“Intervista” Mussi: «Anche noi al tavolo dell´Unione»

24/04/2007
    martedì 24 aprile 2007

    Pagina 13 – Interni

      L’Intervista

        Il leader di Sinistra Democratica: d´ora in poi le questioni di maggioranza dovranno essere trattate con noi

          Mussi avvisa premier e alleati
          "Anche noi al tavolo dell´Unione"

          UMBERTO ROSSO

          ROMA – Adesso, c´è anche l´annuncio ufficiale. «Sì, ci saranno rappresentanze istituzionali del nostro movimento. In Parlamento, così come in giro per l´Italia, negli enti locali. A breve perciò nasceranno i nuovi gruppi alla Camera e al Senato». Consumato a Firenze l´addio ai Ds e al Pd, «senza torte in faccia, con grandissima civiltà», Fabio Mussi e (l´ex) correntone della Quercia sono alle prese con il day-after. E "Sinistra democratica" chiede già di aggiungere un nuovo posto al tavolo del centrosinistra.

          Ministro Mussi, anche voi d´ora in poi ai vertici e alle trattative di maggioranza?

            «Credo proprio di sì. Siamo una parte del centrosinistra, e al tavolo dobbiamo esserci. Non voglio che sia un seggio permanente, perché lavoriamo ad un movimento più grande, ad un big-bang di tutta la sinistra che non si riconosce nel Pd. Ma è certo che, avendo un ruolo parlamentare rilevante, dovremo poter dire la nostra».

            Nuovo partito, e nuova frammentazione sotto il cielo dell´Unione.

              «Inevitabile, con la nascita del Pd. Ma li vogliamo accendere i riflettori su quel che è successo davvero al congresso della Margherita?».

              Accendiamoli.

                «Rutelli annuncia, abbracciando Fassino: il Partito democratico è già qui. Ma come, e le architetture della Costituente, il processo allargato, e il motore che aspetta la potente benzina delle primarie? Niente. Già fatto. Il Pd è nato. Adesso non gli resta che la battaglia per stabilire chi comanda. E che dire di Franco Marini?».

                Parliamone.

                  «E´ stato chiaro: il Pd dovrà tenersi le mani libere nelle alleanze di governo».

                  Nella prossima legislatura, ha precisato.

                    «Certo, mica penso che Marini punti adesso al ribaltone. Ma i partiti non si fanno per una legislatura, l´orizzonte balistico è più ampio, nascono per durare. Domando: il Pd non doveva essere il timone riformista del centrosinistra? In Italia, lo abbiamo già avuto un grosso partito di centro che "guardava" a sinistra, e che per 50 anni ha lungamente governato alleandosi però ora con la sinistra ora con la destra. Si chiamava Democrazia cristiana».

                    Partito democratico uguale Dc?

                      «La formula delle mani libere di Marini lascia intuire nelle intenzioni un Pd che tende ad esercitare la funzione che fu della Dc, con alleanze ora di qua ora di là».

                      Forse sarà un sogno della Margherita. E sotto la Quercia?

                        «Già, i Ds. Che ne pensano? Chi lo sa. Un silenzio assordante. Nessun commento, neanche una parola sull´intervento di Marini. Eppure Fassino era seduto in prima fila, al congresso dielle di Cinecittà».

                        Se restava qualche dubbio sull´addio, il congresso della Margherita l´ha spazzato…

                          «Ha confermato in pieno la mia scelta di Firenze».

                          Dove ha parlato di "due" costituenti. Però quella del Pd è comunque in marcia. E la vostra, ministro?

                            «Ci siano appena messi in cammino. Non per aggiungere un nuovo partitino ad un arcipelago di sigle già affollato. L´obiettivo immediato è la costituzione di un movimento politico, al quale chiediamo l´adesione di iscritti ai Ds, intellettuali, compagni rimasti alla finestra, della grande area di sinistra "liberata" dal progetto centrista del Pd. Il 5 maggio prossimo, nella prima assemblea di "Sinistra democratica", eleggeremo gli organismi provvisori. Dopo l´estate, la struttura definitiva».

                            E i rapporti con i partiti della sinistra? Con Boselli o con Giordano?

                              «Il nostro movimento punta ad aprire un processo, a far da sponda, ad innescare un big bang di trasformazione e di aggregazione di tutta la sinistra. Se non avessi il senso del limite e della misura, parlerei di una Epinay italiana. Immagino un centrosinistra basato su due pilastri».

                              Quali sono?

                                «Uno è il Pd. L´altro la sinistra. Le aspettative di un Pd che può contare quasi su tutto lo spazio del centrosinistra, francamente mi sembrano esagerate. Per fare maggioranza di governo, ho l´impressione che serviranno altrettanti voti di quelli portati dal nuovo partito di Rutelli e Fassino».

                                Intanto, via libera ai gruppi parlamentari autonomi del correntone. Nome?

                                  «Ne discuteranno i delegati. La proposta resta "Sinistra democratica"».

                                  Simbolo? Si "libera" la Quercia, sta per sparire dal logo ds…

                                    «Non è libera, apparterrà comunque a Fassino. In ogni caso, bisogna costruire cose nuove. I vecchi edifici a questo punto sono tutti crollati».

                                    Non parliamo perciò di falce e martello.

                                      «A quella ho rinunciato nel 1989».

                                      In pista come Sd alle ammistrative di maggio?

                                        «Troppo presto. Il quadro, piuttosto, sarà variegato. In alcune città, vedi Taranto, i nostri saranno candidati nelle liste civiche. Altrove con l´Ulivo. In altre città ancora nelle liste Ds».

                                        Nessun disagio a trovarsi ancora sotto lo stesso tetto, dopo la scissione?

                                          «No, perché l´obiettivo comune è far vincere il centrosinistra. E daremo una mano, visto che abbiamo una nostra forza anche elettorale».

                                          Dopo, faranno gruppo a sé consiglieri comunali del correntone?

                                            «Vedremo, caso per caso. Non sarà una questione dirimente. Del resto, c´è sempre un´elezione alle porte. Dopo il voto di maggio, ecco il successivo turno di amministrative. E poi le europee. Hai voglia. Qualunque cosa si faccia, c´è sempre a ridosso un´altra elezione… ».