“Intervista” Perini (Assolombarda): «Intesa utile al dialogo sociale»

03/05/2002





Perini: «Intesa utile al dialogo sociale»

Guido Palmieri
MILANO – L’accordo di Milano è la dimostrazione che quando le parti si mettono intorno a un tavolo e discutono serenamente sugli strumenti da utilizzare per accompagnare i cambiamenti, le soluzioni si trovano. Se, al contrario, prevale la logica dei no su tutto – come sta facendo da due anni Sergio Cofferati – le parti resteranno sempre distanti. Di questo è convinto il presidente di Assolombarda, Michele Perini che – insieme alle altre associazioni imprenditoriali – ha firmato il nuovo Patto per il lavoro.
Milano apripista di una nuova fase della concertazione?
La questione non si può porre in questi termini perchè a Milano il confronto con il sindacato è sempre continuato su temi specifici. Per esempio tre mesi fa abbiamo firmato un accordo per istituire la commissione per la conciliazione della controversie di lavoro che sta già avendo un buon successo e contribuisce ad alleggerire il carico dei tribunali. Con il nuovo Patto puntiamo su un piano di sviluppo dell’occupazione in un’area dove il tasso di disoccupazione è ai minimi, ma vogliamo creare condizioni d’impiego innovative per giovani, donne e fasce deboli.
Il sindacato milanese è, allora, più disponibile al dialogo rispetto a quello nazionale?
Con Cgil, Cisl e Uil abbiamo sempre collaborato. Ho grande stima dei tre leader confederali di Milano. Oserei dire che se Cofferati ragionasse come Antonio Panzeri (segretario generale della Camera del lavoro ndr) non ci troveremmo di fronte a tante tensioni a livello nazionale: ci sarebbe più ragione e meno emozione.
È stato superato quindi lo strappo di due anni fa?
Credo proprio di sì, anche perchè la Cgil si è resa conto dei cambiamenti in corso nell’area milanese, li interpreta, cerca nuove soluzioni per un modello di lavoro che non è più quello operaio degli anni 70.
L’accordo di Milano potrà aiutare la ripresa del dialogo a livello nazionale?
Può senza dubbio rappresentare uno stimolo per tutti per superare le tensioni e trovare intese sulla riforma del mercato del lavoro. Ma per fare passi in avanti su questa strada i sindacati e Cofferati, in particolare, non possono continuare a dire solo dei no. La scusa è stata l’articolo 18 ma potevano essere altre motivazioni sul Welfare o gli ammortizzatori che non sarebbe stato diverso. Per questo dico: abbiamo bisogno del "vecchio" Cofferati, cioè quando faceva gli accordi, oppure di un "nuovo" Cofferati. Qualcosa si deve fare, non puntare solo i piedi, a meno che non ci siano altri disegni. Dove ci sono discussioni fatte con serenità e su temi specifici, le parti sociali sono disponibili al dialogo e pronte a individuare le soluzioni ai problemi.

Venerdí 03 Maggio 2002