“Intervista” Nerozzi: senza accordo, sciopero «generale»

21/05/2007
    sabato 19 maggio 2007

    Pagina 8 – CAPITALE & LAVORO

    Intervista

      Il segretario Cgil: con il blocco degli statali si è arrestata tutta la concertazione C’è un grande malessere nel paese, e il centro sinistra per il momento non lo coglie

        Nerozzi: senza accordo sui tavoli
        lo sciopero diventerà «generale»

        An. Sci.

        Roma
        «C’è un grandissimo malessere nel paese: le fabbriche hanno cominciato a scioperare, i pensionati stanno sempre peggio e si stanno mobilitando, il pubblico impiego ha subìto quest’ultimo blocco, con un contratto già firmato che non viene applicato: io davvero non capisco come il centro sinistra si possa accanire contro tante persone che hanno avuto fiducia». Il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi non ci parla solo dello sciopero annunciato dei dipendenti pubblici – il prossimo primo giugno – ma declina la sua «specialità» (in Cgil ha appunto la delega al settore pubblico) nel contesto più generale dei «tavoli» aperti presso il governo, ieri quello sulla «competitività»: «Adesso tutti i tavoli hanno subìto una battuta di arresto: chiaro che noi li teniamo distinti, ma se dovessero esserci per il welfare e le pensioni gli stessi esiti che hanno avuto gli statali, allora la risposta non potrà essere che generale».

          Il sindacato si prepara dunque alla mobilitazione?

            Io dico che in questa fase, se vogliamo dare risposte a quelli che rappresentiamo, davvero non possiamo fare altro. Leggevo una delle ultime dichiarazioni di Prodi: dice che «non si può utilizzare il ricatto dello sciopero». La trovo ingenerosa: innanzitutto perché abbiamo già revocato due volte lo sciopero, e per ben tre volte il governo si è rimangiato quanto aveva firmato. Scioperare è inevitabile, diventa anche un elemento di «pulizia» delle relazioni. Poi è ingeneroso verso il sindacato, perché i lavoratori si sono fatti carico, nel periodo della finanziaria, della crisi del paese, mentre tante parti della maggioranza brigavano con gli emendamenti, favorendo quel settore o quell’altra corporazione. E la stessa responsabilità hanno dimostrato gli statali, chiedendo 101 euro: che diciamolo, sono anche pochi, quel minimo sotto cui davvero non si poteva scendere.

              Cosa chiedono i lavoratori?

                Le condizioni delle persone che rappresentiamo sono al limite: c’è rabbia, disperazione. Sentimenti che hanno espresso i pensionati e i lavoratori del commercio negli ultimi attivi, venendo a Roma da tutta Italia. Chi guadagna dieci volte rispetto a una maestra fa fatica a capire quanto fatica una maestra. E così sono in difficoltà i poliziotti, i vigili urbani, gli infermieri: non solo per gli stipendi che prendono, ma anche perché incontrano mille ostacoli nell’erogare i servizi. Si pensi agli ispettori del lavoro che devono spostarsi in metro, o ai vigili del fuoco senza benzina. Io credo che non solo si dovrebbero investire le risorse promesse sui contratti – e nell’ultima finanziaria sono sufficienti, per scuola e statali – ma anche rilanciare il ruolo degli enti locali: in quest’ultimo caso, per dare risposte bisogna superare il patto di stabilità.

                  C’è qualche margine per evitare lo sciopero o state già preparando pullman e striscioni?

                    Noi stiamo preparando i pullman, ma certo se firmassero i contratti lo sciopero non ci sarebbe. Ripeto: le risorse ci sono. Ma poi ci sono altre priorità, ugualmente importanti. Le pensioni: il superamento dello scalone, i coefficienti da non toccare per non penalizzare i giovani, l’adeguamento degli assegni più bassi. Il mio sospetto è che hanno fatto saltare il tavolo degli statali per poi convocarci a un «tavolone» dove uniranno tutto: ma non pensino certo che per questo abbasseremo le richieste.

                      Senza accordo sulle pensioni pensate allo sciopero generale?

                        Noi teniamo le questioni distinte, e anche il governo – se avesse buon senso – dovrebbe risolvere un capitolo per volta. E dico tutto il governo, perché farsi carico di chi sta male non deve essere solo di qualche partito: la fiducia è stata riposta in tutta l’Unione. Ma se l’esito sui tavoli sarà quello visto per gli statali, la risposta non potrà essere che generale.