“Intervista” P.Bersani: Cari signori, firmate i contratti

03/12/2003


 Intervista a: Pierluigi Bersani
       
 



Intervista
a cura di

Laura Matteucci
 

03.12.2003
Bersani: cari signori, firmate i contratti
Non si possono tenere in ostaggio milioni di persone. Il governo non ama i tavoli del confronto

MILANO «Da due anni il settore trasporti è in un vicolo cieco. Il combinato disposto della chiusura dei trasferimenti statali agli enti locali, dell’assenza di politiche di incentivo, e del totale disamore di questo governo per i tavoli di discussione, creano una situazione non accettabile». Pierluigi Bersani, responsabile economico dei ds, non concede nulla a nessuna delle parti in causa, dopo la protesta che a Milano ha esondato dagli argini degli accordi. Da una parte ci sono «le regole da rispettare», al di là di ogni ragionevole
esasperazione, e dall’altra parte c’è la «vergogna per il fatto non si sia tenuto vivo il tavolo di rinnovo contrattuale». In mezzo, un elemento sostanziale: in tutta Italia lo sciopero è riuscito, con medie di adesione di oltre il 90%, «il che rende evidente che questi lavoratori non ne possono più». Dovrebbe evidenziarne anche un altro, di fatto: la necessità da parte di governo e aziende di chiudere il rinnovo con un’offerta più realistica dei 12 euro di cui invece si parla, massimo sforzo dopo due anni di trattative.
Bersani, partiamo da un dato incontrovertibile: lo sciopero degli
autoferrotranvieri è riuscito in tutta Italia.
«Assolutamente. È un risultato di portata storica, un successo enorme. Ha aderito il 90% dei lavoratori, segno evidente che non ne possono più. Io l’altro giorno ero a Roma, e lì tutti hanno potuto vedere che di autobus non ne passava nemmeno uno. Lo stesso è accaduto dappertutto in Italia».
Sottinteso: non c’era bisogno di dare ulteriore clamore alla protesta, come è accaduto a Milano?
«A Milano i lavoratori hanno fatto e si sono fatti un danno incalcolabile, rischiando di oscurare le proprie ragioni con questa specie di illegalità di massa a carico dei cittadini. Non è così che si cambiano i rapporti di forza. Esistono delle regole, determinate anche con il concorso dei sindacati, cui tutti devo no attenersi. L’idea di regolare gli scioperi nel settore pubblico appartiene alla storia del sindacato, trasgredire significa danneggiarsi e danneggiare il sindacato».
Il sindacato, soprattutto.
«Sì, soprattutto il sindacato. È improprio
che venga messo nel mirino il sindacato per quanto è successo. Quello di Milano è stato uno strappo che bisogna cercare di ricucire».
La spia di uno strappo che potrebbe
allargarsi?
«Non lo vedo un fenomeno generalizzato. Il sindacato è in grado di rappresentare i lavoratori. Il problema è un altro, non sindacale: quello che manca è l’attitudine a fare tavoli di confronto, in tutti i campi. La tenuta dei salari e del potere d’acquisto sono quelli che tutti conoscono, i problemi stanno iniziando a marcire. Se ci fosse una maggiore attenzione i rischi che si verificassero fenomeni come quelli di lunedì a Milano sarebbero minori».
Attenzione da parte del governo.
«Chiaro. Rispetto ai trasporti c’è un combinato disposto: la chiusura dei trasferimenti statali agli enti locali, il blocco della possibilità per i Comuni di contrarre mutui, l’assenza di politiche di incentivo. In più, pesa il totale disamore del governo per le forme di concertazione, per qualsiasi tavolo di confronto. Sarebbe buona cosa se su trasporto pubblico e viabilità si iniziasse
una riflessione d’insieme, presenti enti locali e confederazioni sindacali. Perchè la questione è complessa, e il quadro comprende anche la prossima liberalizzazione del settore, peraltro avvolta nella più completa confusione legislativa. La discussione contrattuale non deve essere avulsa da una panoramica
d’insieme, perchè questo induce le imprese a non prendere alcun impegno, e i lavoratori all’esasperazione».
Questi sono lavoratori che prendono
1000-1100 euro al mese, arrivano a 1400 con il massimo dell’anzianità. L’offerta di aumento è di 12 euro, cioè nulla
soprattutto per chi vive a Milano, che è una delle città più care d’Italia. Potrebbe essere un motivo per cui i lavoratori milanesi hanno radicalizzato la protesta,
oltretutto dopo sette scioperi "regolari”?
«Le specificità esistono. Parlare di 12 euro non è lo stesso in tutta Italia, sarebbe sbrigativo pensarlo. Questo non giustifica nulla, però. Anche perchè possono esserci altre forme per risvegliare l’opinione pubblica, per far capire alla gente che Lunardi non convoca una riunione. Di sicuro, invece, le specificità locali evidenziano che nel settore trasporti pubblici il rapporto tra dimensione nazionale e contrattualistrica locale è più intricato che in altri».
Una situazione complessa. Il governo
ne è consapevole, secondo lei?
«L’impressione netta è che il governo non sappia nemmeno di che cosa si stia parlando». Una brutta giornata, quella di lunedì, per il sindacato.
«Per il sindacato una giornata con l’amaro in bocca. E anche per la sinistra».