“Intervista” Panzeri: «Il sindacato ritrovi l’unità»

08/11/2002



          8 novembre 2002


          ITALIA-LAVORO
          «Il sindacato ritrovi l’unità»

          Parla Panzeri, segretario Cgil a Milano

          Guido Palmieri


          MILANO – «In una fase di difficoltà economica con situazioni di crisi profonde, come il caso Fiat, bisognerebbe non accentuare le divisioni interne ai confederali, ma cercare nuove strade utili non solo al sindacato ma a tutto il Paese». Per Antonio Panzeri, segretario generale della Cgil di Milano, lo strappo sul Patto per l’Italia ha rappresentato e rappresenta una ferita nei rapporti tra le confederazioni: oggi, però, il quadro politico ed economico è in movimento e questo impone di rivedere ruoli e strategie del sindacato.
          Ci sono le condizioni per superare le lacerazioni degli ultimi mesi?
          Siamo di fronte a una prospettiva preoccupante a cui il Governo risponde con scelte politiche che non sono all’altezza. Ha puntato a dividere Cgil, Cisl e Uil su un tema (quello dell’articolo 18) scomparso dal dibattito. Adesso c’è il rischio di una manovra correttiva con interventi sui salari dei dipendenti pubblici e sulle pensioni. In questa situazione bisogna ricostruire le condizioni per una ricomposizione delle divisioni reimpostando una nuova strategia. Il sindacato si trova davanti a una possibile contraddizione: da un lato deve intervenire con più intransigenza per difendere i propri interessi (per esempio sul piano salariale) e, dall’altro, deve affrontare con responsabilità l’emergenza economica perchè c’è il pericolo di ricadute pesanti proprio per i soggetti che tradizionalmente rappresenta.
          La concertazione stile anni ’90 è archiviata. Che cosa può fare allora il sindacato in questa fase? La cosa più importante è l’autonomia progettuale del sindacato. È saltata qualsiasi forma di collateralismo sindacato-politica: l’autonomia deve diventare il fondamento della ricostruzione. Il Patto per l’Italia ha, certamente, segnato i rapporti all’interno dei confederali anche se le divergenze esplose in quell’occasione arrivavano da lontano e dalle differenti posizioni su temi importanti come la democrazia sindacale e gli assetti contrattuali.
          Oggi il sindacato si trova di fronte a un bivio: continuare su strade diverse o cercare nuove soluzioni unitarie.
          È proprio questa la prospettiva. Il sindacato si deve interrogare sugli effetti di un ulteriore approfondimento delle divergenze oppure sull’opportunità di trovare punti di convergenza. La crisi economica consiglierebbe questa seconda strada: percorsi diversi potrebbero determinare situazioni preoccupanti.
          Come il caso della piattaforma Fiom sembra insegnare.
          Non voglio entrare nel merito delle singole situazioni. Ripeto che le priorità sul tappeto (dallo sviluppo del Mezzogiorno, alla crisi Fiat e ai rinnovi contrattuali) impongono un diverso approccio da parte sindacale: è importante, per esempio, la posizione unitaria assunta oggi (ieri per chi legge, ndr) sulla Fiat. Pur mantenendo le critiche a Cisl e Uil, appare urgente un’azione unitaria per essere più incisivi nei confronti del Governo. Questo perchè bisogna far cambiare l’impostazione delle attuali politiche economiche e sociali ed evitare pessime conseguenze per i lavoratori. Sono convinto che un rilancio dell’iniziativa unitaria sarebbe utile anche al Centro-sinistra.
          A Milano i rapporti con Cisl e Uil sono dati in ripresa.
          A Milano, con il Patto per il lavoro del marzo 2000, è stato toccato il punto più basso nelle relazioni interne. Abbiamo ripreso il confronto nel merito delle questioni che ci dividono (dalle regole, all’autonomia, alla rappresentanza) e vogliamo verificare se ci sono le condizioni per ridefinire un’unità d’azione. L’obbiettivo è aiutare il dibattito più generale sul ruolo del sindacato. Sono anche convinto che il destino del sindacato confederale non sia quello del bipolarismo sociale. Una deriva da evitare in tutti i modi.