“Intervista” Modigliani: “Con quello show il premier ha disonorato il Paese”

25/09/2003


    25 settembre 2003

    L’amarezza del premio Nobel dopo il discorso di Berlusconi
    "Nessuna guerra personale, ma non doveva difendere Mussolini"

    Modigliani: "Con quello show il premier ha disonorato il Paese"


    di EUGENIO OCCORSIO



    Franco Modigliani
     

    ROMA – "Ah certo, in Italia ora ci sono molti meno comunisti. Ma ci sono molti più Berlusconi. Questo è il problema". Franco Modigliani, classe 1918, la storia del fascismo e del "buon" Mussolini l’ha vissuta sulla sua pelle. Ebreo di Roma, dovette lasciare l’Italia nel luglio 1939, appena laureato, per sfuggire alle leggi razziali portando con sé la moglie Serena, per sposare la quale era stato costretto ad andare a Parigi. Negli Stati Uniti si è costruito una folgorante carriera di economista e studioso che l’ha portato a vincere il premio Nobel nel 1985 per le sue "pionieristiche analisi sui risparmi e sui mercati finanziari", come si legge nella motivazione dell’Accademia di Svezia. Tuttora è professore emerito di economia al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Insomma, nessuno più di lui può permettersi di parlare chiaro e in assoluta libertà sui destini di un’Italia che, da lontano, ha sempre seguito "con immenso amore". Pesa con calma le parole, ma da ogni singola frase traspare un senso di sconforto per l’arroganza e la protervia dell’attuale classe dirigente. "Berlusconi non onora l’Italia e non la difende, come dice sempre, onorando e difendendo Mussolini. Così, all’opposto, la disonora".

    Il capo della Anti Defamation League ieri sul nostro giornale ha difeso il premio che gli ebrei d’America hanno dato a Berlusconi, e ha esplicitamente accusato proprio lei di muovere da dieci anni una guerra personale e pregiudiziale contro il nostro premier?



    "Io cos’avrei fatto? Una guerra di dieci anni? Forse avrei dovuto farla davvero con tutti gli errori che ha fatto?E invece l’ho difeso in tante occasioni: quando voleva abolire l’articolo 18, quando vuole riformare le pensioni d’anzianità, quando deve fronteggiare certi scioperi che mi sembrano irrazionali. Certo, altre volte, molte volte, l’ho criticato, per i suoi atteggiamenti come appunto per la storia del Duce, ma soprattutto per le tante opportunità mancate in economia. I condoni fiscali, e peggio che mai edilizi, per esempio, mi sembrano una cosa immorale e indegna di un paese civile. Ma una cosa dev’essere chiara: io non faccio battaglie personali contro nessuno. Perché dovrei? Non è nel mio stile".

    Però insomma la lettera sul New York Times era piuttosto esplicita?

    "Vorrei chiarire il mio pensiero: la nostra lettera (con Modigliani hanno firmato gli altri Nobel Paul Samuelson e Robert Solow, ndr) era una protesta fatta da cittadini americani contro un’istituzione americana, la Anti Defamation League. Non mi è piaciuto il vostro titolo "Tre Nobel contro Berlusconi". Cerchi di capirmi: la League ha commesso un grave errore nel dare questo premio a chi aveva difeso Mussolini, ma non volevamo entrare nel merito delle questioni italiane. Abbiamo detto a questi signori di stare più attenti quando danno i premi. Poteva essere Berlusconi come chiunque altro".

    Però ammetterà che non è passata inosservata la sua protesta, in fondo lei è nato in Italia.

    "Ma ora sono americano. Abbiamo già tante cose di cui imbarazzarci e vergognarci noi in America, a partire dalla guerra assassina e assurda in Iraq. Berlusconi è un problema che dovete risolvervi voi italiani".

    Professore, ieri il presidente del Consiglio ha anche invitato a investire in Italia perché sarebbe il mercato più flessibile d’Europa. E’ vero?

    "Macché, altra stupidaggine. E’ uno dei meno flessibili. Certo, le cose sono un po’ migliorate negli ultimi anni, ma questo è avvenuto grazie a misure che erano state prese dal precedente governo di centrosinistra. Malgrado questi avanzamenti, il mercato del lavoro resta rigido. Anche per questo, venire a investire in Italia resta un rischio".