“Intervista” Nerozzi: «La Fiom? Non aiuta la sinistra»

13/09/2007
    giovedì 13 settembre 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

      Nerozzi (Cgil): «La Fiom?
      Non aiuta la sinistra»

        «Tutti parlano di divisioni. Io invece penso che la cosa più rilevante sia il referendum
        Sottovalutano la consultazione perché è più facile sparare sulla mancanza di democrazia»

          Stefano Bocconetti

          Assicura che parlerà «anche della Fiom». Premette che lui è un dirigente sindacale e che quindi non ha senso che risponda sulla «politica». Sulla «cosa rossa» magari, o quant’altro. Anche se certo, «da semplice persona e non da segretario Cgil», il suo cuore batte proprio in quella direzione. E qualcosa sull’argomento alla fine gli si riesce a strappare. Vuole iniziare da altro, però. Paolo Nerozzi, 57 anni, una vita da dirigente del sindacato – quello regionale dell’Emilia poi dirigente nazionale dei pubblici dipendenti, prima di entrare, 7 anni fa, nella segreteria di Corso d’Italia – è finito spesso in questo periodo sui giornali. Si dice che sia molto influente nel gruppo di Mussi – ma lui si schernisce: «Mi attribuiscono un’influenza che non ho. Ne sarei lusingato ma semplicemente non è così» -, si dice che sia stato soprattutto lui ad opporsi alla partecipazione di Sinistra democratica alla manifestazione del 20 ottobre. «Di questo però davvero non parlo, le cose che avevo da dire le ho dette in un seminario. E basta». E’ disponibile, pacato, gentile. Chiede solo però di cominciare la chiacchierata con una riflessione.

          Quale?

            Tutti in queste ore parlano di divisioni e spaccature. Io invece credo che il dato più rilevante sia un altro. Il referendum dei lavoratori. Un metodo democratico che non mi pare sia stato valorizzato da nessuno. Neanche dalla sinistra.

            E perché quest’atteggiamento?

              Io penso che non ci sia molta attenzione alla consultazione da parte della sinistra perché qualcuno si auspicava che il referendum non si facesse. A quel punto tutto sarebbe stato più semplice. Si sarebbe potuto denunciare la mancanza di democrazia e quant’altro. Invece si farà. Esattamente come chiedeva la Fiom.

              Forse però la democrazia sindacale non è solo un sì e un no ad un accordo firmato in una stanza a Palazzo Chigi. Forse c’è bisogno di qualcos’altro, non credi?

                E’ un tema che aprirebbe una discussione lunghissima. Ma siccome credo che ti interessi l’attualità, torno a ripeterti che questa era la richiesta della Fiom. Il referendum. E mi aspetterei, a questo punto, che al di là delle opinioni di ciascuno, tutti facessimo un passo indietro. E lasciassimo la parola agli interessati: ai lavoratori.

                Ma, onestamente, da uomo di sinistra e da dirigente sindacale non ti preoccupa il "no" della Fiom ad un’intesa, già criticata da tantissimi?

                  Non puoi dare per scontata la critica ad un’intesa che invece secondo me porta a casa qualcosa. Certo, la parte sul mercato del lavoro ha aspetti che non mi piacciono. E su questo la Cgil è stata molto chiara nella lettera a Prodi. Ma è inutile girarci attorno: il cuore del dissenso della Fiom riguarda le pensioni.

                  Accordo che invece ti piace?

                    Lo difendo. Le tutele per i quarantenni, per le donne, la parte sui giovani, sugli usuranti, il fatto che abbiamo eliminato la revisione dei coefficienti – cosa di cui nessuno parla -, l’eliminazione dello "scalone"…

                    Con l’introduzione degli scalini…

                      Che comunque non sono lo scalone. Io sfido chiunque a sostenere che la condizione dei pensionati peggiorerà.

                      Ma forse la valutazione di un’intesa va fatta anche rispetto alle attese. Stiamo parlando di un governo di centrosinistra che s’era impegnato a cancellare la Maroni.

