“Intervista” P.Nerozzi: «Sui contratti una proposta unitaria»

19/07/2004





 
   
Domenica18 Luglio 2004
CAPITALE/LAVORO




 


                INTERVISTA
                Il segretario Cgil Nerozzi: «Il confronto parta dalla crisi del paese»
                «Sui contratti una proposta unitaria»

                ANTONIO SCIOTTO

                Domani la Cgil si riunisce per decidere se e come proseguire il tavolo sulla concertazione, interrotto da Epifani a causa della proposta, avanzata da Confindustria, di parlare subito di rinnovo del modello contrattuale. Al tavolo era seduto anche il segretario confederale Paolo Nerozzi, che tiene a ribadire il fatto che la Cgil «si è recata all’incontro per discutere e cercare un accordo, per il quale ci sono ancora le condizioni. Ma a patto che il confronto parta dalla grave crisi economica e sociale che attraversa il paese e dalla ricerca di soluzioni contro il declino e per lo sviluppo industriale».

                In sostanza, no alla discussione sul rinnovo dei modelli contrattuali? Anche se si posticipa la data dell’avvio, come ha fatto Pezzotta, proponendo novembre?

                Non è un problema di date, quanto piuttosto di sostanza, e questo per due ragioni. Innanzitutto per il fatto che ci sono ancora dei contratti aperti, che riguardano diversi milioni di lavoratori. Quello dei pubblici, e parecchi privati, tra cui i meccanici. E’ evidente che se si apre la discussione sul rinnovo del modello contrattuale, i contratti ancora aperti si bloccano e questo vorrebbe dire una grave perdita del salario in un momento particolarmente pesante per le condizioni economiche dei lavoratori. Né ci convince l’argomento secondo cui basta fissare una data di decorrenza delle nuove regole, impegnandosi a chiudere i contratti pendenti con le vecchie: è poco realistico, non tiene conto dell’esistenza delle controparti.

                L’altra ragione?

                E’ importante trovare prima di tutto una soluzione unitaria: per quanto ci riguarda, ne discuteremo innanzitutto in Cgil, e dopo con Cisl e Uil. Quando si fece l’accordo del 23 luglio furono consultati milioni di lavoratori: non si può arrivare a un nuovo modello contrattuale senza un vero confronto, senza un accordo tra i sindacati, e senza sentire cosa ne pensano i lavoratori. Noi ci siamo detti sempre disponibili ad aprire una discussione sull’adeguamento del modello contrattuale, ed è bene ribadirlo alle altre organizzazioni: la Cgil non ha cercato un escamotage per alzarsi e andare via. Solo che vuole porre con fermezza l’esigenza di definire una posizione unitaria prima di avviare la discussione con Confindustria.

                Ci sono altri punti per voi irrinunciabili?

                In un periodo di crisi e declino come quello attuale, bisogna trovare subito una via per investire nella ricerca e nell’innovazione industriale, oltre che per migliorare le condizioni di vita delle persone. Non può esserci qualità dell’impresa senza la qualità del lavoro. In questo senso, ci sembra importante stabilire un diverso ruolo dello Stato e del pubblico, la non diminuzione delle tasse, porre una riflessione sulla rendita.

                Ancora ieri sui giornali veniva attaccato il rapporto Cgil-Fiom. Come se fossero i metalmeccanici a spingere l’intera confederazione a non volere il dialogo.

                Da quattro anni a questa parte, dalla firma dell’accordo separato, Cgil e Fiom fanno le cose sempre insieme. Adesso sono in macchina, vengo da Melfi. Quella lotta ci ha lasciato una lezione importante: non ci può essere accordo senza radicalità, e perché l’accordo sia vero ci vuole il consenso dei lavoratori, e dunque la democrazia.