“Intervista” P.Tiboni (Cub): «Né precari né subalterni»

13/05/2003





 
   
13 Maggio 2003

intervista




 
«Né precari né subalterni»
Il coordinatore Cub Tiboni annuncia lo sciopero generale su pensioni e leggi delega

MANUELA CARTOSIO


MILANO
Nata 11 anni fa, articolata in 18 «categorie» (compresi pensionati e inquilini), dichiara quasi 500 mila iscritti e 5 mila delegati nelle Rsu. La Cub (Confederazione unitaria di base) ha tenuto lo scorso fine settimana a Rimini la sua assemblea nazionale. Ribadito l’impegno per il Sì al referendum del 15 giugno, dice il coordinatore Piergiorgio Tiboni, la Cub ha messo in cantiere uno sciopero generale contro la delega previdenziale e quella sul mercato del lavoro già trasformata in legge.

E’ ufficiale: Cofferati si astiene.

Ha illuso mezza Italia, Cgil compresa. Sul referendum si possono avere riserve, per noi non è uno strumento sufficiente, va accompagnato dalle lotte contro la precarizzazione. A questo punto, però, il referendum ha un significato politico e l’unica scelta da fare è il sì. Cofferati si astiene per faccende sue interne ai Ds e al centro sinistra che non mi appassionano.

La May Day Parade, organizzata dalla Cub e dai chain workers, è stata un grande successo. Oltre a manifestare con i precari, riuscite a organizzarli nei luoghi di lavoro?

Alla Angelo Costa, agente in Italia della Western Union, siamo riusciti a far assumere a tempo indeterminato 180 precari. Siamo presenti nei call center della Telecom, in molti McDonald’s, in alcune catene della grande distribuzione, in imprese di pulizia grandi e piccole. E’ un lavoro lento, ma all’assemblea di Rimini tanti dei 430 delegati erano facce nuove di ragazzi e ragazze.

La linea più «radicale» di Fiom e Cgil ha tolto consensi ai sindacati di base?

Neanche per idea. Il sindacato si giudica per quel che fa nei luoghi di lavoro e la Cgil è cambiata più nell’immagine che nella sostanza. La credibilità si fa presto a perderla e ci vuole parecchio per riconquistarla.

Due contratti separati dei metalmeccanici non dimostrano che la linea della Fiom è cambiata nella sostanza?

La Fiom è vittima non di Fim e Uilm, ma degli accordi che anche lei in passato ha sottoscritto. Se ti metti a fare il ragioniere, se pretendi di dimostrare che la tua richiesta salariale è giusta non perché in linea con i salari europei ma perché rispetta le regole, è scontato che Federmeccanica ti inchioda.

Al dunque, la vostra Flmu sciopererà con la Fiom per conquistare un contratto vero?

La partita si giocherà azienda per azienda. Dove riusciremo a metterci d’accordo sulla richieste da mettere nelle piattaforme aziendali – salario e lotta alla precarietà – è ovvio che si può scioperare insieme.

Vieni dalla Fim. Come giudichi la deriva della tua ex organizzazione?

Si è consumato un percorso avviato da un pezzo. La Fim ha sostituito il consenso dei lavoratori con la legittimazione delle controparti. Con l’Ulivo al governo, era così anche per la Fiom.

I ripetuti scioperi generali del sindacalismo di base – scusa la brutalità – non fanno neppure il solletico a un mondo che va sempre peggio.


Per fargli cambiare direzione ci vogliono rapporti di forza adeguati. Oggi non siamo in grado di fermare l’onda liberista e della guerra infinita e preventiva. In questi ultimi anni, però, si sono verificati fatti nuovi che possono rovesciare la tendenza. Oltre alle grandi manifestazione contro la guerra e la globalizzazione liberista, è cresciuta la disponibilità alla lotta.