“Intervista” P.Garonna: «Una fiammata momentanea»

27/02/2004



        Venerdí 27 Febbraio 2004

        Intervista
        Paolo Garonna (chief economist di Confindustria)
        «Una fiammata momentanea»


        MILANO – «L’inflazione calerà ancora. Le anticipazioni dalle città campione vanno prese sempre un po’ con le molle. Semmai preoccupa di più la crescita economica del Paese, in questo caso i segnali sono più deboli delle aspettative». Paolo Garonna, chief economist di Confindustria, non si scompone di fronte all’inattesa accelerazione che si va profilando in febbraio.
        Professor Garonna, non c’è nulla da temere dai prezzi al consumo?
        Credo proprio che i primi dati di febbraio vadano interpretati come una temporanea interruzione di una strada in discesa che l’inflazione italiana ha già imboccato.
        Quali sono allora le cause di questo incidente di percorso?
        In particolare metterei sotto i riflettori il petrolio e gli alimentari freschi. Si tratta comunque di componenti volatili, che comportanto oscillazioni temporanee. Il greggio ad esempio ha toccato i 32,5 dollari il barile, ossia i massimi dalla guerra in Irak. Le aspettative accreditano un rientro su livelli molto più ragionevoli. Che ruolo hanno avuto gli alimentari?
        Gli alimentari freschi hanno contribuito a trainare un po’ l’inflazione. Il comparto food ha marcato con velocità quasi doppia rispetto alla media. Le tensioni, legate peraltro a fattori climatici, non sono state ancora riassorbite.
        Le previsioni di lungo periodo restano invariate?
        Sì, la valutazione complessiva non cambia. Nelle componenti di fondo l’inflazione resta in fase di rallentamento. I prezzi alla produzione ad esempio si sono attestati a fine anno intorno all’1,8% su base tendenziale con un +1,5% per i beni di consumo. È poi positivo il fatto che rallentino i listini dei pubblici esercizi.
        Come mai?
        Stanno avendo effetti positivi le iniziative di carattere persuasivo e il tavolo con Governo e sindacati. Restano insoluti i nodi di fondo del sistema Italia?
        Il problema vero è che in molti settori il mercato non funziona.
        Quali?
        Nel sistema distributivo e nei servizi pubblici locali le liberalizzazioni segnano il passo. Occorre rilanciare politiche con un impatto strutturale.
        L’inflazione costituisce un problema?
        Nel complesso la dinamica dei prezzi non preoccupa più di tanto. Siamo molto attenti al rischio competitività legato anche ai divari con il resto dell’area euro. Ben consapevoli che la competizione sui mercati globali si gioca oggi meno sul prezzo e più sulle tecnologie e la qualità dei prodotti. Per quanto riguarda l’inflazione a giugno rivedremo le stime (2,1% la media 2004) e protremmo anche correggerle al ribasso. Siamo invece in viva apprensione per la crescita, molto lenta, dell’Azienda Italia.

        V.CH.