“Intervista” Padoa-Schioppa: «ora restano meno fondi»

30/05/2007
    mercoled� 30 maggio 2007

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    Intervista al ministro dell’Economia

      Padoa-Schioppa: �Alle altre
      priorit� restano meno fondi�

        di Dino Pesole

          Dal suo punto di vista, che � poi quello tutt’altro che trascurabile di chi governa i conti dello Stato, la trattativa sul rinnovo dei contratti pubblici si era chiusa il 6 aprile. Aver ceduto alle pressioni dei sindacati sotto la minaccia dello sciopero generale a ridosso delle elezioni � stato un errore.Detto questo,l’intesa raggiunta ieri notte � comunque un �buon accordo�. Ci sottrae dalla malattia del �respiro corto�. Lui stesso, a Bruxelles, al termine dell’ultimo Eurogruppo, si era detto fiducioso sull’esito finale della trattativa. Il sindacato ha condiviso la decisione di triennalizzare il contratto: � una sorta di rivoluzione culturale.
          A poche ore dalla chiusura della trattativa sugli statali,Tommaso Padoa-Schioppa � sereno. Scorre,ma non commenta,la rassegna stampa in cui spicca la notizia che potrebbe essere lui a sostituire Gordon Brown alla presidenza del Comitato finanziario del Fmi. Annuncia per fine giugno, accanto a un Dpef snello che preparer� una manovra leggera, un nuovo intervento sui conti pubblici per ricalibrare gli stanziamenti ai ministeri, intervenire sulle infrastrutture e fissare un nuovo "tendenziale" per il deficit 2007 che sar� la base della prossima manovra. Nessun commento, invece, su Alitalia e Rai.

          Partiamo proprio dall’accordo in extremis sugli statali.

            La trattativa si era conclusa il 6 aprile.Il fatto che vi sia stata un’altra manche � il frutto di una interpretazione strumentale di un piccolo elemento di ambiguit� contenuto nell’accordo sottoscritto due giorni prima. Si era chiusa una trattativa che aveva per oggetto le risorse totali a disposizione per il rinnovo del contratto, e che disegnava un percorso onnicomprensivo anche per gli enti locali, per tutti i comparti del settore pubblico, inclusa la trattativa di secondo livello.Onnicomprensivit� che era stata voluta dagli stessi segretari generali, fin da gennaio. Il secondo elemento era costituito dall’intesa sulla produttivit� nel settore pubblico.

            Poi si � aperta la querelle sui 101 euro di aumento medio.

              L’elemento di ambiguit� � nel passaggio in cui si diceva di "ritenere" che quelle risorse bastassero ad assicurare incrementi medi non inferiori a 101 euro. � stata propagandata la tesi che il governo si fosse impegnato per tale cifra. E i sindacati invece di revocare lo sciopero, come si era inteso, l’hanno semplicemente rinviato. La minaccia dello sciopero, l’imminenza delle elezioni, il successo ottenuto nel dare ai dipendenti pubblici e all’opinione pubblica la sensazione che il 6 aprile si fosse chiuso con un impegno a 101 euro hanno creato le premesse per quest’ultima manche.

              In s�, averla accettata � stato un cedimento, comporta risorse aggiuntive che vengono sottratte ad altre destinazioni che sono prioritarie per lo stesso sindacato. Tutto ci� in un contesto in cui il settore pubblico viene da anni di dinamica retributiva pi� sostenuta rispetto al settore esposto alla concorrenza internazionale, ed ha garanzie di sicurezza del posto e di tutela pensionistica di gran lunga superiori. Che il sindacato abbia fatto questa scelta,sapendo bene che le risorse collocate in una destinazione sono tolte da un’altra, � una decisione che non condivido.

              Date le premesse,a cosa si deve il suo giudizio positivo sull’intesa?

                Prima di tutto, questa volta si � chiuso davvero.Lo sciopero � stato revocato e registriamo l’importante svolta del passaggio alla cadenza triennale del contratto. � stato il punto pi� complesso della trattativa. Le risorse aggiuntive non sono state quantificate. Avevamo proposto che si rimanesse sull’accordo del 6 aprile, e che dalla fine del biennio si aggiungesse quel che mancava per raggiungere i 101 euro. Cos� � stato, anche se alla fine si � deciso di spalmare diversamente le risorse aggiuntive prolungando di un mese la situazione del 2006, ma facendo poi decorrere da febbraio l’aumento. L’accordo sulla triennalizzazione ci sottrae, � un aspetto molto importante,alla logica del respiro corto.

                � sufficiente questo elemento per qualificare come di lungo respiro l’intesa?

                  Il Governo ha impostato la sua azione su cinque anni. Bisogna sottrarsi alla malattia diffusa di comprimere i tempi, di accorciare il respiro dell’azione che si svolge. La cadenza biennale equivale a una contrattazione permanente. Per i sindacati accettare una cadenza pi� ampia � un cambiamento culturale importante, � una svolta. Significa indursi a guardare pi� a lungo termine. Su questo, una parte dei nostri interlocutori era fin dall’inizio fortemente favorevole. La parte pi� difficile � stata aiutarli a trovare un accordo al loro interno. Il resto � nell’impianto originario. Per me � questione fondamentale.

