“Intervista” Per Treu si può ripartire da Libro bianco e Statuto dei lavori

05/04/2002





Per Treu si può ripartire da Libro bianco e Statuto dei lavori
ROMA – Unire Libro bianco e Statuto dei nuovi lavori. In questo modo, rinunciando almeno per adesso alla riforma dell’articolo 18, si può uscire dal tunnel che ha prodotto lo stallo nel dialogo sociale. Lo propone Tiziano Treu, senatore della Margherita, autorevole giuslavorista. A suo avviso ciascuno dovrebbe fare un passo indietro e, senza perdere la faccia, arrivare alle riforme che il Paese chiede. Ma serve tanta disponibilità.
Senatore Treu, come si supera il duro scontro sociale in atto?
Siamo in un tunnel buio, questo è certo. Ma forse una luce in fondo si vede. Serve attenzione e disponibilità. Proprio quello che è mancato finora. La cosa più sensata sarebbe ripartire dal Libro bianco. Lo dicono in tanti, può essere una mossa vincente. Lì dentro c’era un ventaglio di riforme interessanti. Si parlava di partecipazione, impiegabilità, flessibilità, formazione continua. Era una strada percorribile, forse. Poi la delega ha distrutto tutto con quelle improvvide indicazioni per l’articolo 18 e l’arbitrato.
Un fatto tattico?
Anche strategico, a mio avviso. Non si può spiegare tutto con l’esistenza dentro il Governo di un’ala riformista e un’altra ala di falchi thatcheriani. Il risultato è che adesso, dopo qualche mese, è tutto bloccato. Abbiamo solo la prospettiva dello sciopero generale.
Cosa propone?
Di ripartire dal Libro bianco, aggiungendovi alcune indicazioni contenute nello Statuto dei lavori che stiamo mettendo a punto. Ma serve soprattutto una disponibilità seria al dialogo. Perché ripartire dal Libro bianco significa abbandonare la riforma dell’articolo 18. Senza clamori, senza che nessuno perda la faccia, ma lasciando da parte quel progetto.
Il Governo non sembra disposto a farlo.
Ma dal Governo sono venute chiare indicazioni favorevoli al dialogo. E anche lo Statuto dei nuovi lavori nessuno l’ha mai respinto. Hanno anzi detto sempre di volerlo realizzare. Non subito, perché non sono ancora pronti e perché, l’hanno detto più volte, l’operazione costerebbe molto.
E non è vero?
Non è vero che non siamo pronti, perché noi studiamo il problema da tempo. E non è vero che costerebbe troppo perché nessuno chiede di fare tutto subito. Io credo che molte delle riforme sulle quali si centrerebbe la nuova ondata di interventi base del Libro bianco e dello Statuto dei nuovi lavori sono poste primarie per lo Stato, offrono delle condizioni di riforma indifferibili. E non costerebbero troppo, perché comunque servirebbe tempo. Diciamo che il primo anno il tutto, compresa la formazione continua e gli ammortizzatori sociali, non costerebbe più di 1.500-2.000 miliardi di vecchie lire. A regime, ma nel giro di quattro o cinque anni, servirebbero forse 5 miliardi di euro.
Non è poca cosa.
Ma sono passi che non possiamo evitare, ce lo impone il nostro livello di sviluppo.
Come propone di procedere?
La cosa migliore sarebbe che il Governo rinunciasse alla delega, sospendendola come abbiamo chiesto. Poi si potrebbe lavorare speditamente su Libro bianco e Statuto dei nuovi lavori. Ma subito, senza attendere nulla. Tra due mesi deve essere approvato il Dpef. Non abbiamo tempo da perdere. Ma noi abbiamo anche presentato degli emendamenti alla delega su ammortizzatori, formazione continua e incentivi al lavoro al Sud, che da soli garantirebbero una discussione utile e proficua. La loro approvazione significherebbe un’apertura di dialogo sui temi veri.
E l’articolo 18?
Se si facesse tutto quello che è possibile fare, potrebbe anche rimenere solo un deterrente, specie se si varasse una riforma dell’arbitrato.
In quali forme?
È valida l’indicazione venuta da Gino Giugni. Importante è che vi si ricorra e questo può accadere con tre modifiche: costituendo un corpo di mediatori strutturato e ben finanziato, consentendo ai mediatori di prevedere indennizzi anche più alti del normale e sgravando questi fiscalmente, almeno in parte. A quel punto il 18 perderebbe la sua carica.
Se invece il Governo mantiene il punto sull’articolo 18?
Vorrà dire che non si vede nessuna luce in fondo a quel tunnel, che si vuole solo una prova di forza. Nessuno vuole perdere la faccia. Ma nessuno può desiderare lo scontro che si preannuncia, proprio adesso, a un passo dalla ripresa.

Massimo Mascini
Venerdí 05 Aprile 2002