“Intervista” N.Rossi: «Confronto più aperto sulle pensioni»

03/10/2003



venerdì 3 ottobre 2003

Nicola Rossi
«Un confronto più aperto sulle pensioni aiuterebbe a isolare gli estremisti»
      ROMA – «Non sono sorpreso. I plichi-bomba segnalano come i fenomeni eversivi non siano esauriti e del resto già nei mesi scorsi le autorità avevano segnalato questo rischio». Nicola Rossi, deputato ed economista diessino, non nasconde la sua preoccupazione per quanto è avvenuto. Non esclude «un’ulteriore recrudescenza» di atti terroristici nell’autunno e segnala come ciò stia avvenendo «proprio mentre il confronto tra governo e sindacati fa segnare toni accesi».
      Il ministro Pisanu ha sostenuto che i nuovi atti di violenza puntano ad inquinare le manifestazioni sindacali già programmate.
      «Diciamo che si tratta di tentativi di rendere torbida l’atmosfera e non è certo casuale la tempistica prescelta».

      Lei pensa che esistano nel mondo del lavoro aree che sono ancora sensibili al messaggio dei terroristi?

      «Per dare una risposta non di maniera servono informazioni dettagliate di cui non sono in possesso. Capisco però che gli eversori puntano ad interferire con la discussione sulle ricette necessarie per riformare la previdenza».

      Necessarie? Lei pensa che il governo abbia fatto bene ad aprire il capitolo pensioni?

      «Sostengo che la discussione è stata impostata malamente dal presidente del Consiglio, che avrebbe dovuto essere più rispettoso nei confronti di organizzazioni e persone che lui stesso aveva invitato a discutere. Invece Berlusconi ha scelto la via plebiscitaria».

      Quando un uomo della sinistra usa questo termine vuol dire che di merito non si discuterà.

      «Al contrario. Considero la proposta del governo sulle pensioni concettualmente vecchia e tecnicamente sbagliata, ma il problema esiste. Ed è bene che parta un confronto libero».

      Sta dicendo che l’opposizione invece di mandare la palla in tribuna deve giocarla?

      «Certo. Il centro-sinistra deve attrezzare una sua proposta e farla conoscere per tempo al Paese. Gli italiani hanno tutto il diritto di uscire da una situazione di incertezza e di poter programmare le proprie scelte di vita. Potrei suggerire alla Rai di organizzare un dibattito di un’ora a reti unificate tra governo e opposizione, dibattito centrato sulle proposte di merito. Sono sicuro che Berlusconi non ne uscirebbe bene».

      Ma il centro-sinistra è in grado in tempi politicamente utili di fare una sua proposta?

      «Non siamo all’anno zero. In materia di riforma della previdenza esistono lavori e materiali prodotti in questi anni. Si tratta di portarli a sintesi politica e di saperli comunicare. Il centro-sinistra deve arrivare a una proposta ampiamente condivisa al suo interno, qualcosa di più ponderato delle idee dell’uno o dell’altro dei suoi esperti. E sicuramente c’è del lavoro da fare».

      Lei parla di proposta dell’opposizione, il sindacato va verso lo sciopero generale.

      «Ognuno fa le sue battaglie con gli strumenti che ritiene più opportuni. L’importante è che alla fine si possano confrontare due proposte di merito e che il Paese possa capire cosa vuole il governo e cosa invece controbatte l’opposizione. Purtroppo le vicende legate alla legge Gasparri non autorizzano facili ottimismi. La maggioranza non ha voluto questo tipo di confronto».

      E i terroristi?

      «Un dibattito pubblico di massa serve anche a isolare i fenomeni eversivi, una democrazia che funziona allontana il terrorismo».
Dario Di Vico


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