“Intervista” Ortolani (Covip): il tfr può rimpolparle

07/05/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
107, pag. 3 del 7/5/2003
di Alessandra Ricciardi

Ortolani: il tfr può rimpolparle

Saranno da fame le pensioni obbligatorie degli italiani tra 30 anni, pari al 45-50% dell’ultima retribuzione. E non ci saranno rendite complementari in grado di riequilibrare l’assegno mensile, fino a portarlo agli attuali livelli. L’allarme è lanciato da Fabio Ortolani, commissario della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi previdenziali, che sollecita la rapida devoluzione alla previdenza integrativa del tfr. Oppure, in alternativa, l’eliminazione della norma che impone ai fondi il pagamento di una rendita vitalizia solo se l’importo mensile è almeno pari all’assegno sociale, oggi di circa 404 euro. In questo caso, infatti, le polizze danno diritto al versamento del solo capitale accantonato negli anni. ´In Italia manca un mercato della rendita vitalizia. Per far decollare il troncone della previdenza complementare è necessario puntare su investimenti sostanziosi e su effettive garanzie circa la liquidazione degli assegni mensili’, dice Ortolani a ItaliaOggi.

Domanda. Proprio oggi il ministro del lavoro ha incontrato i sindacati per affrontare il nodo tfr.

Risposta. Una politica previdenziale che sia in grado di guardare al medio-lungo periodo non può non tenere conto del fatto che un mercato dei fondi striminzito non dà nessun beneficio.

D. Ci sono già molte compagnie che si impegnano a fronte di versamenti periodici ad assicurare rendite vitalizie.

R. È necessario chiarire un equivoco: dal 2000 le rendite potranno essere pagate solo nel caso in cui superino o siano equivalenti all’importo degli assegni sociali. In caso contrario, cioè la quasi totalità, c’è la forma capitale.

D. E questo che cosa significa per un lavoratore giovane?

R. Per un dipendente assunto dopo il 1996, che investe circa 1.500 euro l’anno in un fondo per 40 anni, non c’è a oggi la prospettiva di avere la rendita. In questo caso, il futuro pensionato dovrà fare affidamento esclusivamente sull’assegno previdenziale obbligatorio, che sarà pari al 45-50% dell’ultima retribuzione.

D. Ma che grado di affidabilità avrà la previdenza integrativa?

R. È importante che i lavoratori abbiano ampie garanzie sul funzionamento e sul rendimento dei fondi. Ed è per questo che l’attività di monitoraggio diventa fondamentale. Tra l’altro è indispensabile anche per calibrare la politica previdenziale. Sono i motivi per i quali la Covip dovrebbe essere promossa ad autorità.

D. Ma il ddl di riforma delle authority, al varo del consiglio dei ministri, non la inserisce tra gli organismi indipendenti…

R. È singolare che proprio nel momento in cui l’Inghilterra e la Francia rafforzano i poteri delle autorità sui fondi previdenziali, noi andiamo in controtendenza.

D. La Covip svolge sin dalla sua creazione attività di controllo, eppure non è mai stata a rigore un’autorità.

R. Però ora sta cambiando l’assetto previdenziale, e le pensioni complementari sono la vera sfida dei prossimi anni. Per questo serve un organismo autonomo nella sua costituzione e gestione e che abbia poteri conformativi e sanzionatori adeguati, fermo restando che le scelte politiche spettano ai ministri competenti, cioè al lavoro e al tesoro. (riproduzione riservata)