“Intervista” Micheli: «L’Ulivo dica da che parte sta»

10/07/2002

10 luglio 2002



IL PRODIANO
Micheli: «L’Ulivo dica da che parte sta»


«Basta tatticismi. L’unità sindacale non l’ha rotta Cofferati. Contro di lui troppi personalismi»

COSIMO ROSSI

«Qui bisogna che ci diciamo la verità. E cioè che questo patto per l’Italia non ci sta bene. Se Cisl e Uil lo hanno firmato in autonomia, noi, altrettanto in autonomia, dobbiamo dire che non possiamo starci». Enrico Micheli, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con Romano Prodi e deputato ancora a doppio filo con il presidente della commissione europea, non apprezza i tentennamenti dell’Ulivo rispetto alla battaglia della Cgil contro le modifiche dello Statuto dei lavoratori. «Al di là dello strumento da usare (cioè il referendum,
ndr), il centrosinistra dovrebbe dire pane al pane: c’è un governo che ha operato per distruggere un patrimonio della democrazia italiana; ci sono sindacati che si sono prestati. Ora anche per l’Ulivo è il momento di scegliere».

Cioè di dire se sta dalla parte di Cisl e Uil o da quella della Cgil?

E’ oggettivo: il patto più che deludere direi che avvantaggia una parte sola. Si vede bene chi porta a casa lo sgravio dell’Irpeg e la modifica dell’art. 18, che il ministro Marzano ha subito dichiarato essere definitiva. Perciò ci saranno due tipi di giovani: quelli assunti da un’azienda che ha più di 15 addetti e quelli assunti da un’altra azienda che raggiungerà subito dopo dimensioni più consistenti. Nella prima il lavoratore è protetto giustamente dalla legge, nell’altra no. Per tutta la vita dice Marzano. Sarebbe interessante sapere se la pensa così anche chi ha firmato per parte sindacale.

Cisl e Uil si dichiarano in buona fede, e una parte dell’Ulivo non solo ci crede, ma insiste nel cercare una ricomposizione che non c’è.

Chi ha firmato può ben rivendicare la propria autonomia. Siccome però non vive in un modo perfetto, ma in un mondo politico, non può nascondersi che quest’accordo ha una valenza politica: addirittura D’Amato si esalta parlando del più grande accordo degli ultimi 30 anni e Berlusconi dice che è la più grande riduzione delle tasse dal dopoguerra. Se è così bisogna trarne certe deduzioni..

Deduzioni per l’Ulivo?

Non sono d’accordo con chi afferma che la modifica dell’art. 18 è un dato su cui non bisogna fare le barricate. Barricate non le fa nessuno, ma è inutile nascondere che si tratta di una «riforma», detto tra virgolette, di grande importanza. E noi, come Ulivo, non possiamo rimanere fermi. Invece siamo per l’intangibilità dell’art. 18 ma siamo anche per l’unità sindacale. Ma la rottura è stato l’obiettivo perseguito dal centrodestra, e noi, che siamo l’opposizione di centrosinistra, dobbiamo esserne consapevoli. E siccome per noi l’unità sindacale in effetti è importante, dobbiamo dare la responsabilità di questa rottura a chi effettivamente ce l’ha, e non porsi in posizione mediana. Se ci nascondiamo questo facciamo errore grave. Detto questo, il centrosinistra deve proporre un suo modello. E’ questo che manca all’Ulivo, che è disastrato dal punto di vista della proposta politica. Quindi va anche bene la proposta Amato-Treu, ma non basta. Bisogna dire pane al pane: Cisl e Uil hanno rivendicato autonomia e noi dobbiamo fare altrettanto, dire che chi ha fatto questo patto non ha operato per i lavoratori e per il paese, ma in primo luogo per rompere l’unità sindacale e partorire una «riforma» che tale non è se non per la violazione dell’articolo 18 e per questo nuovo ruolo dei sindacati.

Finora i vertici dell’Ulivo, da Rutelli a Fassino, non hanno usato questo tipo di parole…

Abbiamo detto che Cofferati è un bravo figliolo, ma lo sono tanto anche Pezzotta e Angelletti. Che per noi l’art. 18 non si tocca – ma nel frattempo lo hanno fatto! -, ma ora vediamo di recuperare l’unità sindacale. Ma insomma: noi siamo l’opposizione, dobbiamo avere un’altra weltanschauung della società. Invece si è visto: anche questi incontri promossi dalla Cgil sono stati interpretati in maniera varia dai cultori che ci sono nel centrosinistra di queste logiche assassine come il piccolo o il grande Ulivo. No. Qui esiste, o esisteva, un Ulivo, poi ci sono forze che hanno sempre detto di non essere interessate a farne parte.

In questo modo ci si avvita…

Questo è il problema: l’opposizione deve fare scelte precise. Domando: un governo di centrosinstra, diciamo il governo Prodi, che aveva nella Cisl di D’Antoni un sindacato sicuramente non amico, avrebbe firmato un patto spezzando l’unità sindacale? No. Questo governo l’ha fatto. E’ un dato oggettivo. Quindi non possiamo nasconderci dietro tatticismi, dobbiamo uscire fuori con una nostra strategia, altrimenti, di fronte a una moderazione conservatrice de l centrosinistra, il cittadino preferirà sempre il centrodestra. Al momento invece si innalzano barricate fondate sull’eccesso di personalismo, che è la nostra malattia infantile. Ci si arrovella intorno ai massimalisti e i riformisti, senza sapere bene poi chi è autorizzato a dare certe pagelle. In realtà queste sono divisioni che l’Ulivo non ha saputo assorbire. Ed è il male dell’Ulivo dal ’98 in poi: il ritorno dei partiti…

Più che dei partiti, dei loro simulacri.

Certo. Eppoi questo eccesso di personalismo…

In questo caso, forse, «personalismo contro». Contro Cofferati, temuto leader.

C’è anche questo. A parte che Cofferati non ha mai esplicitato una sua visione del mondo politica – perché non ha mai fatto politica e tornerà alla Pirelli -, per tutta la sua storia, anche prima di diventare segretario della Cgil, è stato un uomo della moderazione, un uomo che ha saputo capire quali fossero gli interessi del paese in determinati momenti. Mi sembra strano vederci oggi una sorta di massimalista di ritorno. Se ha svolto un’azione sindacale tale da suscitare gli interessi di grandi masse e da acquisire popolarità personale, è avvenuto perché si è battuto su temi che lo opponevano al centrodestra. Quindi quello che ha fatto dovrebbe essere anche il patrimonio del centrosinistra.