“Intervista” Panzeri: basta con la Cgil che insegue la Fiom

09/02/2004







lunedì 9 febbraio 2004

L’INTERVISTA / Il leader dell’area riformista del sindacato contro il segretario Epifani: sulle pensioni ci voleva l’unità con Cisl e Uil

Panzeri: basta con la Cgil che lascia i tavoli e insegue la Fiom

«La Margherita? Se manca una soluzione comune delle confederazioni è legittimo che i partiti si esprimano»

      ROMA – È lunga la lista delle critiche di Antonio Panzeri alla linea del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Panzeri, ex numero uno della Cgil di Milano, attuale responsabile per l’Europa della stessa confederazione, è soprattutto il leader dell’area riformista della Cgil, quella che si oppone al rischio di una deriva massimalista del maggiore sindacato italiano. Rischio più forte dopo la decisione della Fiom (metalmeccanici), la categoria più importante della Cgil, di fare il congresso anticipato la prossima primavera per dire addio alla politica di concertazione e moderazione salariale, cioè all’accordo del luglio ’93, e aprire invece una stagione di lotte all’insegna di forti rivendicazioni salariali.
      Lei è d’accordo?
      «No. Io la penso diversamente: difendo l’accordo di luglio e credo che vada implementato per affrontare la questione salariale che oggi c’è nel Paese. In ogni caso, la Cgil su queste materie deve dire la sua prima del congresso della Fiom».

      Dettare cioè la linea ai metalmeccanici e non viceversa?

      «Mi pare inevitabile. La Fiom ha deciso di andare a un congresso straordinario su problematiche non interne alla categoria, ma di pertinenza confederale. Se è così, la Cgil una sua opinione su quale debba essere la linea di marcia da assumere sul modello contrattuale e sulla politica dei redditi deve averla e deve formalizzarla per tempo».

      Anche per questo state pensando a nuova iniziativa, dopo il convegno del 15 settembre che segnò la prima uscita pubblica dell’area dei riformisti?

      «Non solo. È urgente discutere su quanto avvenuto negli ultimi mesi. Così abbiamo fissato un nuovo appuntamento a Roma per il 19 febbraio».

      Insistete nonostante Epifani vi abbia snobbato?

      «Avevamo visto giusto, come dimostrano le difficoltà che incontra la Cgil. Oggi c’è bisogno di riflettere su quanto è successo in questi mesi».

      È successo, per esempio, che sulle pensioni si è creata una vasta area di consenso all’ipotesi delle quote (somma di età e contributi) che va dalla Cisl alle Acli, dall’Udc alla Margherita mentre nella Cgil il leader della sinistra, Gian Paolo Patta, invoca lo sciopero generale.

      «Anche io, come tutta la Cgil, chiedo che il governo ritiri la sua proposta. Ma sarebbe stato meglio che Cgil, Cisl e Uil fossero giunte a una posizione unitaria nel vivo della discussione sulla Finanziaria».

      La Cisl era di quest’idea, ma la Cgil ha sempre frenato.

      «Lo so. Se avessimo presentato una proposta unitaria oggi ci troveremmo in una posizione meno complicata».

      Che ne pensa della mossa della Margherita di Francesco Rutelli di presentare una sua proposta?

      «Non condivido la proposta nel merito, ma non bisogna lamentarsi se, in mancanza di una proposta unitaria del sindacato, le forze politiche, legittimamente, esprimono le proprie posizioni».

      Sullo Stato sociale la Cgil si è divisa da Cisl e Uil annunciando che non parteciperà alla trattativa col governo.

      «Ho trovato originale che ci si sia divisi al tavolo e il giorno dopo siano partiti appelli a stare uniti. Ma c’è anche un’altra stranezza. Mi hanno insegnato che o si resta al tavolo o ci si alza, ma in questo caso se ne traggono le conseguenze sul piano del conflitto. Le vie di mezzo non esistono».
Enrico Marro


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