“Intervista” Parisi (Confindustria): «Il dialogo è ancora possibile»

17/04/2002


 
LE IMPRESE
 
Parisi (Confindustria): mezza Italia ha lavorato
 
"Il dialogo è ancora possibile"
 
 
 
"Ma la Cgil non può condizionare le riforme"
 
VITTORIA SIVO

ROMA – «La realtà è che più di mezza Italia è andata a lavorare, evidentemente in disaccordo con la posizione dei sindacati, nonostante il blocco dei trasporti e la campagna martellante che dava per paralizzato l´intero paese». Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, scorre le cifre che affluiscono dalle imprese sulle percentuali di adesione allo sciopero generale di ieri.

I sindacati dicono invece che lo sciopero è andato benissimo.

«Nelle aziende dei nostri associati, quindi praticamente in tutta l´industria e in alcuni settori dei servizi, l´adesione è stata inferiore al 60% come media nazionale; in città come Milano o Torino ha scioperato il 40%. Nelle piccole imprese ha scioperato solo il 5%».


Ma oltre all´industria ci sono le banche, l´artigianato, la grande distribuzione, per restare al settore privato.

«I dati che ci hanno comunicato le associazioni di categoria dicono che nella banche l´adesione è stata attorno al 56%, la Confartigianato segnala una partecipazione allo sciopero dei dipendenti inferiore al 2%, nella grande distribuzione tutti i supermercati erano aperti».


Però oggi (ieri per chi legge n.d.r) i giornali non erano in edicola.

« Inviterei tutti a riflettere sul comunicato della Federazione della stampa che dice testualmente che la delega al governo sul lavoro si tradurrebbe in uno «smantellamento dei diritti dei singoli e delle redazioni e renderebbe i giornalisti ricattabili». Questa è una grave falsità, tanto più da parte di chi dovrebbe dare una informazione corretta, perché la delega non tocca nessun diritto di nessun giornalista».


Se mezza Italia è andata a lavorare normalmente, c´è l´altra mezza che ha scioperato.

«Infatti non si può dire che lo sciopero non abbia avuto un´alta adesione, né ritenere non legittime le posizioni dei sindacati. Ma sono risultati che dovrebbero far riflettere Cgil, Cisl e Uil. Chi oggi ha scioperato non è minimamente toccato dalle modifiche all´art.18 che riguardano chi non ha un lavoro regolare o è disoccupato».


E adesso? Molti, a cominciare dal governo, propongono di ripartire dal Libro Bianco elaborato da Marco Biagi, tuttavia quel testo fu definito «limaccioso» da Cofferati.

«Noi abbiamo sempre chiesto di avere un tavolo di confronto dove dialogare ed eventualmente individuare punti in comune. Di soluzioni possibili ce ne sono. Il libro del professor Biagi è un´ottima base di discussione, ma deve essere chiaro che le proposte in cui si articola sono già ampiamente contenute nel disegno di legge delega del governo. Se la Cgil lo considera un testo da buttare dà la prova di volersi sottrarre ad ogni tipo di confronto, come del resto fa da due anni».


Al vostro convegno di Parma Silvio Berlusconi ha rimproverato alla Confindustria di avergli voltato le spalle nel ’94 sulla riforma delle pensioni. Come se temesse un bis da parte vostra.

«Nel ’94 ci furono seri problemi nella maggioranza che compromisero l´esito di una buona riforma. Già un anno fa Antonio D´Amato esortò il premier ad intraprendere riforme anche impopolari. E i diecimila imprenditori riuniti a Parma hanno dimostrato che la Confidustria è più che mai determinata sulla strada delle riforme. Il consenso sociale è importante, ma non si identifica e si esaurisce con quello di un solo sindacato».


Lei accennava a «soluzioni possibili» che potrebbero derivare da una prossima trattativa. Quali?

«E´ sbagliato e controproducente da parte di chiunque avanzare ipotesi fuori dal tavolo di trattativa. Ripeto: soluzioni possibili ci sono. Purchè non si parta dalla pregiudiziale dello stralcio ad ogni costo».