fra le posizioni in campo. Del resto su temi complessi come il lavoro e le pensioni esistono anche nel sindacato visioni diverse. Perfino all’interno della Cgil, al di là delle apparenze».
Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, dice che fra Confindustria e governo c’è un «collateralismo impressionante».
«Per me impressionate è l’interminabile serie di «no» pronunciati dal segretario generale della Cgil. Cofferati non ragiona da sindacalista; si dice che ambisca alla leadership dei Ds, ma lo vedo molto più adatto a sostituire Bertinotti. Quanto alla Confindustria noi condividiamo alcune riforme promosse dal governo, ma siamo critici sulle soluzioni indicate su diversi fronti, da quello delle pensioni, la cui riforma non è sufficientemente incisiva, agli interventi infrastrutturali rimasti allo stadio delle buone intenzioni».
Il rischio, evocato da più parti, è che in caso di persistente disaccordo sulle due riforme, previdenza e mercato del lavoro, i sindacati promuovano scioperi e agitazioni a catena. Non teme un conflitto sociale?
«Mi chiedo come mai durante i cinque anni dei governi di centro sinistra di conflitto sociale non si sia mai parlato. Oggi comunque ritengo improbabile una stagione di scontro sociale. Il mondo del lavoro è profondamente cambiato. Clima di tensione nelle fabbriche? Ma veniteci nelle fabbriche! Io vedo al contrario un clima di forte collaborazione. I lavoratori italiani sono i migliori del mondo. Il guaio è che l’Italia produttiva è come una Ferrari a cui si impone di correre non su un circuito da formula uno, ma sul quello delle Mille miglia di Tazio Nuvolari. E tra i lavoratori è molto diffusa la consapevolezza di questo assurdo divario fra le vecchie regole e le nuove realtà».
Guai a toccargli, però, l’art.18 dello Statuto.
«L’art. 18 resta in piedi, la modifica sperimentale riguarderà solo una casistica esigua. Non so davvero come si possa sostenere che ci sarà libertà di licenziare».