“Intervista” P.Carniti: «Che tristezza questi sindacati divisi sono caduti nella trappola di Berlusconi»

03/06/2002


DOMENICA, 02 GIUGNO 2002
 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Parla l´ex leader della Cisl, Pierre Carniti: un errore spaccarsi sul metodo e non sui contenuti
 
"Che tristezza questi sindacati divisi sono caduti nella trappola di Berlusconi"
 
 
 
"Alla fine il premier dirà che non è possibile l´accordo e sull´art.18 deciderà il Parlamento"
"A Cisl e Uil sarà presentato qualcosa che non potranno firmare"
 
LUISA GRION

ROMA – Che errore spaccarsi in questo modo: sul metodo e non sui contenuti. E che sbaglio farlo in una situazione complicata come quella attuale: «I sindacati rischiano di fare la fine dei polli di Renzo» dice l´ex leader della Cisl Pierre Carniti, segretario generale dal 1979 all´85. I polli cui si riferisce sono quelli che, nei "Promessi Sposi" del Manzoni, litigano fra di loro anche mentre stanno per finire sul tavolo del macellaio.
Carniti la spaccatura andava evitata a tutti i costi?
«Sì, in questo caso sì. Non è la prima volta che il sindacato si separa, ma qui c´era un motivo in più per scongiurarlo. La dinamica della vicenda è evidente: Berlusconi ha capito che l´articolo 18 non è tanto importante in sé quanto come pretesto di aggressione antisindacale. Abile com´è, ora inventerà qualche cabala per uscire dall´impasse. Immagino che, sugli altri tavoli aperti il governo faccia qualche concessione. Poca cosa, ma quel tanto che basta per guadagnare tempo e poter poi dire, a fine luglio, che non è stato possibile trovare – sull´articolo 18 – un accordo fra le parti e che quindi, al governo, altro non resta che passare la parola al Parlamento. Dove la modifica all´articolo 18 passerà proprio come chiesto da Confindustria».
La presenza di Cisl e Uil al tavolo sarebbe dunque inutile?
«Ai due sindacati sarà presentato qualcosa che non potranno firmare. Non credo proprio che il governo faccia marcia indietro, ne perderebbe troppo in immagine»
Non vede in questo ritorno al dialogo, seppur parziale, una ripresa comunque della concertazione?
«No. Di che concertazione stiamo parlando quando una parte, la Confindustria, sa che comunque vada, scaduti i termini fissati per il tavolo ci sarà una maggioranza parlamentare pronta a varare un provvedimento di suo gusto? Perché dovrebbe cedere qualcosa in trattativa?»
Ma se così fosse per il sindacato, spaccato o no, non ci sarebbe comunque via d´uscita.
«La via d´uscita invece c´è, ma bisogna abbandonare questa ottica di diffidenza e mancanza di stima reciproca che ha diviso i vertici. Capisco che dopo anni di politiche condivise si possa cadere nel tranello della competizione, delle frustrazioni, ma che tristezza veder litigare i tre leader a beneficio delle telecamere. Ora credo sia difficile che i vertici si possano ritrovare in tempo utile, l´unica soluzione è ripartire dalla contrattazione aziendale. I diritti in fondo si difendono sul campo, sul territorio, non per forza di cose davanti ad un tavolo del governo. Bisogna ridare spazio agli accordi aziendali, scioperare anche, ma in senso rivendicativo, non dimostrativo. E farlo assieme, ritrovando l´unione alla base: è in gioco la vita del sindacato. Ecco l´errore di fondo è stato quello di cadere nel tranello di Confindustria e Berlusconi».
Quale tranello?
«Il discutere di flessibilità a Palazzo Chigi piuttosto che nelle aziende. Quello era un tema che doveva restare nella contrattazione di secondo livello, invece si è arrivati al tavolo governativo e ci si è addirittura spaccati. Rischiando tra l´altro di non capire la vera tranvata in arrivo».
Un´altra tranvata?
«Certo, quella sulla previdenza. Che fine fa la delega? Il verbale d´incontro non dice nulla sulla decontribuzione, ma intanto la partita va avanti in Parlamento. Così presto ci sarà un buco di finanza pubblica da coprire con l´abbassamento del rendimento pensionistico. Drammatico in un paese che invecchia».