“Intervista” O.Rosati: Il sindacato può diventare più giovane

16/01/2006
    sabato 14 gennaio 2006

    Pagina 14 -Economia & Lavoro

      Intervista a Onorio Rosati
      Il nuovo segretario della Camera del lavoro di Milano, un «riformista radicale»

        Il sindacato può diventare più giovane

          di Laura Matteucci / Milano

            Complimenti, segretario…Per lei quasi un plebiscito: solo tre voti contrari su 129 votanti. Una bella soddisfazione.

              «E anche una bella responsabilità. Per fortuna posso condividerla con un ottimo gruppo dirigente».

                La prima cosa che farà da segretario?

                  «Andrò in visita all’Anpi da Tino Casali per riaffermare la nostra vocazione democratica e antifascista».

                    Onorio Rosati, 42 anni, è il nuovo segretario della Camera del lavoro di Milano, la più grande d’Italia. «Giovane io? Non direi – si schermisce – È il sindacato che è un po’ vecchio…». Prende il posto di Giorgio Roilo ed è il primo segretario che non proviene dal mondo industriale, ma dalla funzione pubblica, di cui nel ‘98 è diventato il segretario generale. Nel 2002 è chiamato a far parte della segreteria Cgil, con l’incarico di seguire il mercato del lavoro, il settore artigiano e la formazione professionale.

                      Funzione pubblica invece dell’industria: un segno dei tempi?

                        «Un segno delle trasformazioni della nostra società, sì. Già da tempo il primo sindacato non è più la Fiom, ma proprio la Fp».

                        Dopo la visita alle associazioni partigiane, che farà?

                          «Chiederò un incontro ai segretari di Cisl e Uil. I buoni rapporti che già abbiamo possono essere la base per un salto di qualità. Significa chel’unità non bisogna trovarla solo sui singoli problemi, ma tentare una proposta unitaria complessiva con cui andare al confronto con la politica».

                            Anche in vista delle amministrative.

                              «Chiaro. Infatti, la terza cosa che ho in mente sarà partecipare alla manifestazione del 24 gennaio al Teatro Nazionale a sostegno di Bruno Ferrante (che corre come candidato sindaco del centrosinistra, ndr)».

                                Lei si definisce un “riformista radicale”: che significa?

                                  «Che in Italia i riformisti non possono essere moderati, ma devono avere il coraggio di essere radicali sui principi, pur nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi».

                                    Roilo ha lasciato la segreteria con un grido d’allarme per Milano e provincia: 50mila posti di lavoro a rischio, una città in declino.

                                      «I dati sono inquietanti. Abbiamo bisogno di politiche territoriali, industriali, che ci consentano di recuperare terreno. Dobbiamo affrontare l’emergenza casa, la questione dell’immigrazione. Anche in questo senso non è indifferente il ruolo dell’amministrazione comunale, che con il centrodestra negli ultimi 15 anni si è defilata, e che deve tornare un interlocutore valido. Milano ha potenzialità enormi, che la politica ha il dovere di indirizzare».

                                        Priorità alle politiche di sviluppo?

                                          «E ai diritti dei lavoratori. Nel 2005 il 70% dei contratti stipulati è atipico. Le risorse umane non possono essere nè precarie nè flessibili. L’obiettivo è estendere i diritti e affrontare la precarietà del lavoro».