“Intervista” P.Larizza: «La riforma è necessaria»

24/10/2003



      Venerdí 24 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO

      Parola di ex: parla Pietro Larizza (presidente Cnel)



      «La riforma è necessaria
      I confederali sbagliano»


      (DAL NOSTRO INVIATO)

      REGGIO CALABRIA – Governo e sindacati sulla previdenza hanno sbagliato. Il Governo non ha avviato un negoziato vero col sindacato. Questo ha puntato un obiettivo irraggiungibile, la revoca della riforma presentata dall’Esecutivo. Pietro Larizza, presidente del Cnel, a Reggio Calabria dove gli è stata conferita una laurea honoris causa in giurisprudenza, distribuisce equamente le responsabilità. Ma alla vigilia dello sciopero generale indica una via di uscita: quella di un negoziato parallelo, senza condizioni, avviato da una dichiarazione del Governo di disponibilità a sostituire la sua riforma con una soluzione concordata con le parti. Solo così, sostiene, sarà possibile evitare un pericoloso scontro sociale. Larizza, la situazione sociale continuerà a peggiorare?
      Diciamo che si sta pericolosamente deteriorando. Si è determinato un clima di scontro radicale che rischia di lasciare conseguenze durature nei rapporti tra le parti sociali e tra queste e il Governo. Si sta creando una situazione conflittuale che mette a rischio la politica dei redditi.
      Ma la previdenza rappresenta un problema reale o è solo scontro politico?
      Esiste un problema previdenziale reale, quello dell’età. Una volta la rendita pensionistica durava 8-9 anni in media, adesso fortunatamente dura il doppio, 18-20 anni. Questo crea un problema di equilibrio del sistema, che non è più gestibile. Quindi una riforma è necessaria?
      Sì, anche se non con carattere di urgenza. Il problema è come realizzare questa riforma senza pagare un prezzo troppo alto in termini di pace sociale, come invece sta purtroppo avvenendo.
      Per colpa di chi?
      Del Governo e del sindacato.
      Che colpa ha il Governo?
      Ha impostato un sistema di relazioni con il sindacato che non è possibile collocare in alcuno dei modelli conosciuti e che nei fatti ha bruciato qualsiasi possibilità di confronto.
      Di chi la responsabilità?
      Del ministro dell’Economia che per esigenze di credibilità internazionale ha posto l’obiettivo della riforma in termini troppo drastici, rendendo impossibile nei fatti un vero confronto, prima o dopo lo sciopero generale.
      Perché impossibile?
      Perché se si stabilisce a priori il risultato economico della riforma e la data della sua decorrenza, non c’è più nulla da negoziare. Il sindacato potrebbe proporre un’altra riforma, ma sempre con quegli obiettivi.
      Un metodo sbagliato?
      Senza dubbio. Non è stata né concertazione, né dialogo. Se si fosse portata avanti la concertazione, magari migliorata, i risultati sarebbero stati diversi.
      Il sindacato che sbagli ha commesso?
      Ha indicato un obiettivo preciso, la revoca del provvedimento del Governo. Una scelta tattica, perché se fosse strategica porrebbe per la prima volta un’alternativa secca, o perde il Governo o perde il sindacato. Perché si è trattato di una scelta sbagliata? Perché il Governo non può revocare quel provvedimento, già ufficializzato a livello europeo. È sbagliato lo sciopero generale?
      È una conseguenza della scelta sindacale di un obiettivo così alto come la revoca del provvedimento da parte del Governo. Il sindacato non poteva certo sperare di cogliere quel risultato con un comunicato di protesta.
      A questo punto ci si deve rassegnare al conflitto sociale per vedere chi vince e chi perde? Certamente no, io credo che si possa avviare tra Governo e parti sociali un percorso parallelo di confronto reale sulla materia previdenziale, con particolare attenzione al destino dei giovani.
      Chi deve fare il primo passo?
      Il Governo, che ha la responsabilità esclusiva di avviare i rapporti tra parti sociali e Governo. Ma non deve dichiarare disponibilità al dialogo, che nessuno ha capito cosa significhi, deve aprire il tavolo, un confronto senza ipoteche, e darsi tre mesi di tempi per arrivare a una soluzione concordata.
      Sarà disponibile il Governo a questo passo?
      Finora il Governo si è detto disponibile a rendere graduale lo scalino del 2008, e genericamente a dialogare. Troppo poco, deve essere più esplicito, deve dire di essere disposto a sostituire la prima proposta con una soluzione concordata. Questa deve essere la dichiarazione di apertura del confronto.
      Il ministro Maroni parla della possibilità di un negoziato con parte del sindacato.
      La previdenza è uno dei pochi temi sui quali non è immaginabile una divisione sindacale. Chi pensa in buona fede che sia possibile dividere i sindacati non li conosce.

      MASSIMO MASCINI