“Intervista” N.Rossi: «Non è proprio il caso di festeggiare»

29/10/2004

              venerdì 29 ottobre 2004

              L’economia è ferma e si riduce il potere di acquisto delle famiglie. E i salari devono rincorrere sempre il costo della vita
              Rossi: «Non è proprio il caso di festeggiare»

              MILANO «Non mi sembra ci sia nulla di che rallegrarsi».

              Perchè, professore? Il fatto che l’inflazione sia in calo dovrebbe essere un fatto positivo.

              «Dipende da molti fattori. La prima causa del contenimento del tasso d’inflazione sembra essere il calo dei consumi. Allora, se è l’effetto della domanda che ristagna, significa che l’economia è ferma, come peraltro risulta anche da altri indicatori (primo tra tutti l’andamento negativo della produzione industriale, che la stessa Confindustria continua a prevedere in calo, ndr), e in questo senso non c’è proprio da rallegrarsi».


              Parla l’economista Nicola Rossi, che commenta i dati Istat sull’inflazione di ottobre, data in calo rispetto al mese precedente, e adesso ferma al 2%.


              Il 2% è perlomeno in linea con la media europea.

              «Sì, in Italia galleggiamo intorno al 2%, e il fatto di essere molto vicini alla media europea è un dato positivo. Soprattutto perchè potrebbe significare non perdere ulteriormente in competitività. Ma se è solo perchè la domanda è bloccata, è chiaro che il dato assume caratteri negativi».


              Comunque sia, le sembra un dato credibile?

              «Quello che posso dire io è che questi indici registrati mensilmente sono sempre e comunque da prendere con le molle. Non è chiaro se siamo di fronte ad una reale tendenza al ribasso, oppure no. Bisognerebbe analizzare l’indice, inoltre, per capire esattamente quali siano le voci in calo. È evidente che se il tasso del 2% venisse confermato, segnalerebbe una prevalenza delle tendenze al ribasso».


              Però petrolio e derivati, benzina innanzitutto, continuano a correre.

              «Non mi farei deviare troppo dall’andamento dei prezzi del petrolio, perchè gli effetti più significativi sui prezzi al consumo in realtà si vedono sempre in forte ritardo. E l’aumento della benzina viene evidentemente compensato dal calo di altre voci».


              L’inflazione può viaggiare a tassi di crescita contenuti perchè la domanda è ferma. Il problema è, ancora una volta, quello dell’erosione del potere d’acquisto?

              «La domanda è ferma per molti motivi. C’è un calo reale del potere d’acquisto, come c’è, e in questo momento incide moltissimo, il fatto che le famiglie tendano comunque a risparmiare perchè si sentono insicure rispetto ai possibili scenari futuri. Il problema dei salari incide anch’esso. Sono dieci anni che i salari o perdono o, al massimo, crescono quanto l’inflazione. E questo non può certo funzionare come incentivo alla crescita dei consumi».


              la.ma.