“Intervista” Marzotto: «Ormai hanno raschiato il barile ma gli obiettivi non saranno centrati»

12/09/2002


 
GIOVEDÌ, 12 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 29 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Pietro Marzotto critica il governo: le riforme serie, sanità e pensioni, non sono state fatte
 
"Ormai hanno raschiato il barile ma gli obiettivi non saranno centrati"
 
 
 
questioni marginali L´esecutivo impegna il suo tempo a litigare con i sindacati su questioni marginali
una-tantum Ci troviamo di fronte solo ad una serie di una-tantum e tagli ai ministeri
confindustria La Confindustria non sembra in grado di contrastare l´azione del governo
 
GIORGIO LONARDI

MILANO – «Non nascondiamoci che in Italia la situazione dell´economia è particolarmente difficile. Ecco perché sarebbe necessaria una manovra severa per risanare le finanze pubbliche». È preoccupato Pietro Marzotto, ex vicepresidente della Confindustria, uno degli esponenti di punta del Gotha imprenditoriale del Paese. E appare scettico sulla capacità del governo di curare con successo la malattia che sta minando la salute dei conti dello Stato. Marzotto è critico anche nei confronti della leadership di Confindustria che non sembra in grado di «indicare con incisività» al governo «le riforme vere da fare al più presto: pensioni e sanità».
Silvio Berlusconi l´ha annunciata a Bari, la sua manovra economica, parlando di «rigore e di sviluppo». Dottor Marzotto, lei cosa ne pensa?
«Intanto prima di parlare del nostro paese dobbiamo ricordarci che il problema reale è la congiuntura americana. Anche perché è chiaro che se gli Usa non riprendono la marcia anche l´Europa rimane al palo. Questa cosa può non piacerci e possiamo auspicare che in futuro il nostro continente sia in grado di trainare da solo l´economia mondiale. Ma oggi la situazione è un´altra».
Torniamo alla manovra del governo: ce la farà il ministro Tremonti a tagliare con successo il traguardo del risanamento?
«È molto difficile che gli obiettivi di risanamento vengano raggiunti. E questo mi preoccupa come credo preoccupi tutti gli italiani. Anche perché il governo sembra impegnare il suo tempo a litigare con asprezza con le parti sociali per questioni tutto sommato marginali».
Lei sta pensando all´articolo 18?
«Sì, mi riferisco a quelle piccole modifiche come l´articolo 18 che non cambiano nulla e provocano solo grandi litigi con il sindacato. Si tratta di questioni di scarsa rilevanza che da una parte creano una conflittualità inutile senza modificare in modo appezzabile il mercato del lavoro. Mentre dall´altra non si affrontano le riforme vere come quelle della sanità e delle pensioni».
Eppure, la manovra annunciata da Berlusconi non sembra modesta.
«Certo, si tratta di 20 miliardi di euro. Dunque, stiamo parlando di una bella manovra. Anche se la struttura della manovra stessa lascia piuttosto perplessi».
A cosa si riferisce?
«Ci troviamo di fronte a un pacchetto di misure sostanzialmente riconducibili a una serie di una-tantum e ai tagli ai ministeri. Diciamo che si è "raschiato il barile" ma che le cose serie non sono state fatte».
Dottor Marzotto, come lei ha già detto 20 miliardi di euro sono tanti. Sarà possibile rastrellare tutti questi soldi?
«Staremo a vedere. Personalmente sono scettico. Non dimentichiamo che una delle conseguenze dello scontro sociale è il calo dei consumi».
Parliamo del prolungamento dello scudo fiscale per il rientro dei capitali esportati all´estero.
«Dicono che rientreranno 35 miliardi. Staremo a vedere anche questa. In ogni caso si tratta sempre di misure "una tantum". La stessa cosa vale per i condoni che, se andiamo a ben vedere, sono pur sempre un modo per aumentare la pressione fiscale».
Cosa ne dice delle critiche a Confindustria accusata di essersi appiattita sulla linea del governo?
«La Confindustria non sembra in grado di indicare al governo con la dovuta convinzione e incisività le riforme che debbono essere fatte al più presto. E non mi riferisco solo alle pensioni e alla sanità. Ma anche alla costruzione delle infrastrutture di cui il Paese ha grande bisogno. Come la tangenziale di Mestre che ogni giorno rallenta l´economia di un´intera regione».