“Intervista” Olga D´Antona: «Sono lettere a orologeria, mirano al cuore della Cgil»

01/07/2002


 
SABATO, 29 GIUGNO 2002
 
Pagina 9 – Interni
 
IL PERSONAGGIO
 
Olga D´Antona, vedova del giuslavorista ucciso dalle Br: il sindacato baluardo nella guerra al terrorismo
 
"Sono lettere a orologeria mirano al cuore della Cgil"
 
 
 
Chi critica ha dimenticato l´esempio di Luciano Lama e il sacrificio di Guido Rossa
 
BARBARA JERKOV

ROMA – Parla Olga D´Antona, deputato dei Ds e vedova di Massimo, il giuslavorista consulente del ministero del Lavoro assassinato tre anni fa dalle Brigate Rosse, proprio come il professor Biagi.
Ha letto le cinque lettere pubblicate ieri, onorevole D´Antona?
«Ho letto, certo. E non posso far a meno di chiedermi come mai escano fuori, puntualissime, proprio in questo momento».
Cosa sospetta?
«Questo è senza dubbio un momento particolare per il mondo del lavoro, di grande tensione sull´articolo 18. Con l´unità sindacale che sta attraversando momenti estremamente delicati. E con lo scontro con la Cgil al quale si tenta di far assumere toni sempre più politici».
Sta dicendo che qualcuno potrebbe strumentalizzare queste tensioni?
«Quanto sta accadendo è molto grave, anche perché rischia di segnare la fine della dialettica politica. Se il segretario del sindacato maggiormente rappresentativo non può più esprimere un giudizio politico, anche aspro, senza venir accusato di collusione con il terrorismo, questa è la fine del dialogo. Ma come si può accusare il sindacato di responsabilità in eventi terroristici? Il sindacato storicamente si è sempre impegnato contro il terrorismo, pagando anche prezzi molto alti. Ma l´hanno dimenticato il sacrificio di Guido Rossa, che era un sindacalista ed ebbe il coraggio di denunciare un fiancheggiatore delle Br pagando con la vita? E Luciano Lama che rivolse un appello accorato a unire tutte le forze democratiche contro la violenza terrorista? E i tre milioni di persone che sono scese in piazza due mesi fa, chiamate proprio da Cofferati a manifestare contro la violenza terrorista oltre che a tutela dei diritti dei lavoratori?».
Anche suo marito Massimo era vicino alla Cgil?
«Vicino alla Cgil e vicino a Sergio Cofferati».
E ha ricoperto un ruolo analogo a quello di Marco Biagi.
«Sì. Anche se con due governi di segno opposto e partendo da punti di vista diversi sulle tematiche del lavoro, entrambi, con grande generosità e in modo assolutamente disinteressato, hanno messo la loro competenza al servizio della collettività, pur di vedere realizzato il frutto di anni di studio e di lavoro».
Biagi scrive che qualcuno gli avrebbe riferito di minacce di Cofferati nei suoi confronti.
Cosa ne pensa?
«Abbiamo il diritto di sapere, a questo punto, chi è questo qualcuno e a quali minacce si fa riferimento. Se invece ciò di cui stiamo parlando è la normale espressione del confronto governo-sindacato, guai a criminalizzarla. E´ inammissibile che si tenti di reprimere il dissenso tappando la bocca agli avversari politici. Vedo il rischio di una deriva antidemocratica, sono veramente preoccupata».
Il professor Biagi ha chiesto aiuto e non l´ha avuto.
«Trovo inaccettabile che dopo l´assassinio di mio marito Massimo si sia potuto lasciare indifeso un uomo che aveva paura per la sua incolumità, un uomo braccato, minacciato. Un uomo che ha chiesto aiuto ed è stato lasciato solo. Un servitore dello Stato che lo Stato non ha saputo proteggere. Immagino, oltre al dolore, il senso di profonda amarezza che deve provare la famiglia. E trovo offensivo nei loro confronti che si strumentalizzi un evento tanto drammatico ai fini di uno scontro politico. Allo stesso tempo sento di dover esprimere un sentimento di sincera solidarietà a Sergio Cofferati. Colpendo la sua figura si punta a colpire tutta l´organizzazione sindacale della Cgil, che in questo momento rappresenta la punta di maggiore dissenso alle politiche del governo sui temi del lavoro».