“Intervista” Nerozzi: «Destra schizofrenica e provocatrice»

06/11/2003


      6 Novembre 2003
      «Destra schizofrenica e provocatrice»
      Paolo Nerozzi, segretario della Cgil: «Le nostre manifestazioni contro il terrorismo sono aperte a tutti, ma non accettiamo lezioni da chi ci paragona a chi spara». Lo sciopero generale della Fiom per la democrazia «è il nostro sciopero»

      LORIS CAMPETTI
      «Le lotte sociali sono una cosa, il terrorismo un’altra. Nessun legame, nessuna contiguità. Aggiungo che la lotta al terrorismo si affianca alle lotte sociali, altro che indebolirle. Uno dei modi migliori per isolare e sconfiggere il terrorismo è la continuazione e il rafforzamento delle lotte sociali non violente. Milioni di persone in piazza rappresentano la democrazia sostanziale basata sulla condivisione e sulla partecipazione, esaltano il protagonismo a differenza e in alternativa alla democrazia mediatica». Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil, è netto nel rifiuto di qualsivoglia tentativo di speculazione e di uso del terrorismo contro i sindacati e contro il movimento, fa piazza pulita dei richiami alla «solidarietà nazionale» ma si dice «non imbarazzato» se Berlusconi – nonostante il veleno e gli insulti che escono dal suo schieramento contro la Cgil – decidesse di partecipare alle manifestazioni indette in Toscana da Cgil, Cisl e Uil contro il terrorismo.

      Partiamo proprio dall’appello a un’improbabile solidarietà nazionale: che impressione ti fa ascoltare queste sirene, le stesse che buttano fango sulla Cgil e/o sul movimento, le stesse che parlano di contiguità con il terrorismo?

      Una cosa, ovvia, è la costruzione di uno schieramento ampio nella battaglia contro il terrorismo; altra cosa, sbagliata, è riproporre scenari politici del passato che pure, in una situazione interna e internazionale completamente diversa, non hanno avuto alcun esito positivo. Trovo sinceramente sorprendente che quelli che da due anni e fino a poche ore fa si scatenavano con spericolate iniziative contro la Cgil, siano oggi gli stessi che vengono a proporci la solidarietà nazionale.

      Questo vuol dire che rifiuterete la partecipazione dei berluconidi alle vostre manifestazioni del 19 contro il terrorismo? C’è un sondaggio sul sito di Forza Italia in cui si chiede se Cgil e Br sono: a) amici; b) nemici; c) si conoscono. il 75% risponde che siete amici, l’11,5% che vi conoscete e solo il 13% che siete nemici. E il leghista Calderoli dice che non andrà a manifestare con chi mette le bombe.

      Cgil, Cisl e Uil della Toscana hanno indetto manifestazioni in tre luoghi simbolici: città in cui sono stati effettuati gli arresti, o dove sono stati colpiti due nostri compagni ferrovieri. Chi vuol venire alle nostre manifestazioni è libero di farlo, ma sono nostre manifestazioni. Ci sentiranno ripetere quel che abbiamo sempre detto: la ripulsa di ogni forma di violenza. La non violenza è un’identità collettiva del sindacato e le dichiarazioni che arrivano dal movimento sono dello stesso tenore. Berlusconi vuol venire alla nostra manifestazione di Pisa, o di Firenze? Venga pure. Ma che nessuno, tra costoro, si permetta di venirci a spiegare cosa dobbiamo fare e non fare per combattere il terrorismo. Infine, chi ci chiede di manifestare insieme e poi fa quel sondaggio contro di noi deve far pace con il suo cervello. Trattasi, quanto meno, di schizofrenia. Schizofrenici o no, pretendiamo le loro scuse.

      Torniamo alle lotte sociali. Domani tocca ai metalmeccanici della Fiom e alla manifestazione prenderà la parola, tra gli altri, Guglielmo Epifani. La partecipazione della Cgil segnala una forma di solidarietà con i suoi meccanici, o un’appartenenza, una condivisione?

      La lotta della Fiom per il contratto, dopo l’accordo separato, sbagliato, tra Federmeccanica, Fim e Uilm, pone a tutti una questione centrale: il nodo ineludibile della democrazia con cui sindacati, partiti e movimento devono fare i conti. Per noi non si tratta di solidarietà ma di appartenenza, perché la Fiom è la Cgil e la Cgil è la Fiom. Il secondo aspetto che ci chiama in causa direttamente è il degrado delle condizioni materiali dei lavoratori metalmeccanici. Un fatto che sta assumendo, purtroppo, un aspetto drammatico per l’insieme dei lavoratori e dei pensionati. Al grave declino del paese si accompagna un abbattimento del reddito da lavoro e delle pensioni. Ho visto nelle assemblee la disperazione dei lavoratori dell’amianto, ho visto operai cinquantenni piangere perché non hanno i soldi per arrivare a fine mese. Da queste sofferenze, dalla solitudine dei pensionati dobbiamo far ripartire la nostra azione. Ma anche dalle speranze dobbiamo ripartire: per esempio la speranza dei ragazzi, che ieri ha portato 60 mila studenti a manifestare a Napoli.

      La manifestazione nazionale della Fiom «per la democrazia» segue e precede appuntamenti unitari di Cgil, Cisl e Uil. Come si tengono le due cose?

      La ripresa del rapporto unitario non liquida l’insieme dei problemi aperti in una fase difficile, penso ai meccanici e penso al Patto per l’Italia e alla legge 30. Ma è il primo passo di un cammino unitario, una risposta al declino, una battaglia sulle pensioni e contro la finanziaria che parte dalla difesa delle condizioni dei nostri rappresentati. Il percorso avviato prevede altri appuntamenti unitari dopo il 6 dicembre, se dal governo non verranno risposte positive, e può aiutare a ricomporre le questioni aperte; i tempi certo sono diversi. L’importante è non rinunciare alla propria coerenza, e la Cgil non vi rinuncia.

      Ma se guardi ai giovani, al movimento contro la globalizzazione neoliberista e alle lotte sociali e sindacali come leve per un cambiamento profondo, come vedi, come vede la Cgil il dibattito aperto sul partito riformista e sulla lista unica, sull’alleanza dell’Ulivo con il Prc?

      Ho una sola cosa da dire: la forze politiche devono rispondere al sindacato sui contenuti che poniamo (ha ragione Pezzotta), e non da oggi: che ne pensano sul fatto che la riforma delle pensioni in Italia è già stata fatta? E sulla nostra critica alla finanziaria? E sull’immigrazione – non solo sulla Bossi-Fini? E sulla pace, e sull’ipotesi insostenibile di mandare truppe in Iraq? E sulla scuola? Finora non ho sentito parole chiare da parte di chi si batte contro Berlusconi, quelle che ho sentito dai centri studi e dalle fondazioni sulla emedabilità della Tremonti-bis o sulla non affondabilità della riforma Moratti, non mi convincono.