“Intervista” Nerozzi: «Niente liti a sinistra»

18/10/2007
    giovedì 18 ottobre 2007

    Pagina 4 – politica&società

      Il segretario Cgil denuncia le manovre dell’esecutivo sul protocollo. Il nuovo testo? «Aspetto di leggerlo»

        Nerozzi: «Niente liti a sinistra»

        Il protocollo aiuta i più deboli, chi ha meno diritti. Si è aperta una guerra esagerata rispetto a un accordo non epocale. Ora un confronto serio, e senza armi

          Loris Campetti

          Non sono stati semplici i rapporti tra manifesto e gruppo dirigente Cgil negli ultimi mesi e non sono mancate differenze di giudizio anche aspre tra il sindacato di corso d’Italia e il quotidiano di via Tomacelli. In particolare sul protocollo del 23 luglio. Con il segretario confederale Paolo Nerozzi, che forse proprio per il suo passato legame con il giornale non è stato tra i più teneri nei nostri confronti, proviamo a riannodare un filo di ragionamento che non cancella le differenze ma riapre, speriamo, la comunicazione.

            Epifani ha denunciato sul Sole surrettizie modifiche apportate al testo del protocollo, e il conflitto con il governo e, indirettamente, con Confindustria si è riaperto al punto di mettere in discussione l’accordo stesso. Cosa è successo?

              Come organizzazioni sindacali avevamo valutato positivamente gli aggiustamenti, sia sul versante previdenziale che sul mercato del lavoro. Quando siamo andati a leggere il testo scritto ci siamo accordi ci siamo accorti che era sparita la garanzia per i giovani di una copertura pensionistica non inferiore al 60% dell’ultimo stipendio, le finestre d’uscita per le pensioni di vecchiaia si erano ridotte da 4 a 2 e per i lavori usuranti veniva preso come riferimento l’ultimo anno di attività, con la conseguenza che la platea di chi avrebbe potuto usufruire della legge Dini si sarebbe ridotta dei due terzi.

              Chi si deve ringraziare dello scherzetto, il governo o la Confindustria?

                La Confindustria ci ha messo del suo, anche se credo che sia stata consultata in modo non ineccepibile dal governo sulle modifiche che sarebbero state introdotte. Ma la responsabilità maggiore è del governo, e non scarico la colpa sui dipendenti pubblici che hanno trascritto: c’è stata qualche grave responsabilità politica. Nella discussione tra sindacati e forze di sinistra si è perso di vista un punto fondamentale: il ruolo giocato dal governo che ha tentato di cambiare i punti più caldi della discussione che ha accompagnato la consultazione. Il punto non era discutere tra di noi sugli emendamenti ma con chi ha fatto questo attacco.

                Ora l’accordo sembra esserci, qual è il giudizio? E come valuti la moratoria di 15 mesi sulle modifiche su i lavoratori a tempo determinato, i "famosi" giovani?

                  Prima di dare un giudizio, alla luce dell’esperienza, aspetto di leggere il testo finale. Se è conforme a quanto stabilito, il protocollo esce migliorato, è il risultato della consultazione. Un accordo è un accordo, figlio di una trattativa complessa, non poteva essere l’insieme dei nostri desiderata.

                  Parliamone, di questa consultazione. I commenti a volte sono sembrati un po’ sopra le righe, come se di colpo i problemi di rapporto con i lavoratori fossero risolti.

                    Il risultato è straordinario, inaspettato per la grande partecipazione e la qualità dei sì, così massicci tra i giovani. I pensionati non sono stati più rilevanti che in passato, hanno pesato nella norma. Non solo i no ma anche i sì sono articolati e contengono moderazione e radicalità. Per i più deboli, chi è in cassa integrazione, o ha meno diritti, per gli immigrati, il risultato è straordinario. Rossanda ha fatto un ragionamento in parte condivisibile – c’è chi ha votato per difendere quel che c’è perché non vedava alternative. Ma voglio aggiungere che i più deboli non hanno abbassato la testa, anzi l’hanno alzata per la prima volta.

                    Il meglio è nemico del bene?

                      Per chi ha meno diritti questo è il meglio: il bene non l’ha mai visto.

                      Si sono dati giudizi offensivi sui metalmeccanici e in particolare sui lavoratori Fiat che hanno votato no: residui, roba del passato.

