“Intervista” Morando: intesa inaccettabile però non raccoglieremo firme

08/07/2002


6 luglio 2002



IL LIBERAL DS

Morando: intesa inaccettabile però non raccoglieremo firme


«L’unica via è quella parlamentare, la consultazione referendaria inciamperebbe nella campagna di Rifondazione»

      ROMA – «E’ un accordo molto insoddisfacente, a livello quantitativo e qualitativo». Enrico Morando, rappresentante dell’area liberal dei Ds fa una critica a tutto tondo del patto siglato ieri dal governo con Cisl e Uil: sia per quel che riguarda la parte fiscale («restano 5 aliquote Irpef, come prima, mentre nel disegno di legge delega in discussione in Parlamento il governo ne prevede 2: come è possibile?»), che in materia di ammortizzatori sociali: «Settecento milioni di euro serviranno ad aumentare leggermente l’indennità di disoccupazione ma alle stesse persone a cui si applica oggi. Noi invece riteniamo che debba essere estesa ai lavoratori intermittenti e ai collaboratori coordinati e continuativi e per questo sarebbe necessaria una copertura di almeno 5 miliardi di euro. Comunque non rinunciamo al nostro obiettivo, presenteremo la nostra proposta in Parlamento la settimana prossima».

      E la modifica dell’articolo 18?

      «L’ipotesi di intervenire sull’articolo 18 per me non è mai stata un tabù, ma così come viene realizzata con questo patto è inaccettabile. La modifica è possibile soltanto se prima si crea una rete di sicurezza, un sistema che tuteli davvero chi perde il lavoro con ammortizzatori che garantiscano qualcosa di dignitoso e per tutti, compresi lavoratori intermittenti e "co.co.co." Solo a queste condizioni si può pensare di sostituire il 18 con un modello tedesco, in cui in caso di licenziamento ingiusto (anche qui di qualunque tipo di lavoratore) è il giudice a stabilire se si debba procedere a reintegro o a indennizzo».


      A questo punto allora quale atteggiamento prenderete?

      «Il referendum abrogativo non è lo strumento giusto, anche per i danni provocati dalla raccolta di firme di Rifondazione, che chiede di estendere l’articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. Il contenuto del patto infatti entrerà nella Finanziaria, che diventerà legge dopo la scadenza (settembre) del termine per presentare la richiesta di referendum abrogativo. E se allora si pensasse di slittare all’anno prossimo, la raccolta di firme inciamperebbe nella campagna referendaria di Rifondazione, provocando un corto circuito politico a tutto vantaggio del centrodestra. Perciò l’unica via è quella parlamentare, condurre la battaglia lì. Poi, eventualmente, cominciare a pensare a un referendum…».


      Niente referendum, allora. Però Cofferati vuole raccogliere 5 milioni di firme entro l’autunno per presentare due proposte di legge di iniziativa popolare. Per l’estensione dei diritti verso i lavoratori che oggi non ne hanno, e per la riforma degli ammortizzatori sociali (collegandoli alla formazione).


      «Non ritengo che sia giusto aderire all’iniziativa. Per quanto riguarda l’estensione delle tutele, l’Ulivo ha già sviluppato un ragionamento economico e sociale nella Carta dei diritti dei lavori che porta a quanto ho spiegato prima; e lo stesso vale per gli ammortizzatori sociali: la prossima settimana presenteremo la nostra proposta di legge. Non che non mi piacciano le proposte di iniziativa popolare, però noi abbiamo già individuato un percorso in Parlamento…».

D. Gor.