“Intervista” Nerozzi: «Ci unisce l’idea del socialismo»

07/05/2007
    sabato 5 maggio 20o7

    Pagina 3 – Politica e società

    Intervista all’esponente della segreteria nazionale della Cgil. Oggi sarà presente all’assemblea della ex sinistra ds. «Sinistra aperta e vicina al lavoro»

      Nerozzi: «Ci unisce l’idea del socialismo»

        Fabio Sebastiani

        Qualcuno ha detto che questa vicenda del partito democratico rappresenterà per il sindacato una mezza rivoluzione. Condividi?
        Bisogna riflettere. Intanto, la maggioranza dei dirigenti e segretari generali non sono ancora entrati nel partito democratico. E ci sono tre motivi. ll primo riguarda il dato, ormai poco discutibile, che parla di una rappresentanza sindacale più vasta della copertura sociale del partito democratico. Dall’analisi del voto alle elezioni politiche dello scorso anno si arriva facilmente alla conclusione che i lavoratori iscritti Cgil, Cisl e Uil esprimono una ampiezza di preferenze molto più vasta di un tempo. La seconda ragione, molto più politica della precedente, riguarda strettamente i contenuti.

        Parli della formula usata da Fassino a proposito della "equidistanza"?

          Certo. Nel sindacato i contenuti del lavoro non sono certo equidistanti rispetto all’impresa. Sarebbe un paradosso. Nel Pd non solo c’è l’equidistanza dal lavoro e dall’impresa ma viene sottolineata la centralità del consumatore. Una anomalia tutta italiana.

          Che vuoi dire?

            Voglio dire che negli altri paesi non è così. Segolene Royal, per esempio, ha detto chiaro e tondo che rappresentava il lavoro con orgoglio. Ma possiamo parlare anche di situazioni in cui si fa molta concertazione come la Gran Bretagna e la Germania.

            Però il Pd l’attenzione al lavoro ce l’ha, tanto che vi ha invitato a fare presto con l’unificazione...

              Sinceramente ho trovato sbagliato l’invito a unificarsi in ragione del fatto che si è formato il Pd. Innanzitutto, perché saranno i sindacati a decidere modalità e tempi. Secondo, dà un primato inaccettabile della politica sul sindacato. Credo, invece, che l’unità sindacale, con delle regole precise, sia necessaria per un motivo che, se vogliamo, è inverso, e che riguarda la tendenza della politica a dividere. Guardiamo la realtà. Oggi chi può far diventare un fatto di massa la legge Amato-Ferrero se non il sindacato? Il sindacato ha la sua autonomia e i suoi riferimenti valoriali. Per esempio, quasi nessuno ha notato l’importanza della posizione di equilibrio di Epifani rispetto a tutti i cantieri che si stanno aprendo. Una cosa impensabile prima.

              Ecco appunto, tu come Paolo Nerozzi e basta, cosa ne pensi di tutto questo rimescolamento a sinistra?

                Penso che per tutta una serie di questioni generali, per la questione della rappresentanza, e anche per le grandi idee al centro del socialismo, il nostro paese non possa pemettersi di non avere una sinistra che tenga conto dei valori del lavoro. Una sinistra che attraverso forme inedite sia in grado di tenere insieme il desiderio di unità con l’elemento di differenza valoriale, ma anche rispecchiare la dialettica tra moderazione e radicalità. Ovviamente, tra i riferimenti c’è il lavoro, la laicità, la sostenibiltà ambientale, la pace, la riforma della politica, la differenza, e la capacità di rappresentare i giovani di tutti i ceti sociali.

                Cosa intendi per forme inedite?

                  Si è tanto parlato di Flm, la federazione dei lavoratori metalmeccanici, composta da Fim, Fiom e Uilm. Era un modello ricco, perché c’erano iscritti non solo delle tre organizzazioni. Secondo me, questo modello era quello dell’Ulivo all’inizio della sua storia. Oggi, non posso chiedere a nessuno di cambiare identità. Ma nello stesso tempo non si può permettere che questo bisogno di unità sia inevaso anche perché la parola socialismo individua precisi valori comuni: libertà, uguaglianza e solidarietà.

                  Non c’è il rischio di ricomporre solo i vertici e non ricomporre i ceti sociali di riferimento?

                    Nel cantiere bisogna parlare di cose concrete. E nello stesso tempo tenere sempre aperta la porta. Al di là delle cose ci sono molti elementi che possono unire, dai socialisti a Rifondazione comunista. Può essere che non ci si riesca, ma almeno c’è un tentativo.

                    Come vedi, quindi, lo scenario futuro?

                      Un partito veramente democratico e una sinistra aiutano il rafforzamento della politica.