                        Bisogna distinguere. Tra i metalmeccanici i no hanno superato di un paio di punti i sì, la categoria s’è divisa a metà. Alla Fiat le condizioni materiali pesanti ereditate da un passato drammatico e i bassi salari sono alla base dello scontento operaio. Ho un grande rispetto per questi lavoratori, dobbiamo recuperare un rapporto con loro recuperando una situazione psicologica e materiale che ferisce. Quei lavoratori chiedono risultati, sul salario e sulla condizione. Il voto dei meccanici è articolato, va letto con attenzione. Io ho un grande rispetto per i lavoratori, guai a non tener conto delle loro ragioni. Con i gruppi dirigenti invece bisogna aprire un confronto serio.

                        E’ bella questa scimitarra spagnola che hai in libreria. La userai nel «confronto serio» con la Fiom e le aree del dissenso?

                          Me l’hanno regalata dei ragazzi. Non ha alcuna funzione. Discuteremo con serenità e franchezza bandendo culture che parlano di traditori, nemici, scissionisti. Useremo la parola che è l’opposto delle armi. Nessun atto amministrativo.

                          Ieri avete inviato una lettera che diffida le aree programmatiche dall’usare il logo della Cgil, con un sotteso riferimento alla manifestazione di sabato. E’ il confronto franco?

                            Credo che, soprattutto in situazioni delicate come questa, il logo sia della Cgil, non di una sua parte. Del logo con il manifesto abbiamo già discusso (il riferimento è all’uso improprio fatto in una finta pubblicità ospitata dal giornale, ndr).

                            Si respira aria pesante, come se anche per voi il nemico principale fosse il più vicino a sinistra.

                              Questo potrei dirlo anch’io: il manifesto mi ha additato come nemico. Scherzi a parte, c’è stata una discussione sul protocollo più dura di quanto meritasse, non si trattava di un accordo epocale eppure è stata dichiarata una guerra generale.

                              Anche alle forze a sinistra del Pd non avete risparmiato bastonate.

                                Abbiamo rivendicato rispetto dell’autonomia sociale e di quella politica, altrimenti saremmo al mostro bicefalo. Gli interventi pesanti sono iniziati il giorno stesso dell’accordo, per non parlare delle recenti intreomissioni gravissime di Rizzo. Giustamente Epifani aveva sempre chiesto al governo di trovare un accordo interno. Ora smettiamola di litigare: sulla finanziaria non c’è un soldo per il lavoro dipendente e non c’è una netta scelta fiscale. Per questo scenderemo in piazza il 17 novembre: mai abbiamo mostrato tanta autonomia. Attraverso la leva fiscale penso che si debba anche potenziare il ruolo del contratto nazionale.

                                Ma se il protocollo va in direzione opposta, con la detassazione degli straordinari…

                                  E’ vero, ma ripeto: un accordo è un accordo, frutto di mediazioni.

                                  Perché tanta acredine verso la manifestazione del 20?

                                    Quando mi si convoca per fare una cosa unitaria bisogna concedermi di discurne insieme, altrimenti siamo alla III Internazionale. Non ho ancora capito le parole d’ordine. Spero che sia partecipata e che non sia contro l’accordo e il sindacato.

                                    Molti giornali hanno scritto che giochi in due campi, quello sindacale e quello politico, con un ruolo centrale dentro Sd. E che che il tuo intervento avrebbe portato Mussi sull’orlo delle dimissioni.

                                      Non è così, non è andata come tutti i giornali hanno scritto. Lungi da me l’idea di spingere Mussi a dimettersi. Come altri sindacalisti, nella riunione di Sd ho espresso la mia opinione. In ogni caso, è utile mantenere una distinzione tra rappresentanza sindacale e politica. D’ora in poi mi occuperò solo di sindacato e resterò un semplice militante di Sd. Così sarà chiara a tutti l’autonomia.

                                      Il Pd vuole il sindacato unico?

                                        Non esiste il sindacato unico, semmai temo la sottovalutazione delle organizzazioni sindacali. Invece, nell’unità sindacale credo molto, può essere un referente in un quadro di debolezza della rappresentanza politica del lavoro. Con elementi di dialettica e persino di forte polemica con il Pd, come oggi. Alle forze a sinistra del Pd dico che se hanno in prospettiva ambizioni maggioritarie nella coalizione non possono non riconoscere l’intero movimento sindacale, e non solo una sua parte.