“Intervista” Modigliani: «L’accordo è la strada giusta»

04/06/2002




        Il premio Nobel Modigliani condivide la proposta di dialogo offerta dal Governo alle parti sociali
        «L’accordo è la strada giusta»

        «L’opposizione di Cofferati resta incompresibile, con la scusa dell’articolo 18 respinge la discussione»

        (DAL NOSTRO INVIATO)

        LONDRA – «Sergio Cofferati sbaglia in modo clamoroso. Nel respingere la discussione sulle possibili misure per far ripartire l’economia, con la scusa dell’articolo 18, e ancora di più nel minacciare un altro sciopero generale. Il dialogo sociale proposto dal Governo, che riprende, almeno nello spirito, l’accordo realizzato da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, può essere la strada giusta per sbloccare l’economia. Ma il nuovo rinvio della riforma delle pensioni è un errore grave, perché più si rimanda e più la soluzione sarà costosa». Il premio Nobel dell’Economia, Franco Modigliani, non usa mezzi termini, come sempre quando deve esprimere una convinzione forte e quando un problema gli sta a cuore. In un’intervista al Sole-24 Ore dalla sua casa di Cambridge, ribadisce l’opinione che aveva già espresso sull’articolo 18 in un altro colloquio a fine febbraio, ma aggiunge stavolta che, con l’apertura di una discussione a tutto campo, che comprende riforma del mercato del lavoro, riforma fiscale, lotta all’economia sommersa e sviluppo del Mezzogiorno, il Governo può aver trovato la chiave di volta. «La posizione del leader del Cgil Cofferati- sostiene l’economista del Massachusetts Institute of Tecnhology -per me è incomprensibile. L’articolo 18 non ha alcun senso: non può essere il giudice a rimettere insieme datore di lavoro e dipendente se è venuta meno la sintonia necessaria per lavorare assieme. É come se in un matrimonio fosse il giudice a imporre a una coppia di stare insieme anche quando ne ce ne sono più i presupposti. Ricordiamoci che più si rende difficile licenziare, più le imprese saranno riluttanti ad assumere, a tutto scapito delle nuove generazioni che si affacciano sul mercato del lavoro. Quanto alla minaccia di un altro sciopero generale, avevo già detto, prima che si effettuasse quello precedente, che non ero d’accordo. Tanto meno ora che il sindacato è diviso su questo punto. L’articolo 18 comunque non vale la spaccatura del Paese».
        Il Governo si è richiamato esplicitamente allo spirito degli accordi del 1993, orchestrati da Ciampi, anche se non usa il termine "concertazione". Nel 1993, io scrissi un libro intitolato "Il miracolo possibile", insieme a Mario Baldassarri, mio ex allievo del Mit, e oggi sottosegretario all’Economia, in cui proprio un accordo per la moderazione salariale veniva indicato come lo strumento per dare l’avvio al controllo dell’inflazione e al calo dei tassi d’interesse, cosa che poi è avvenuta man mano che ci si è avvicinati all’unione monetaria. Allora, non mi stancai di elogiare pubblicamente la moderazione mostrata dai sindacati, che portò a risultati importantissimi, anche per i lavoratori, in termini di potere d’acquisto dei salari. Il Governo sembra adesso essersi ricordato della lezione di allora, adottando uno stile più aperto al dialogo e che mette sul tavolo molte delle questioni-chiave. É bene che se ne ricordi anche Cofferati.
        La questione articolo 18 verrà affrontata, insieme agli ammortizzatori sociali, in un disegno di legge separato.
        Restano comunque nelle proposte di riforma del mercato del lavoro alcuni elementi importanti, come la liberalizzazione del collocamento e altri elementi di flessibilità. Non bisogna però che il fatto di aver separato in qualche modo la discussione sull’articolo 18 e sugli ammortizzatori la porti su un binario morto: queste riforme sono importantissime.
        Il Governo non ritiene di poter affrontare, nel clima attuale, anche la riforma delle pensioni.
        Questo a mio avviso è un grave errore. La riforma delle pensioni è essenziale per la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici. E non è meno urgente per il fatto che il punto di crisi per la previdenza arriverà solo fra molti anni: anzi, più si rinvia, e più la riforma delle pensioni sarà costosa. Non a caso, anche il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, ha messo l’accento sulla gravità del problema nelle sue considerazioni finali. Già nel 1994, insieme ad altri economisti non certo di destra, come Romano Prodi, avevo incitato il Governo Berlusconi a insistere sulla riforma delle pensioni nonostante l’opposizione sindacale. Questo rinvio mi può star bene solo se servirà alla revisione delle proposte del Governo, che a mio avviso contenevano diversi elementi dubbi e alcuni errori: come per esempio, la decontribuzione per i nuovi assunti, che è di incerta sostenibilità fiscale, e la creazione di conti individuali nel sistema a contribuzione, che è troppo rischiosa. Invece di pensare all’aumento delle pensioni, si deve partire dall’idea di una riduzione dei contributi per tutti, come ho proposto più volte, insieme a Maria Luisa Ceprini, utilizzando il Tfr. Questo sarebbe un elemento decisivo nel ridurre il cuneo fra il costo lordo del lavoro e salario netto percepito dai lavoratori in busta paga, che crea molti effetti negativi come incoraggiare il lavoro nero e scoraggiare l’occupazione in generale.
        Fazio ha parlato anche di perdita di competitività delle imprese italiane e, per la prima volta, di una crescita dell’economia che resterà al di sotto, nel 2002, al 2,3% che è l’obiettivo del Governo.
        Competitività e crescita sono due problemi cui si comincerà a dare una soluzione solo se verranno fatte le riforme strutturali. Alessandro Merli

        Domenica 02 Giugno 2002