“Intervista” P.Nerozzi: «Idee intempestive e sbagliate»

20/01/2004







martedì 20 gennaio 2004

PAOLO NEROZZI (CGIL)

«Idee intempestive e sbagliate Colpiscono chi soffre di più»

      ROMA – «Le proposte della Margherita su pensioni e contratti sono intempestive e sbagliate», sentenzia Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil molto vicino al leader Guglielmo Epifani. È senza appello la bocciatura della posizione del presidente della Margherita, Francesco Rutelli, che propone un aumento di due anni dei requisiti per la pensione e contratti di lavoro che tengano conto del diverso costo della vita «da città a città, da regione a regione».
      Perché la reazione della Cgil è così dura?
      «Perché la proposta della Margherita non tiene conto della realtà, è lontana dai problemi del Paese».

      Quali?

      «C’è una profonda crisi economica che colpisce il reddito e le condizioni di vita dei pensionati e dei lavoratori. C’è un impoverimento delle persone come lo stesso
      Corriere della Sera ha messo in luce. Non è il momento di parlare di riduzione della spesa pensionistica. Semmai c’è la necessità di intervenire a favore dei giovani, non quella di toccare le pensioni d’anzianità. La proposta di Rutelli è oggettivamente un aiuto alla maggioranza».
      Eppure un centrosinistra che voglia tornare al governo dovrà pur dire qualcosa sulle pensioni.

      «Sono altre le emergenze del Paese. In questo momento bisognerebbe innanzitutto occuparsi di come tenere sotto controllo i prezzi e le tariffe».

      Senza assumersi la responsabilità di affrontare anche riforme impopolari, se necessarie?

      «Sono altre le riforme che servono, come dimostra il caso Parmalat, senza colpire i ceti che stanno soffrendo di più».

      In ogni caso, nel 2005, secondo la stessa legge Dini, le pensioni si ridurranno per effetto della revisione dei coefficienti conseguente all’invecchiamento della popolazione.

      «Non è vero, questa è un’interpretazione della Dini. E comunque si vedrà nel 2005. Adesso occupiamoci di come rilanciare lo sviluppo e ridare certezza alle persone che noi rappresentiamo, non delle pensioni».

      Non sono solo i politici a pensare che si debba intervenire sulla previdenza. Anche la Cisl ha presentato una proposta analoga a quella della Margherita.

      «Con la Cisl eravamo d’accordo su un altro percorso. Dovevamo con loro e con la Uil discutere una proposta unitaria, ma non lo abbiamo ancora fatto. Chiederemo a Cisl e Uil di fare una segreteria unitaria. Intanto, siamo uniti nel respingere la proposta di riforma del governo».

      Anche lei pensa che la mossa di Rutelli metta a rischio la lista unitaria del centrosinistra per le elezioni europee?

      «La Cgil è preoccupata per tutto ciò che divide l’opposizione. Ma la nostra è una critica nel merito delle proposte».

      Non vi piace neppure l’idea di contratti che tengano conto delle diverse realtà territoriali?

      «Oggi pensare di indebolire il contratto nazionale significa dare meno salario a tante lavoratrici e lavoratori delle categorie più deboli: dai tessili, al commercio, ai metalmeccanici. Bisogna invece rafforzare il contratto nazionale e fare una seria contrattazione integrativa».

      La Cgil resta il sindacato che dice sempre di no?

      «È incredibile. Una volta siamo accusati di avere troppo senso di responsabilità perché firmiamo il contratto degli autoferrotranvieri e un’altra che diciamo sempre di no. La Cgil, invece, ha una linea coerente».
Enrico Marro