“Intervista” Panzeri: la Cgil non segua l’ala sinistra

17/09/2003





      mercoledì 17 settembre 2003

        Il leader della minoranza: serve subito un riposizionamento
      Panzeri: la Cgil non segua l’ala sinistra
      «Riuniamoci in una conferenza di programma Facciamo proposte insieme a Cisl e Uil»
        ROMA – «Siamo una parte importante della Cgil e della sua maggioranza, che, di fronte ai cambiamenti dello scenario internazionale e di quello italiano, pensa sia opportuno "riposizionare" la Cgil». Antonio Panzeri, ex numero uno della camera del lavoro di Milano, definisce così il «gruppo dei 49» riformisti, di cui è il leader. L’altro ieri c’è stata la prima iniziativa pubblica: un convegno a Roma con la partecipazione di circa 600 quadri e dirigenti, che hanno chiesto al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, una svolta all’insegna dell’«autonomia» dalla politica e dell’«unità» con Cisl e Uil. Perché vi siete svegliati solo ora? È più facile con Epifani, un leader più debole di Cofferati?
        «No, non mi faccio guidare da queste valutazioni. In realtà, noi abbiamo aperto da tempo questa discussione. Ma adesso, davanti al peggioramento della situazione economica e sociale, pensiamo che sia urgente rielaborare la posizione della Cgil attraverso una conferenza di programma».

        Come vorreste che fosse la Cgil?

        «Un sindacato concentrato sull’autonomia, la rappresentanza e l’unità del mondo del lavoro. Un sindacato che, restando nel campo valoriale della sinistra, si confronti con tutti, che sappia rappresentare meglio le nuove forme di lavoro e sia più attento all’unità con le altre confederazioni».

        Una Cgil, quindi, che può fare accordi anche col governo Berlusconi?

        «Sì, se ci sono le condizioni. Questo è il criterio che deve guidare il sindacato».

        Su Finanziaria e pensioni è possibile dialogare con questo governo?

        «Diamo un giudizio negativo sia sulle proposte sulla previdenza sia sulla Finanziaria. Bastano due esempi: la decontribuzione danneggerebbe i giovani, le nuove ipotesi di condono sono immorali. Ma nel momento in cui diciamo queste cose dobbiamo essere più incisivi nel mettere in campo le nostre proposte, insieme con Cisl e Uil».

        Il leader della sinistra Cgil, Gian Paolo Patta, dice che sembrate la Cisl?

        «È un modo di etichettare che dimostra da una parte la preoccupazione per la discussione che si è aperta e dall’altra la non volontà di discutere».

        Voi rimproverate a Epifani di aver cambiato maggioranza, appoggiandosi non più sui cofferatiani e su di voi, ma sulla sinistra. Perché?

        «Perché la decisione di votare sì al referendum dello scorso 15 giugno (estensione dell’articolo 18 alle piccole aziende,
        ndr ) non era dettata dalle conclusioni congressuali ed era invece sostenuta dalla sinistra interna».
        È vero che la vostra iniziativa è funzionale al partito riformista?

        «Per noi l’autonomia è decisiva. Non siamo asserviti ad alcun progetto politico. Poi, siccome non viviamo su Marte, sappiamo che un sindacato più unitario può essere di aiuto alla politica».

        Dove pensate di guadagnare consensi? Verso i cofferatiani, anche loro scontenti della gestione Epifani? Oggi (ieri per chi legge,
        ndr) ha incontrato Sergio Cofferati.
        «Credo che sia utile interloquire con tutti coloro che si rendono disponili. La nostra non è un’azione di breve respiro. Si tratta di "contaminare" le strutture e i territori. Quanto a oggi, era solo la presentazione del mio libro alla Festa dell’Unità di Bologna».
    Enrico Marro


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