“Intervista” P.Bersani: brutto segno vendere la Rinascente

09/11/2004

              martedì 9 novembre 2004

              Il responsabile economico Ds preoccupato per il passaggio della grande distribuzione agli stranieri. Le promesse di Umberto Agnelli
              Bersani: brutto segno vendere la Rinascente
              «Ora Esselunga può finire agli americani. Perché imprese italiane e governo non si muovono?»

              Laura Matteucci

              MILANO È innanzitutto stupito, Pierluigi Bersani. Stupito perchè, come ricorda lui stesso, anni fa, quand’era ministro dell’Industria, ebbe da Umberto Agnelli l’assicurazione che Ifil non avrebbe mai ceduto ad Auchan l’intera Rinascente. E invece, eccoci qui. La finanziaria degli Agnelli e Auchan si sono accordate: tutta la sezione alimentare passa ad Auchan entro fine anno per 1.063 milioni di euro (e per le attività tessili è solo questione di tempo). Ma più che stupito, il responsabile delle politiche economiche per i Ds, nonchè parlamentare europeo, è preoccupato.

              Perchè preoccupato, Bersani?

              «Perchè questo accordo sposta gli equilibri della grande distribuzione. Sposta ulteriormente, direi, visto che già gran parte della distribuzione moderna in Italia è in mano agli stranieri, francesi e tedeschi innanzitutto. Si parte sempre dalla promessa che non cambierà nulla, ma in realtà non è mai così. Del resto, è sempre stata una precisa strategia della Fiat quella di allearsi con i francesi. E questi di Auchan sono particolarmente aggressivi, impegnati soprattutto nel Nord. E intanto è in corso anche l’operazione Esselunga…».


              Quale operazione Esselunga?

              «Per ora sono solo voci. Il proprietario, Bernardo Caprotti, è ormai molto anziano e da tempo si pensa debba cedere le redini. Ma a chi? Il figlio è stato cacciato dalla gestione dell’azienda insieme ad alcuni manager qualche mese fa, e da lì ha iniziato a circolare la voce di un’accelerazione del processo di vendita».


              A chi, quindi?

              «Si parla della Wal-Mart, che è la più grande catena distributiva del mondo, e che per il momento in Europa ha solo un avamposto in Germania. Ma sembra molto interessata ad entrare in Europa, proprio attraverso l’Italia. Potremmo essere usati come testa di ponte per l’espansione di un soggetto dalle potenzialità enormi».


              Arrivano gli americani, si salvi chi può?

              «Americani, ma anche francesi, tedeschi. In questo non c’è gran differenza: alla fine avremo merci che somigliano sempre meno a noi, e manager tutti stranieri».
              È questo il problema? È per questo che vede l’arrivo degli stranieri con allarme?
              «Intendiamoci: non auspico affatto una chiusura a soggetti esterni, dico però che dovremmo avere interesse a giocare anche delle presenze italiane nel settore. Possibile che il capitalismo italiano non riesca ad esprimere più nulla in tal senso? È un guaio molto serio, perchè significa che sempre di più le strategie del Paese verranno decise in altri luoghi, che non avremo più nemmeno il know-how. La distribuzione moderna ha bisogno di quadri dirigenti. Già adesso, ai convegni sulla grande distribuzione metà dei quadri sono francesi».


              Meglio gli americani che forse acquisteranno Esselunga o i francesi che di sicuro si comprano Rinascente?

              «Io preferisco sempre gli europei. Poi, Wal-Mart nello specifico ha un modo di concepire il meccanismo distributivo troppo aggressivo, sono spregiudicati, non danno garanzie sulla merce nè ai produttori nè ai consumatori. Per non parlare dell’occupazione. Non mi risulta abbiano dipendenti con regolare contratto».
              Di sicuro, c’è che l’unica catena italiana rischia di restare la Coop.
              «L’unica con l’istinto e la capacità di crescere è stata la cooperazione, sì. Che dunque diventa la bandiera italiana».


              E perchè non può essere Coop a rilevare Esselunga? Forse per qualche preclusione ideologica, visto che Caprotti è un imprenditore molto vicino a Forza Italia, che tra l’altro ha sovvenzionato la campagna elettorale di Berlusconi?

              «Forse, semplicemente, Wal-Mart è disposta a pagare talmente tanto da sbaragliare qualsiasi altro candidato».


              Bisogna rassegnarsi? La distribuzione italiana diventerà straniera, Coop a parte?

              «No, io credo che il sistema amministrativo abbia anche delle leve in mano. Così come il governo. Che il ministro Marzano (Attività produttive, ndr) incominci a dire qualcosa, che si pronunci su quale orientamento ritenga più desiderabile. Di sicuro, nessuno entra in un mercato a dispetto della sua classe dirigente, politica, economica».