“Intervista” P.L.Bersani: Riavviare la concertazione

02/04/2004

ItaliaOggi (Economia e Impresa)
Numero
079, pag. 13 del 2/4/2004
di Livia Pandolfi


La ricetta di Pier Luigi Bersani (Ds) alternativa ai tagli alle tasse del governo.

Riavviare la concertazione

Nuova politica dei redditi per favorire la ripresa

Sostenere il potere d’acquisto delle fasce deboli della popolazione. Occuparsi seriamente delle imprese in difficoltà e soprattutto tornare a sedersi intorno a quel tavolo di politica dei redditi troppo frettolosamente abbandonato.

È questa la ricetta per il rilancio dell’economia italiana che Pier Luigi Bersani, responsabile economico dei Ds, contrappone a quella del governo basata su un forte ridimensionamento delle imposte. ´La politica fiscale è uno strumento efficace solo se si combina con altri interventi strutturali e soprattutto con la ricostruzione di un clima di serietà e fiducia che oggi manca sia ai cittadini che al mondo produttivo’, chiarisce Bersani a ItaliaOggi.

Domanda. Cosa pensa dell’intenzione del governo di annunciare già in aprile un taglio netto alle tasse per il 2005?

Risposta. Penso che non si tratti di un modo serio per discutere di politiche fiscali. Il governo ha deciso di propinare la carota ai cittadini con un Dpef preelettorale, ossia una riduzione delle tasse. Per poi successivamente presentare il bastone, i tagli della spesa, nella Finanziaria 2005. Il modo serio di annunciare una riduzione del fisco è quella di rendere noti anche i pesi, le misure, le condizioni e la finanziabilità dell’intervento, altrimenti si va incontro a rischi molto seri.

D. Questo intervento, insomma, non le piace?

R. Noi siamo radicalmente contrari ai moduli di Tremonti, ossia le tappe attraverso le quali si applica la sua riforma fiscale perché si rischia una redistribuzione del reddito al rovescio, in sostanza si premia chi ha redditi più alti. La conseguenza economica è che si rischia di alimentare la bolla edilizia poiché coloro che superano un certo tetto non consumano in beni di prima necessità ma comprano case.

D. Non crede che la riduzione delle tasse possa avere un effetto benefico su tutti i consumi?

R. I consumi possono crescere se i soldi non versati al fisco finiscono nelle tasche di chi ha bisogno di spenderli. I 6 miliardi di euro che Silvio Berlusconi promette di tagliare all’erario possono creare effetti indotti profondamente diversi. Affinché si abbiano conseguenze positive bisogna che finiscano in mano a chi è al di sotto della soglia fiscale e ai ceti medi.

D. Qual è, allora, la vostra ricetta alternativa per rilanciare l’economia?

R. Occorre rimpinguare il potere d’acquisto delle fasce medio-basse oggi in caduta libera, a cominciare, per esempio, dal recupero del fiscal drag. Poi rilanciare quella politica dei redditi, troppo frettolosamente abbandonata da questo governo, e che invece ha contribuito in modo decisivo al sostegno dell’economia italiana negli anni 90. E soprattutto, ed è fondamentale, occuparsi delle imprese, in particolare piccole e medie.

D. Come?

R. È necessario rendersi conto che l’artigianato, la pmi, in particolare l’impresa ad alta intensità di manodopera, il manifatturiero, ossia tutti coloro che fanno il made in Italy, sono in difficoltà. E in questa difficoltà vanno accompagnati. Innanzitutto con una progressiva estinzione della quota lavoro-Irap. Quindi con una fiscalizzazione degli oneri sociali e infine con una rivisitazione, laddove necessario, degli studi di settore. Oggi il problema di queste aziende è certamente la qualità del prodotto, ma anche i costi che devono sopportare.

D. Con quali risorse crede sarà finanziato l’intervento di riduzione delle tasse del governo?

R. Suppongo si creda di reperire le risorse, per metà, con il ritorno positivo all’erario della crescita dei consumi e quindi del reddito. L’altra metà dovrebbe essere coperta con tagli non ben definiti da rintracciare nella Finanziaria. Si parla anche di eliminare alcuni contributi alle imprese, che semmai, laddove siano poco efficaci, andrebbero finalizzati o riconvertiti. La sensazione è che il buco potrebbe essere scaricato, con un effetto differito di un paio d’anni, sulle regioni, e quindi sulla sanità e in parte la scuola. L’obiettivo è quello di scavalcare il 2006, anno delle politiche.

D. E se con le minori entrate l’Italia sfondasse il rapporto del 3% deficit/pil non rispettando il Patto di stabilità Ue?

R. Anche questo è argomento trattato con troppa leggerezza dal governo. L’idea che la deroga ottenuta da Germania e Francia, con l’aiuto di Tremonti, possa darci una giustificazione utile a fare la stessa cosa è sbagliata. Se anche Eurostat ed Ecofin dovessero chiudere un occhio, infatti, l’Italia non può permettersi simili scelte. Abbiamo un debito pregresso altissimo e quindi sarebbe il mercato a farcela pagare con l’aumento dei tassi e un abbassamento del nostro rating. (riproduzione riservata)