“Intervista” Musi: «Nei contratti il riferimento è l´1,9%»

17/09/2002


intervista
Federico Monga
(Del 17/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
Musi: sui prezzi pronti allo sciopero
Il numero due della Uil: «Nei contratti il riferimento è l´1,9%»

LA Uil è in attesa che il governo decida cosa fare dell´inflazione programmata e degli impegni presi con il Patto

per l´Italia. Se nelle trattative per i rinnovi dei contratti «si andrà avanti con numeri irrealistici» e «nella Finanziaria
prevarranno logiche ragionieristiche piuttosto che politiche di sviluppo», ognuno «andrà per la propria strada».
Strada che, come ammette il numero due della Uil Adriano Musi, può portare anche allo sciopero generale.

L´Istat conferma: l´inflazione ad agosto è addirittura del 2,4%. E il divario tra reale e programmata aumenta.
Che deve fare il governo?

«Ammettere che avevamo ragione noi. Gli obiettivi di inflazione programmata sono irrealistici.
Irraggiungibili. Lo sono ancora di più se il fine è una politica economica per il rilancio della domanda interna e della spesa
delle famiglie».

In vista della Finanziaria, i numeri contenuti nel Dpef quindi vanno corretti?

«Nel Dpef c´è una incoerenza macroscopica: da un lato si vuole raddoppiare il consumo delle famiglie, dall´altro si pone
un´inflazione programmata troppo bassa, fuori dal mondo. Quindi uno dei due obiettivi è irrealizzabile.
Secondo noi è l´inflazione programmata».

A quanto va fissata?

«Bisogna prendere come riferimento le stime dei maggiori centri studi europei, indipendenti e credibili che per l´Italia
indicano l´1,9%».

Confindustria e il governo vi accusano di inseguire l´inflazione reale?

«La Uil non ha mai voluto inseguire l´inflazione reale.
Prima di dare giudizi bisognerebbe che si facesse attenzione alle diverse posizioni dei sindacati.
Sono altri che chiedono l´adeguamento all´inflazione reale. E tra questi la Uil non c´è.
Noi vogliamo solo il rispetto dei patti del `93».

Vi accusano anche di non rispettare quelli. Il governo e Confindustria vi dicono: si fa riferimento alla
programmata e poi se c´è uno scarto si recupera tra due anni.

«Il ragionamento è corretto. Peccato che il Patto del lavoro del `93 fissava anche un altro principio: tutti gli obiettivi, c
ompreso l´andamento dei prezzi vanno concertati. In questo caso invece il governo ha fatto una scelta in tutta autonomia.
Una decisione unilaterale e per giunta irrealistica».

La Cgil ha già fatto sapere di essere pronta allo sciopero generale. Se l´inflazione programmata non viene
rivista al rialzo, cosa farà la Uil?

«Noi adotteremo tutte le misure e le strategie per ottenere la salvaguardia dei redditi e del potere d´acquisto delle famiglie
italiane. Se costretti anche lo sciopero. Voglio solo ricordare a Confindustria e governo che i lavoratori non hanno goduto
né dello scudo fiscale, né della Tremonti bis, né della legge su donazioni e successioni.
Ora qualcosa tocca anche a loro. E faccio ancora notare che dal `93 ad oggi i sindacati si sono dimostrati responsabili
nelle richieste salariali. Sui prezzi semmai hanno influito tariffe, tasse locali e beni di consumo che sono aumentati anche
di più dell´inflazione reale. Ora è venuto il momento di mettere in chiaro le responsabilità di ciascuna parte».

Il presidente di Confindustria D´Amato ha chiesto un incontro a Berlusconi per parlare di Finanziaria e
Patto per l´Italia. Temete qualche brutta sorpresa sul difficile accordo firmato senza la Cgil?

«Stiamo a vedere. Il Patto per l´Italia era incentrato sullo sviluppo. Ma se ora dovessero prevalere esclusivamente criteri
contabili e ragioneristici ognuno sarà libero di andare per la propria strada».