“Intervista” P.Nerozzi: Un sorriso non può bastare

26/07/2004





 
   
Domenica 25 Luglio 2004
POTERI




 

INTERVISTA

Un sorriso non può bastare
Parola Paolo Nerozzi, segretario confederale Cgil. Dpef e concertazione: non ci sarà un altro 31 luglio 1992

FEDERICO SALLUSTI

Sembra che in via XX Settembre la bufera sia divenuta per magia un timido ponentino. Siniscalco ha preso il posto dell’orco Tremonti e tutti, chi più chi meno, guardano con malcelato interesse al «nuovo corso». Il governo ha apparecchiato la tavola con una stangata da 30 miliardi, al neo ministro il difficile compito di servire la pietanza. In questi giorni, armato di pazienza e bon ton, sta cercando di trovare ospiti per il convivio distribuendo sorrisi. «Sarà una risata che vi seppellirà» recitava un vecchio slogan anarchico. Ebbene, la Cgil non vuole scendere sotterra e si prepara all’incontro di lunedì ferma sulle proprie posizioni, rivendicate ieri anche da Epifani. «Il governo si prenda le proprie responsabilità e, soprattutto, non le scarichi al solito su lavoratori e pensionati». Sul tema abbiamo sentito Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil, determinato a sedersi al tavolo di Siniscalco senza portare in dono alle categorie deboli ulteriori razzie ai loro già scarni portafogli.

Segretario, ieri è partito il «nuovo corso» di Siniscalco. Lunedì sarà la volta di sindacati e Confindustria. Con quali domande o aspettative vi presenterete?

Il Dpef ha numeri pesanti, che descrivono una situazione di crisi profonda, dipendente dalle scelte del governo e dalle politiche portate avanti in modo autoreferenziale, senza mai dialogare.

Quindi l’apertura di Siniscalco può essere un punto di partenza?

Il nodo è come si esce dalla crisi e, soprattutto, chi paga. La tentazione sembra essere quella di rivolgersi alle tasche di lavoratori dipendenti e pensionati. Il timore è quello che dietro l’idea di dialogo si mascherino le consuete proposte di politica economica inaccettabili. La «manovrina» ha mostrato nuovamente quanto il governo non sia attento alle necessità della spesa sociale e del mezzogiorno. Il taglio ai bilanci degli enti locali si abbatterà sulla qualità della vita dei cittadini, mentre la riduzione degli interventi sul mezzogiorno avrà effetti devastanti sull’economia già debole del sud. Abbiamo calcolato che andranno in funo circa 70 mila posti di lavoro, che rappresentavano una speranza per molti giovani e opportunità di crescita per le imprese.

Ma il Dpef è di «sviluppo, competitività e credibilità»

La prospettiva di ridurre la tassazione, unico elemento oltre alla copertura del deficit, non può essere un veicolo di sviluppo. Dove si trovano le risorse per finanziare la riforma fiscale? L’impressione è che la manovra voglia scaricare sui deboli il peso della crisi. Intervenire sull’Irap, ad esempio, significa andare contro la sanità, contro gli enti locali, in questo caso le Regioni, togliendo inevitabilmente qualità a un servizio essenziale per la popolazione. Non si vede l’intenzione di colpire l’evasione fiscale, di incentivare l’innovazione, la ricerca e tutto ciò che è veicolo di sviluppo e non di propaganda.

Scetticismo. Non ci sono i presupposti per una nuova stagione di concertazione. Qualcuno ha ricordato l’accordo del 31 luglio 1992.

Non ci sarà un altro 31 luglio, anche perché il quadro politico è ben diverso, segnatamente peggiore. Non si possono chiedere nuovamente sacrifici a chi già li ha fatti. La verità è che se non cambia totalmente la politica economica, anche con un nuovo impegno dello Stato, la risposta non può che essere negativa. Concertare nella situazione attuale è fin troppo difficile.

Fra i sindacati c’è unione d’intenti, a quanto pare.

Con Cisl e Uil andiamo avanti secondo la piattaforma, con Confindustria c’è accordo sullo sviluppo e l’innovazione, a patto che non si punti alla compressione dei salari e del costo del lavoro, ma sulla strada degli investimenti e del rinnovamento del sistema produttivo.

A proposito di salari, nel Dpef non viene definito il tasso d’inflazione programmata.

E’ inaccettabile concertare senza l’indicazione di un’inflazione programmata credibile.