“Intervista” P.Bersani: liberalizzare altri settori

09/09/2004


           
           
           
           
          Numero 216, pag. 5 del 9/9/2004
          Autore: di Filippo Caleri
           
          Bersani: liberalizzare altri settori
           
          Le proposte dell’ex ministro contro il carovita.Taxi e pubblici servizi tra i comparti d’intervento.
          Serve investire sulla logistica per accorciare la filiera dei prezzi
           
          Per contrastare il carovita serve un’accelerazione della liberalizzazione in settori ancora fortemente regolamentati. Come i pubblici esercizi, la ristorazione, le tabaccherie e i taxi. E investire nella logistica per ridurre il più possibile i passaggi di mano a cui sono sottoposti alcuni generi alimentari. Pierluigi Bersani, ex ministro dell’industria del governo di centro-sinistra, pensa a questi interventi per calmierare i prezzi piuttosto che a un’ulteriore crescita della grande distribuzione, come ha auspicato nei giorni scorsi il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano. ´Se l’obiettivo è quello di far diminuire i prezzi attraverso un aumento della concorrenza, questo è in parte già avvenuto nel settore del commercio’, ha detto a ItaliaOggi Bersani, ispiratore della legge che porta il suo nome, e che dal 1998 ha consentito un aumento del 30% del numero dei supermercati.

          Domanda. Insomma, aumentare il numero delle grandi superfici di vendita e prolungare gli orari non serve a far scendere i prezzi?

          Risposta. Sicuramente la maggiore concorrenza aiuta a contenerli. Ma il grosso della ristrutturazione della rete distributiva, attraverso cui Marzano conta di calmierare l’inflazione, è già avvenuto con la legge da me proposta. Da quando è in vigore i supermercati sono aumentati del 30%, così come sono cresciuti i piccoli negozi e il franchising.

          D. La legge Bersani non si tocca?

          R. Prima andrebbe ancora completamente applicata. Ci sono regioni in cui questo è avvenuto, come in Emilia Romagna e in Abruzzo, altre che sono rimaste più indietro. Poi in linea di principio al suo interno già ci sono i meccanismi per consentire più aperture festive oppure orari prolungati. Mi riferisco al criterio di area turistica che consente di estendere al massimo i paletti fissati dalla legge sul tema. Ma in generale più che lavorare sulla Bersani bisogna intervenire su quello che è rimasto al di fuori.

          D. Cosa per esempio?

          R. Innanzitutto sulla filiera di prezzi di alcuni prodotti alimentari che sono soggetti a una serie eccessiva di passaggi prima di arrivare al consumatore. È chiaro che in ognuno di questi il prezzo sale. Occorrono gli investimenti nelle attrezzature logistiche in cui concentrare il più possibile le merci. Ma non solo questo. È altrettanto necessario intervenire nei settori non toccati dalla riforma.

          D. Quali?

          R. Sicuramente i pubblici esercizi, la ristorazione, le tabaccherie e ancora il trasporto privato. È lì che manca ancora quel grado apertura e di liberalizzazione in grado di mettere in moto il meccanismo di contenimento dei prezzi che Marzano cerca di conseguire.

          D. Sono in parte materie delegate alla legislazione regionale e comunale. Come può intervenire il governo centrale?

          R. Anche qui si apre un fronte su cui il governo Berlusconi è stato carente. Qualunque sia l’intervento, è prima importante il metodo. E nei tre anni scorsi non è stata mai cercata la concertazione con gli attori locali. Anzi a volte si è scaricato su di loro la soluzione dei problemi. Non si può oggi dopo una lunga latitanza imporre alle regioni soluzioni senza discuterle. La risposta è semplice: più condivisione e concertazione.

          D. Cosa pensa della possibilità di fare il pieno di benzina al supermercato?

          R. È importante ma non è risolutivo. Il problema del carocarburante va affrontato in un altro modo: rompendo l’integrazione verticale tra chi lavora il petrolio e chi lo vende. Occorre favorire la nascita di nuovi attori specializzati nel solo acquisto di benzina sui mercati internazionali. E poi fare una maggiore moral suasion sulle compagnie petrolifere perché i prezzi non si discostino troppo dalla media europea. (riproduzione riservata)