                        E io ti dico che la Maroni non c’è più. E aggiungo: un sindacato non fa i conti con le "speranze" ma con le cose concrete che può portare a casa. E stiamo parlando della trattativa con un governo che stenta, e quanto, al Senato. Insomma, dobbiamo saperlo che senza questa intesa ci sarebbe ancora lo "scalone" e probabilmente non ci sarebbe più questa maggioranza. In entrambi i casi, la condizione dei lavoratori sarebbe peggiore. E credo che questo sarà il giudizio anche dei metalmeccanici.

                        Quindi la Fiom ha sbagliato ad opporsi?

                        Cosa pensassero i dirigenti della categoria, lo si sapeva. Lo avevano detto al direttivo della Cgil, la sede più opportuna per manifestare il dissenso. Non mi aspettavo, insomma, che l’organismo dirigente della Fiom prendesse una posizione formale. Non ne faccio una questione di regole, beninteso. Dico solo che sarebbe stato più opportuno, lo ripeterò fino alla noia, rimettersi al giudizio dei lavoratori.

                        Insisti tu, insiste anche il cronista. Non ti poreoccupa la scelta della Fiom?

                          Mi preoccupa, è il verbo giusto. Perché so che in una situazione di lacerazione, con molti elementi di populismo, il sindacato confederale unitario è un elemento di forte coesione sociale. Che guarda agli interessi generali. E vedo con preoccupazione l’emergere nel paese di tentazioni corporative. Non sto dicendo che la Fiom sia corporativa ma certo vedo il rischio che alla fine ognuno decida di fare per sè. E sarebbe la fine della cultura confederale.

                          Corporativismo? M è la definizione usata da Veltroni per attaccare il sindacato.

                            Lasciamo stare le parole. E francamente non mi pare di usare lo stesso linguaggio, del partito democratico.

                            Che comunque plaude all’intesa.

                              Dopo la «rottura» della Fiom, tutti ora hanno preso a dichiarare sull’argomento. Fino a ieri, semplicemente lo ignoravano. Come hanno sempre ignorato i temi del lavoro.

                              Scusa Nerozzi. Visto che siamo arrivati al piddì, una domanda tutta politica. Non pensi che la scelta della Fiom in qualche modo influenzerà anche la discussione sulla "cosa rossa"? Quel "no" indica una strada, non credi?

                                Influenzerà, questo è certo. Ma non nel senso che sembra suggerire la tua domanda. Influenzerà ma solo perché alimenta le difficoltà del quadro politico, rischia di spaccare. Anche quel processo di "ristrutturazione" delle forze politiche. Insomma, non aiuta il processo a sinistra.

                                Ma il sindacato ha interesse ad avere una sponda politica, un soggetto unitario, che difenda le ragioni del lavoro?

                                  Il sindacato ha interesse a stabilire rapporti di autonomia. Anche con la sinistra. Il sindacato ha interesse che una sinistra non giudichi un accordo ma lo lasci giudicare ai lavoratori.

                                  Prendiamola da un’altra angolazione. Paolo Nerozzi che sinistra unitaria ti immagini? Quella che avalla un’intesa che piace alla Confindusria…

                                    Ti assicuro che non piace affatto alla Confindustria…

                                    Quella che sostiene la firma di intese a tre o quella che prova a ripartire dai luoghi di lavoro?

                                      Posso raccontarti ciò che mi piacerebbe ci fosse. Qualcosa che metta da parte la brutta teoria delle due sinistre. Mi piacerebbe una sinistra che sappia essere radicale e riformista, che dia valore all’unità sindacale, che capisca l’importanza della coesione sociale. Fuori da questo ci sarebbe marginalità o subalternità. E i lavoratori perderebbero.

                                        E quindi? Cosa ti aspetti?

                                          Lama, citando "Via col vento" all’indomani della rottura dell’84, diceva: "Domani è un altro giorno". Aspettiamolo, aspettiamo che si pronuncino i lavoratori.