“Intervista” Nicolosi: «Il 20 ottobre saremo in tanti»

12/09/2007
    mercoledì 12 settembre 2007

    Pagina 7 – POLITICA & SOCIETÀ

      «Il 20 ottobre saremo in tanti»
      No all’accordo di Lavoro e società

        Nicola Nicolosi, coordinatorenazionale dell’area programmatica della Cgil, giudica pretestuose le accuse alla manifestazione e chiede coerenza al suo sindacato. La consultazione sul protocollo su pensioni e precarietà è positiva ma il diritto al dissenso dev’essere garantito a tutti. Le strane coincidenze con il Veltroni day

          Roma
          «Non so se la coincidenza tra il risultato della consultazione sindacale sul protocollo governativo firmato dalle confederazioni e le primarie del Partito democratico sia casuale o voluta. Io avrei preferito una settimana in più per le assemblee con i lavoratori, mentre così può sorgere il sospetto che ai tot milioni di voti presi da Veltroni si vogliano portare in dote quattro milioni di voti sindacali». Nicola Nicolosi, coordinatore nazionale dell’area programmatica della Cgil Lavoro e società, non nasconde il dubbio che la coincidenza delle date – i risultati della consultazione saranno noti due giorni prima del Veltroni Day – sia funzionale a un progetto politico. Se così fosse, l’autonomia del sindacato resterebbe una rivendicazione astratta, statutaria. Non una pratica politica.

          Lavoro e società ha detto no al protocollo su pensioni e welfare. Come parteciperete alla «consultazione con voto certificato e segreto» indetta da Cgil, Cisl e Uil?

            Intanto va detto che la consultazione è una conquista democratica, non era scontato che ci si arrivasse. Per la prima volta dal referendum del ’95 sulla riforma Dini si chiede con le assemblee e il voto ai lavoratori, ai pensionati e ai precari un mandato finale alle confederazioni. E’ importante stabilire come si gestisce questo grande spazio di democrazia: per noi è inammissibile che la consultazione sia trasformata in plebiscito, per questo escludiamo qualsiasi regola limitativa della libera espressione. Come Lavoro e società ribadiremo in ogni sede la nostra contrarietà al protocollo.

            Ma le regole prevedono che in ogni assemblea ci sarà un solo relatore che, a prescindere dalle sue convinzioni, dovrà sostenere la posizione di Cgil, Cisl e Uil. Quindi tu, chi la pensa come te o come la Fiom, dovrà sdoppiarsi. Mi aiuti a spiegare questa «regola democratica» ai lettori del «manifesto»?

              Tra illustrare e sostenere un protocollo c’è una differenza. Come Lavoro e società illustreremo con precisione il documento e le ragioni che hanno convinto le confederazioni a firmarlo, ma restiamo liberi di esprimere il nostro giudizio motivando le ragioni che ci portano a votare contro. Sia chiaro: non devono esserci discriminazioni ai danni delle posizioni critiche. Se non dovessero mandarci a tenere le assemblee non potremmo che far vivere in tutte le assemblee le ragioni del nostro no. Mi sembra che un ragionamento analogo sia stato fatto da Gianni Rinaldini al comitato centrale della Fiom. E’ una novità rilevante che la categoria industriale più importante della Cgil abbia deciso di non approvare il protocollo.

              In Lavoro e società si è alzata qualche voce critica sul no all’accordo e sulla partecipazione alla manifestazione del 20 ottobre. I dubbi riguardano un quadro importante come Paola Agnello Modica che dovrebbe rappresentarvi dentro la segreteria nazionale della Cgil.

                Sul protocollo non ci sono differenze di giudizio tra di noi, sia pure con le normali articolazioni e sensibilità di ciascuno. Quell’accordo è negativo tanto sul versante del welfare e della precarietà quanto sulle pensioni future. Diversi comportamenti individuali lasciano il tempo che trovano. Paola Agnello Modica è in segreteria perché Lavoro e società l’ha ripresentata e ha concordato la sua conferma fino a fine mandato che va a scadenza quest’anno. Agnello Modica ha un incarico, ma il coordinatore nazionale dell’area programmatica sono io.

                Qual è l’impegno che Lavoro e società metterà nella preparazione della manifestazione del 20 ottobre, e come valuti le polemiche ferragostane che ne hanno accompagnato il lancio?

                  Quelle critiche immotivate quindi sbagliate hanno rafforzato la nostra convinzione e la verifica della necessità di un grande appuntamento sociale viene dai posti di lavoro. I compagni ci chiedono un impegno straordinario per la sua riuscita. Molte politiche del governo sono in contrasto con lo stesso programma dell’Unione e noi si chiede il rispetto delle promesse fatte agli elettori, tutto il sindacato dovrebbe esserci. L’appello dei promotori, del manifesto, Liberazione e Carta è chiaro, è un’opportunità per tutti gli attori sociali e politici che chiedono a questo esecutivo di fare di più, e meglio. Sulla precarietà, il lavoro, i diritti, la pace. Non c’è alcuna intenzione di far cadere il governo o attaccare la Cgil, sono accuse strumentali. Nei contenuti, chiederei a tutta la Cgil di essere coerente con il suo mandato congressuale.

                  Hai il sospetto che dietro le dure critiche della segreteria della Cgil alla manifestazione ci sia un venir meno della sua autonomia dalla politica?

                    Non nei confronti di questa o quella forza politica. Vedo piuttosto un farsi carico – nel senso di caricarsi sulle spalle – della debolezza del governo Prodi. Perciò è ancor più importante salvaguardare l’autonomia della Cgil, anche per evitare che il conflitto sociale, invece di essere assunto come valore, venga espulso. Dal canto nostro, la manifestazione deve mantenere la sua autonomia dai partiti: i protagonisti devono restare i soggetti sociali e la società civile.

                    Sei ottimista o preoccupato sulla partecipazione di massa al 20 ottobre?

                      Noi terremo insieme le assemblee nei posti di lavoro, la battaglia per il no al referendum e la partecipazione alla manifestazione. Non abbiamo il potere organizzativo per far vincere il no, ma questa consapevolezza è generale ed è un ulteriore stimolo a fare del 20 ottobre un’occasione straordinaria. Direi storica.

                    lo. c.