“Intervista” Mundell:«Una regia europea per rilanciare l’economia»

03/12/2002





3 dicembre 2002

L’INTERVISTA / Il Nobel Mundell pensa a un supercomitato quinquennale

«Una regia europea per rilanciare l’economia»

Non può esserci una vera leadership se il vertice Ue cambia ogni sei mesi. Una guida stabile è necessaria

      DAL NOSTRO INVIATO
      VENEZIA – Un super Ecofin, ristretto, che duri in carica 5 anni «per restituire leadership e potere decisionale all’Unione Europea». L’idea è di Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel ’99, considerato uno dei «padri» dell’euro per la sua teoria delle aree valutarie ottimali. Ma l’economista, 70 anni e 4 figli (il più grande ha 44 anni e il più piccolo quasi 5), ieri e oggi a Venezia per partecipare al convegno "Nobels in Venice", lancia un’altra proposta «coraggiosa e innovativa» (la definizione è dell’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera): una moneta mondiale «per ridurre i rischi sui mercati finanziari».

      Professor Mundell, perché in Europa manca una leadership?

      «Non può esserci leadership se il presidente dell’Ecofin cambia ogni sei mesi, ogni volta che ruota la presidenza Ue. Serve un organismo stabile e con un ridotto numero di membri, soprattutto in vista dell’allargamento a Est, che prenda le decisioni in materia economica e fiscale oggi di competenza dell’Ecofin».

      Una sorta di super Ecofin?

      «Si potrebbe chiamare "Gruppo dei Nove", perché 9 sarebbe il numero giusto dei membri dopo l’adesione dei 10 nuovi Paesi candidati. Dovrebbe durare in carica 5 anni. I grossi Stati come Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna avrebbero un rappresentante fisso, i piccoli Paesi dovrebbero scegliere un rappresentante per i loro interessi. Potrebbe funzionare con un sistema di voto simile a quello delle quote nel Fondo monetario internazionale. E l’Ecofin composto da tutti i 25 membri si riunirebbe soltanto un paio di volte all’anno. È un modello che potrebbe essere applicato in tutti gli altri campi».

      La crisi dei mercati finanziari invece non è un problema solo europeo, ma globale. Che cosa suggerisce per ridurre i rischi?

      «L’esperienza del passato ci insegna che i cambi fissi hanno garantito crescita economica e stabilità dei prezzi. Ecco perché dopo l’euro, ci vorrebbe una moneta unica mondiale. Non una moneta unica per tutti. Penso piuttosto a una valuta mondiale neutra, a una piattaforma costituita dalle tre monete dominanti (dollaro, euro e yen), che potrebbe essere usata anche da quei Paesi africani o asiatici che volessero agganciare il proprio cambio».

      Nell’attesa, che cosa prevede nel rapporto euro e dollaro?

      «Non credo a un rafforzamento dell’euro, perché non vedo un grosso balzo dell’economia europea. Prevedo che il cambio oscillerà tra 0,95 e 1,05. Un euro forte non dovrebbe nemmeno essere un obiettivo della Bce».

      E quale dovrebbe essere?

      «Uscire dalla scatola in cui si sono chiusi per difendere le loro posizioni, preoccupandosi soltanto della stabilità dei prezzi. Guardare alla crescita».

      In altre parole, abbassare i tassi? Si aspetta un taglio giovedì alla prossima riunione delle Bce?

      «Sarebbe una buona cosa. Mi aspetto un taglio di almeno mezzo punto, per ora».

      Pensa che la Gran Bretagna aderirà presto all’euro?

      «Sì, perché fuori dall’eurozona perde competitività e investimenti stranieri. Quando? Ci sono il 50% di probabilità che lo faccia entro i prossimi due anni».

      gferraino@corriere.it
Giuliana Ferraino


Economia