“Intervista” Moretti: a sinistra qualcosa è cambiato

16/09/2002




16 settembre 2002

Moretti: a sinistra qualcosa è cambiato

«I leader dell’Ulivo dovrebbero essere soddisfatti. Il centrodestra smetta di inventarsi caricature»

      DAL NOSTRO INVIATO
      PIEVE SANTO STEFANO (Arezzo) – Guida lui, la segretaria Annamaria seduta accanto, Ford Focus station-wagon. Lo stanno aspettando per conferirgli la cittadinanza onoraria, c’è un gran banchetto allestito nei giardini dell’asilo comunale. Però è chiaro che l’applauso con cui viene accolto Nanni Moretti, tiene conto anche di quanto è accaduto nella piazza di San Giovanni. I giornali hanno pubblicato fotografie eloquenti. Con il palco circondato dalla folla. «Saremmo stati un milione, no?». Deve sembrargli incredibile, anche adesso che una ragazza gli chiede l’autografo e lui, dopo aver messo la firma sotto il titolo, ridendo traccia una freccetta che finisce proprio lì, dentro la fotografia e sopra il palco. «Mi si vede». Da quel palco, dove ha parlato come un politico di rango, a questo paesino della Valtiberina, che da 18 anni promuove il premio dei Diari, una miniera di storie che il regista utilizza per far realizzare, ad alcuni giovani talenti, quattro cortometraggi. Per questo, il sindaco Albano Bragagni, pur guidando una giunta di centrodestra, ha deciso di premiare Moretti.
      «Resto pur sempre un uomo di cinema».

      Sì, certo, Moretti: ma come ha dormito la scorsa notte?

      «Benone, grazie».

      Ha sentito cosa ha detto Silvio Berlusconi?

      «No, cosa ha detto?».

      Che la sinistra italiana è caduta giù per terra

      «Un’altra battuta sui girotondi… ma lo capisce che non fanno ridere? Conosco tanti sceneggiatori che stanno a spasso, dovrò presentargliene uno che gli suggerisca qualcosa di più efficace».

      Il ministro Carlo Giovanardi sostiene invece che voi, in qualche modo, avete offeso le istituzioni.

      «Cosaaa? Chi dice questo mente, sapendo di mentire. E’ in malafede. Io non ho mai messo in discussione la legittimità del governo. Ho solo ricordato che il presidente del Consiglio è anche il proprietario di tre reti televisive e poi…».

      Poi?

      «Ho pure avuto il buon gusto di non ricordare alla gente che Berlusconi, durante la campagna elettorale, rifiutò di confrontarsi pubblicamente con Rutelli, un atteggiamento impensabile in qualsiasi Paese democratico. La devono smettere».

      Di fare cosa?

      «Di inventarsi la caricatura degli avversari, per poi poterla demolire. La verità è che non si sono accorti di quanto è accaduto in quella piazza».

      Cosa è accaduto? Lo spieghi

      «C’è stata una manifestazione con uno spirito unitario autentico. Io ho colto un rapporto più vero tra la gente in piazza e la gente sul palco. Io dico che qualcosa di forte, tra le persone di centrosinistra, è finalmente successo. Qualcosa, tra noi, è cambiato».

      Lei parla da leader, Moretti.

      «Io parlo come uno degli organizzatori di una manifestazione che è riuscita a riavvicinare i politici alla gente e la gente ai politici. I vertici del centrosinistra dovrebbero essere soddisfatti».

      E ora?

      «Ora cosa?».

      Cosa farà, cosa farete? Avete anche un debito morale con tutta quella gente: non crede?

      «Come ha detto Flores D’Arcais, il movimento ha messo radici. E, se pure sappiamo perfettamente che le elezioni non si vincono con queste manifestazioni, ecco, io dico che però non si potrà più prescindere dalla generosità dimostrata da così tante persone».

      Lei è ancora emozionato, vero?

      «Non mi aspettavo un simile successo. Il fatto è che c’era slancio, in quella piazza, e la nostra storia politica è anche una storia umana, esistenziale. Abbiamo dei valori, noi, e quella gente è venuta lì, per difenderli. Non s’è parlato solo della legge Cirami».

      C’era anche don Ciotti e Gino Strada e…

      «E Rita Borsellino e il padre di Carlo Giuliani, tutta gente che io ho conosciuto su quel palco».

      A che ora ci è salito?

      «Alle 15, pochi minuti prima di cominciare a parlare».

      Cosa ha pensato, quando ha visto quella folla?

      «Non ne vedevo la fine, è stata una sensazione irripetibile».

      Perché ha deciso di cominciare il comizio urlando, «Non perdiamoci di vista»?

      «Oh, beh, mi sembrava un bell’inizio. E’ stato bello, no?».

      Farà un film su questa esperienza?

      «No, non credo. I film militanti li detestavo già vent’anni fa».

      Si è già rivisto alla tivù?

      «No. Ma a proposito di tivù…».

      Cosa?

      «M’hanno detto che La7, nella sua diretta, ha fatto vedere quasi sempre solo lo studio e il palco. Pochissime inquadrature sulla piazza. Mah, Se dici che fai la diretta, falla, che senso ha collegare uno studio con un altro studio?».
Fabrizio Roncone


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