“Intervista” P.Ichino: Sbaglia Epifani ma Bombassei sapeva

19/07/2004


sabato 17 Luglio 2004

Un errore lasciare l’incontro, secondo il docente di diritto del lavoro

Ichino: sbaglia Epifani ma Bombassei sapeva

Oreste Pivetta

MILANO Pietro Ichino, docente di diritto del lavoro all’Università di Milano, critica alla Cgil. Gli capita spesso, pur avendo lavorato alla Cgil per dieci anni e pur essendo, da trenta, un tesserato Cgil.

Come giudica la rottura?

«Sulla questione della struttura della contrattazione la Cgil ha una posizione diversa rispetto a quella di Cisl e Uil e ancora più diversa da quella di Confindustria. Però questa è questione cruciale per qualsiasi processo di concertazione e quindi o la Cgil è disposta a discuterne con le altri parti oppure la concertazione finisce qui. Lasciare il tavolo non mi sembra sia stato coerente con l’obiettivo di ricostruire un sistema di relazioni industriali funzionante».

Epifani ha spiegato: le priorità sono altre e poi come si fa a discutere di nuovi modelli contrattuali mentre tanti contratti sono aperti…

«Nulla vieta che si incominci a discutere ed eventualmente si raggiunga un accordo la cui decorrenza può essere differita a un qualsiasi momento futuro successivo alla chiusura dei contratti aperti. La decorrenza stessa è evidentemente un punto importante di negoziazione. D’altra parte se dovessimo aspettare che non ci siano vertenze aperte la concertazione non partirebbe mai. L’abbandono di Epifani mi sembra anche poco in linea con il rilancio di un politica di unità sindacale: l’unità si fa accettando che esistano posizioni differenziate nel movimento sindacale e cercando una composizione; non certo ponendo dei tabù e abbandonando il tavolo appena il tabu viene toccato…».

La Confindustria non ha responsabilità?

«Certo che ne ha. Per litigare come per accordarsi bisogna sempre essere in due. Probabilmente Bombassei sapeva che il suo documento, per il modo in cui è stato presentato, sarebbe stato vissuto come una provocazione. Ma in questa provocazione Epifani è caduto, come se non aspettasse altro per chiudere subito il capitolo. Finchè questo atteggiamento reciproco prevarrà nessuna concertazione potrà decollare con la partecipazione di Confindustria e Cgil».

E adesso che si fa? Si può stare senza concertazione?

«Di un sistema di relazioni sindacali ben funzionante si può fare benissimo a meno. Ne fanno a meno paesi importanti e efficientissimi come gli Stati Uniti. L’accordo collettivo e la concertazione tripartita sono uno strumento in più di cui un paese può dotarsi per risolvere meglio i propri problemi di sviluppo, ripartire meglio i sacrifici necessari e i benefici dello sviluppo. Il sindacato serve a questo, ma un sindacato che non è disposto a discutere con la controparte sulla struttura del sistema di contrattazione, e che al primo dissenso se ne va sbattendo la porta, condanna il sistema di relazioni sindacali alla paralisi… Senza contrattazione non è più un sindacato, può essere un centro culturale, può essere un partito… Lo dico senza nessuno compiacimento, perchè considero la Cgil affettivamente ancora la mia casa.».

Ma se Cgil Cisl e Uil non si mettono d’accordo, non sarebbe giusto che si andasse a una verifica di chi ha la maggioranza tra i lavoratori?

«Su questo punto ha pienamente ragione la Cgil. È necessario un meccanismo di censimento dei consensi che consenta di stabilire chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori a livello nazionale, di settore, di azienda; e, in caso di dissenso tra sindacati, legittimare alla contrattazione con effetti generali chi ha la maggioranza in quel momento. Certo, negli ultimi anni metalmeccanici sarebbero rimasti senza contratto… Ma sarebbero stati alla prossima scadenza essi stessi a decidere se continuare ad attribuire la maggioranza al sindacato che non ha stipulato il contratto o cambiare…».