                  Veniamo ai conti. Con la manovra 2008 vi sono da stanziare 3,7 pi� i 600 che derivano dall’intesa?

                    Non � cos�. L’accordo di aprile prevedeva un accordo sulle cifre da stanziare: 3,7 miliardi. Fermo restando questo importo, abbiamo spostato il perno del nostro impegno dall’ammontare complessivo delle risorse ai 101 euro di aumento medio. Quanto questo significhi in termini di risorse, dipender� dal conteggio effettivo dei dipendenti pubblici. La nostra stima e quella dei sindacati non coincidono. Il sindacato sostiene che la differenza � esigua. La nostra cifra � pi� alta: si tratta di qualche centinaio di milioni, non di decine. Non abbiamo preso impegni sulla cifra, perch� li avevamo gi� presi in aprile. Ora faremo i conti e vedremo.

                    Vuol dire che i 2,5 miliardi del "tesoretto" si riducono?

                      Guardi, l’unica stima ufficiale del Governo sulle risorse aggiuntive � nella Relazione unificata. Tutte le dichiarazioni successive non poggiano su alcun nuovo calcolo, quale che sia l’autorevolezza di chi le fa.Il Governo ha posto sul tavolo della trattativa in materia di previdenza e di tutela del lavoro una certa cifra. Attorno a quel tavolo ci sono gli stessi interlocutori che avevamo ieri, i quali sanno benissimo che le risorse sono limitate. Evidentemente hanno fatto le loro scelte.

                      Il suo paletto invalicabile restano i 7,5 miliardi dell’extragettito da destinare alla riduzione del deficit?

                        Certamente, ma il modo giusto di porre questo limite invalicabile � il seguente: i 7,5 miliardi equivalgono allo 0,5% del Pil che � l’entit� dell’ulteriore aggiustamento strutturale da compiere nel 2008.Per� nel profilo che presenteremo nel Dpef, questa grandezza non si esprimer� in miliardi ma sui saldi. Il ragionamento si sposta su come chiuderemo il 2007 e gli anni successivi, e dunque non pi� sui 7,5 miliardi, ma sullo spazio eventuale di cui disporremo, se tutto va bene, o alternativamente che ci dobbiamo conquistare,se le cose vanno male. Nel 2006 abbiamo varato una manovra consistente per rientrare. Quest’anno pu� darsi che avremo un certo respiro. Il limite � stare in quel profilo di saldi.

                        Conferma il Dpef per il 28 giugno?

                          Far� il possibile per rispettare questa data. L’operazione comporta l’assestamento di bilancio e una probabile operazione di modesto intervento sui conti sul 2007, che ci fornir� il tendenziale. Anticiperemo l’impostazione di fondo della Finanziaria,che sar� comunque modesta. La grande correzione, 43 miliardi, � stata fatta nel 2006 per tre anni.

                          Si prospetta una manovra di met� anno?

                            Lo scorso anno abbiamo dovuto reperire risorse con il decreto legge di inizio luglio. Per Fs ed Anas stanziammo circa 3 miliardi. In caso contrario si sarebbero bloccati i cantieri. Ora abbiamo il problema del comma 507 della Finanziaria, che dispone economie orizzontali per ogni ministero e che ha messo in luce qualche difetto di costruzione da correggere. Alcune dotazioni vanno aggiornate. � probabile che si debba intervenire sulle infrastrutture.

                            Chiusa la partita sugli statali ora il Governo � atteso alla prova pi� impegnativa, quella sulle pensioni.

                              Il punto di riferimento � il memorandum di settembre. Per me hanno molto valore gli accordi presi, soprattutto quando sono scritti e sottoscritti. In quel memorandum vi � una sfida: correggere i difetti del sistema di welfare senza alternarne l’equilibrio finanziario. Che l’allungamento della vita attiva sia la chiave di soluzione del rebus, � chiarissimo nel memorandum. Si tratta di avere la determinazione e la volont� di chiudere. Ricordo, come ha fatto domenica Epifani, che la legislazione vigente include sia la legge Dini che la legge Maroni, e che in tutte le statistiche internazionali, nei mercati e nelle agenzie di rating, viene incorporato l’effetto dell’applicazione delle leggi esistenti.

                              I tempi dell’eventuale intesa?

                                L’accordo deve intervenire prima del Dpef. Questa non � contrattazione, � concertazione.

                                Si sente isolato nel Governo? Qualcuno ha parlato di solitudine del ministro dell’Economia.

                                  In un gioco di squadra ci sono diversi ruoli. Il portiere sta solo in porta, ma � l’intera squadra che gioca. L’apparente solitudine del ministro dell’Economia rappresenta una funzione essenziale per il buon funzionamento del Governo e della cui essenzialit� tutti sono consapevoli. Vi � un raccordo costante con il presidente del Consiglio, i due vicepremier e i ministri. Non parlerei di solitudine, ma di specificit� di un compito all’interno di un organo collegiale. Il passaggio di ieri � fondamentale. Ora abbiamo previdenza, lavoro e Dpef, che si iscrivono nella strategia di legislatura. Queste sono le cose che contano.