“Intervista” Perini (Assolombarda): «Bisogna equiparare pubblico e privato»

03/09/2003




mercoledì 3 Settembre 2003

IL PRESIDENTE DI ASSOLOMBARDA: UN OPERAIO CHE HA SVOLTO LAVORI PESANTI NON PUÒ REGGERE SINO A 65 ANNI

intervista
Roberto Ippolito

«Bisogna equiparare pubblico e privato»
Perini: si devono offrire soluzioni diverse per problemi diversi

DISCUTERE è già un risultato: è la tesi di Michele Perini, presidente dell’Assolombarda, l’associazione delle seimila imprese milanesi. Secondo lui è importante il confronto avviato all’interno del governo Berlusconi per la riforma delle pensioni nonostante la smentita sulle ipotesi di intervento circolate.
Dottor Perini, lei vede una svolta per la previdenza?
«Solo pochi mesi fa la possibilità di discutere la riforma delle pensioni era vista come una vincita al Superenalotto; cioè era considerata praticamente impossibile».
E adesso invece?
«Il governo ha finalmente cominciato a mettere le mani a un progetto di riforma. Questo è positivo. Prima non c’era alcuna intenzione di farlo».
Cosa è successo?
«C’è stata la pressione del mondo dell’industria, ma soprattutto quella del Fondo monetario, dell’Ocse, dell’Unione europea. Il governo è stato sollecitato a dare risposte».
Le imprese in che direzione spingono?
«Alcune imprese hanno bisogno di mantenere i dipendenti per più tempo al loro interno. Altre sono in una situazione che possiamo dire diversa. Non si può disegnare un caso unico. C’è un mix di aspetti da valutare. E il governo deve comprendere le differenti esigenze in un Paese che ha carenza di manualità».
Lei immagina pertanto misure molto articolate?
«L’operaio che ha svolto lavori pesanti può non reggere a 65 anni. E’ un bene che la durata della vita si allunghi, ma le leggi attuali sono state previste quando si viveva meno. Adesso bisogna fare i conti con la nuova realtà».
Lei crede che il governo vari effettivamente un progetto di riforma?
«Io credo che qualcosa si faccia. Sono fiducioso. E mi auguro anche con il contributo di proposte intelligenti dell’opposizione. Sarebbe il segno che tutto il Paese ha la consapevolezza di dover fare un passo in avanti».
Non bisogna tener presente che il ministro del Lavoro Maroni ha sempre escluso decisioni per le pensioni nella Finanziaria?
«Vediamo cosa succede. Non so se le misure arriveranno a latere della Finanziaria o dentro la Finanziaria, ma adesso c’è l’idea di decidere. Le imprese valuteranno, poi, le singole scelte».
Raggiunto l’accordo nel governo si dovrà sviluppare il confronto con le parti sociali.
«Imprese e sindacati devono avere la capacità di guardare avanti, sapendo che non bisogna soddisfare gli interessi delle corporazioni individuali. Le scelte importanti di un Paese sono quelle rivolte al futuro e che hanno effetto dopo 15-20 anni».
E’ davvero convinto che sia questa la direzione di marcia?
«Le ripeto che sono fiducioso che qualcosa verrà fuori. Credo che si stia lavorando sulla base dell’interesse collettivo».
Fra le tante ipotesi circolate, quali sarebbero più valide per le imprese?
«E’ difficile valutare ipotesi che non sono definite e annunciate».
Ma lei cosa ritiene necessario?
«Serve un mix di proposte che tengano conto sia della situazione attuale che delle possibili evoluzioni. Non è accettabile che la generazione che sta andando in pensione ora si mangi tutte le risorse e i giovani restino al palo. I genitori devono preoccuparsi dei loro figli».
E in concreto?
«Ci sono molte soluzioni possibili: l’innalzamento in alcuni casi dell’età pensionabile, gli incentivi per chi resta al lavoro, i fondi integrativi con l’utilizzazione del trattamento di fine rapporto. Penso anche alla valorizzazione di chi va in pensione e può impegnarsi nella formazione. In generale occorre la fantasia e la capacità di capire il Paese che si aspetta soluzioni innovative».
Insomma per lei è il momento dei possibili cambiamenti?
«Bisogna togliersi la propria camicia e chiedersi cosa fare per la collettività, tenendo presente la compatibilità dei conti. Per esempio occorre verificare se esistono pensioni di invalidità fasulle e superare i trattamenti differenziati per il pubblico impiego».
Sa che da più parti si ritengono insignificanti i risparmi ottenuti con l’equiparazione pubblico-privato?
«Non è vero che l’equiparazione pubblico-privato procurerebbe benefici modesti per i conti previdenziali. Ci sono settori importanti che usufruiscono di differenze importanti per le regole delle pensioni».