“Intervista” P.Curzio: «Così si distruggono le garanzie del lavoro»

12/10/2004



            martedì 12 ottobre 2004

            Convegno di Cgil e Magistratura Democratica: siamo diventati il Paese con il primato europeo della precarietà

            «Così si distruggono le garanzie del lavoro»
            Luigina Venturelli

            MILANO «L’Italia era considerato il paese con il più alto livello di garanzie per il lavoro. Ora quella tradizione è stata radicalmente cambiata e l’Italia ha conquistato il primato europeo della flessibilità». È la drammatica constatazione con cui il giudice del lavoro Pietro Curzio, a Milano in occasione del convegno «Welfare e flessibilità del rapporto di lavoro» organizzato dalla Cgil e da Magistratura Democratica, fotografa l’attuale precarietà occupazionale.

            Dottor Curzio, che cosa resta del welfare nel nuovo mondo del lavoro dopo l’approvazione della cosidetta legge Biagi?

            «Molte dosi di flessibilità e fortissime riduzioni dei diritti dei lavoratori. Ma è improprio utilizzare il nome di Marco Biagi per indicare quell’intervento normativo».


            Per quale motivo?

            «Il modo in cui la flessibilità è stata introdotta contraddice in pieno la natura di tutti gli studi compiuti dal giuslavorista. Basta leggere il suo Libro Bianco per rendersi conto dell’incoerenza della legge 30 rispetto a quel documento politico».


            A che cosa si riferisce?

            «Biagi intendeva rendere più flessibile il sistema delle tutele spostandole dal rapporto di lavoro al mercato del lavoro nel suo complesso, nel quale si doveva costruire una rete di protezioni e di aiuti per compensare la perdita delle garanzie. Invece nella legge 30 manca completamente una contropartita in termini di nuovi diritti, prevede i pesi ma non i contrappesi».


            Quali dovevano essere questi contrappesi?

            «Innanzitutto l’indennità per disoccupazione, vale a dire un reddito minimo garantito durante i periodi di intervallo tra un lavoro ed un altro. Andavano poi ripensate le scelte in tema di trattamento pensionistico, anche per percorsi di attività frammentati e diversificati. Ma questa parte sugli ammortizzatori sociali è stata stralciata dal disegno di legge originario».


            Cancellata?

            «No, è stata accorpata nel disegno di legge 848 bis che ora è finito su un binario morto, senza possibilità di approvazione in tempi brevi. Ma l’elenco delle cose non fatte è ancora lungo: il Libro Bianco di Biagi chiedeva di compensare la flessibilità con un’efficace politica dei redditi e di contenimento dei prezzi, con un’adeguata riforma fiscale, della scuola e della formazione, nonchè con interventi a favore del Mezzogiorno».


            Come magistrato del lavoro, qual è la sua esperienza in merito alla precarietà introdotta dalla legge 30?

            «Noi giudici siamo abituati ad esaminare rapporti a tempo indeterminato, per cause di licenziamento o di cambio delle mansioni. Ma è un mondo progressivamente destinato a scomparire, mentre le nuove forme di lavoro sfuggono alle aule dei tribunali».


            I precari non hanno alcun diritto da far valere davanti a un giudice?

            «Quando si chiude un rapporto a termine, non c’è alcuna possibilità di prosecuzione forzata del posto di lavoro, a prescindere da qualunque promessa verbale fatta durante il rapporto».