“Intervista” P.Bianchi: «Il caro benzina taglia i consumi delle famiglie»

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

    IN PRIMO PIANO – pagina 3

      «Il caro benzina taglia i consumi delle famiglie»

      Patrizio Bianchi ( Università di Ferrara): un effetto domino che blocca la domanda interna

      V.CH.

        «I rincari della benzina hanno innanzitutto l’effetto di una tassa sui consumi, gli aumenti sono obbligati e le famiglie, che non possono di fatto evitarli, tagliano la spesa da altre parti. E questo effetto si ripartisce sensibilmente — spiega Patrizio Bianchi, 53 anni, economista industriale e rettore dell’Università di Ferrara — sulla dinamica dei prezzi, da un lato, e dei consumi, dall’altro» .

        Un effetto domino?

          Praticamente sì. La capacità di spesa viene percepita come più debole e quindi si consuma di meno, i prezzi si raffreddano.

          E quindi non si palesano tensioni inflattive da caro greggio…

            Direi che è in atto un avvitamento per l’economia italiana nel suo complesso. Le famiglie tagliano la spesa, le imprese subiscono aggravi nei costi. Però non possono recuperare sui prezzi perché i mercati, soprattutto quelli aperti alla concorrenza, non lo permettono.
            Quindi cadono i margini e crescono le difficoltà per l’intero sistema.
            Certo, ci sono delle differenze a seconda dei settori.

            Perché?

              Le realtà che operano nei mercati regolamentati hanno molte opportunità di manovra sui prezzi per recuperare. La concorrenza invece abbassa i prezzi. Comunque siamo vicini a una situazione di saturazione. La dinamica dell’inflazione riflette queste tensioni che si stanno concantenando tra loro in uno scenario che può essere esplosivo, perché manca una chiara via di uscita.

              Imprese e famiglie sono disorientate…

                È del tutto assente una politica industriale definita.
                Prendiamo il caso Irap. I messaggi che arrivano dal Governo sono troppo contraddittori. Non danno alcuna certezza. E il rischio più grave oggi è che si vada avanti per un anno senza prendere decisioni, con l’obiettivo solo di recuperare consenso, con un sistema economico industriale che si avvita su se stesso.

                Difficile prevedere una ripresa allora?

                Non vedo alcun segnale. Anzi, i dati confermano di volta in volta questo scenario. Difficile immaginare che il sistema Paese possa affrontare le sfide dei mercati globali se ha pesanti difficoltà sul fronte della domanda interna e pressanti contraddizioni sul fronte dell’industria.

                Un’inflazione bassa può aiutare?

                Il punto vero è che abbiamo da un lato, in apparenza, una inflazione bassa, anche se il petrolio è alle stelle. Dall’altro lato non c’è sviluppo. Insomma siamo nella palude. Bassa inflazione, sviluppo inesistente.

                Imprese e famiglie per quanto tempo possono tollerare un barile di petrolio sui 60 dollari?

                Pochissimo se non si prendono decisioni strategiche di politica economica e industriale. Anzi direi proprio che stiamo toccando il fondo. Non possiamo dunque permetterci di galleggiare in queste condizioni.

                Cosa fare? Sul lato delle imprese bisogna rimettere in moto la politica industriale, affrontare i nodi del superamento del modello dei distretti e delle gestioni familiari delle aziende in rapporto alle sfide dei mercati globali. Bisogna poi dare certezze ai consumatori e rilanciare la politica economica, tenendo conto dei pressanti obiettivi Ue. Dovremmo approfittare il più possibile di un’inflazione bassa ma con lo sviluppo del Paese, altrimenti tra un po’ la situazione ci sfuggirà di mano.