“Intervista” Marzano: «Positiva l´apertura di Cofferati ora la polizza anti-disoccupazione»

29/04/2002


 
Pagina 29 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il ministro delle Attività Produttive, Marzano, rilancia una proposta sulla flessibilità del lavoro
 
"Positiva l´apertura di Cofferati ora la polizza anti-disoccupazione"
 
 
 
"Ho sentito gli assicuratori e sono pronti al progetto: può contribuire a risolvere il nodo degli ammortizzatori sociali"
un passo avanti
Finalmente il leader Cgil è tornato a parlare il linguaggio della concertazione
le nomine
Per Eni e Enel bene la rotazione dei manager. Ma voglio essere coinvolto
 
MARCO PATUCCHI

ROMA – Bene l´apertura sui prepensionamenti fatta da Cofferati che «finalmente torna a parlare il linguaggio della concertazione», ma nessun congelamento della riforma dell´articolo 18: semmai, un ulteriore contributo alla rivisitazione degli ammortizzatori sociali mettendo sul tavolo il progetto di una polizza contro il rischio disoccupazione. Proposta per la quale Antonio Marzano è in questi giorni a New York dove, in attesa di volare a Detroit per il G8 dell´energia, ha incontrato gli economisti americani che hanno sottoposto analogo progetto al Congresso. «Si tratta di un´opzione – spiega il ministro delle Attività Produttive – che può aiutare a risolvere la carenza di risorse finanziarie per la copertura dei nuovi ammortizzatori sociali».
Giocherà la carta della polizza anti-disoccupazione al tavolo con le parti sociali?
«E´ possibile. Ma potremmo anche considerarla un´integrazione della riforma degli ammortizzatori qualora questa decollasse davvero dal confronto con sindacati e imprese. In questo caso, subentrerebbe in una fase successiva».
Come funzionerebbe nel concreto la polizza ?
«Innanzitutto è bene chiarire quali sono i presupposti del progetto: di fronte a risorse inadeguate per la riforma degli ammortizzatori, o si aumentano le tasse – ipotesi oggi improponibile – o si affida ai privati un ruolo che fino ad oggi è stato pubblico. Le compagnie di assicurazione, dunque, svolgerebbero una copertura contro il rischio disoccupazione: ne ho già parlato con l´Ania (l´associazione delle imprese assicurative-ndr) e la risposta è stata positiva».
E chi dovrebbe versare il premio per questa polizza?
«Una quota il lavoratore, una quota l´azienda e una quota più piccola lo Stato. Chiaramente la copertura è per chi perde il posto e non per chi è già disoccupato. Il problema, poi, è calcolare il rischio: ma considerando che oggi in Italia il rapporto percentuale tra chi perde il lavoro e il numero complessivo degli occupati è molto basso, mi sembra che la praticabilità dell´operazione sia scontata».
Ritiene altrettanto praticabile la ripresa del dialogo con i sindacati? Cgil, Cisl e Uil continuano a chiedere lo stralcio dell´articolo 18, ma ieri l´altro Sergio Cofferati ha parlato anche di abolizione dei prepensionamenti: la considera un´apertura ?
«Mi sembra di sì. Nel merito della proposta, direi di andarci cauti con l´idea di abolire da subito i prepensionamenti, vista la crisi di alcuni settori industriali come ad esempio l´auto; ma è innegabile che per la prima volta Cofferati abbandona la politica dei veti e fa una proposta. Tocca al governo fissare gli obiettivi e i sindacati possono contestarne i modi di realizzazione: ecco, fino ad oggi Cofferati ha contestato gli obiettivi mentre ora finalmente parla di strumenti. Siamo di nuovo ad uno schema di tipo concertativo».
Se quello del leader Cgil è un passo in avanti, a questo punto toccherebbe al governo fare una mossa incontro ai sindacati. Potrebbe essere quella del "congelamento" dell´articolo 18 ?
«Guardi, di sicuro il governo farà il suo passo in avanti, ma non sarà quello di mettere da parte l´articolo 18: si tratterebbe di una resa davanti ai veti. Quello dei tempi è un falso problema perché mi sembra evidente che le questioni vanno affrontate tutte insieme. In economia non c´è un prima e un dopo: tutto si tiene».
Nel governo e nella maggioranza, però, continuano a fronteggiarsi due anime: chi vuole la riforma in ogni caso e chi auspica il dialogo anche a costo di qualche sacrificio. Emblematico l´incontro tra Tremonti, Pezzotta e Angeletti organizzato nei giorni scorsi dal parlamentare del Ccd Volontè.
«L´esistenza di diverse anime dimostra che siamo un´alleanza e non un partito unico. Però ritengo essenziale che i diversi punti di vista vengano espressi attraverso i meccanismi istituzionali, cioè convocando i gruppi parlamentari o discutendone all´interno del consiglio dei ministri. Altrimenti si dà l´idea di iniziative che puntano solo a creare visibilità».
A proposito di contrasti interni al governo, lei ritiene che tocchi solo al ministro Maroni gestire il tavolo con le parti sociali o opta per il ruolo chiave di Palazzo Chigi? Su questo punto sono tornati a duellare lo stesso Maroni e il ministro dell´Agricoltura Alemanno…
«Appunto, cerchiamo di risolvere certi confronti all´interno del governo, piuttosto che voler apparire a tutti i costi sui giornali. Nel merito, mi sembra evidente che quando si tratta di affrontare temi esclusivamente di politica del lavoro la competenza tocchi a Maroni, ma visto che nel confronto con i sindacati le questioni sono diventate molto trasversali, pensi ad esempio al Sud, è giusto coinvolgere altri ministeri come il mio o quello dell´Economia: inevitabile, dunque, trasferire a Palazzo Chigi la titolarietà della trattativa».
Anche quello delle nomine ai vertici dei gruppi pubblici è un tema trasversale, eppure è stato convocato un vertice di maggioranza con il ministro Tremonti per martedì prossimo, quando lei sarà ancora negli Stati Uniti. E in ballo ci sono aziende come Eni ed Enel, capisaldi del sistema energetico nazionale…
«Quando ho appreso questa notizia ho subito telefonato a Palazzo Chigi per sottolineare che qualora si svolgesse davvero una riunione di questo tipo vorrò essere contattato anche all´estero. Sarebbe inaccettabile che si proceda senza consultare il ministero delle Attività Produttive, titolare della politica energetica italiana».
A proposito di Eni ed Enel si è parlato di un possibile spostamento degli attuali amministratori delegati, Mincato e Tatò, alla presidenza per far posto a nuovi manager. Condivide la formula ?
«E´ una delle possibilità e presenta un duplice vantaggio: quello della rotazione e quello di non perdere il contributo di manager che hanno ben operato».
Un´ultima domanda, ministro. Fmi, Bce, Commissione europea e Ocse segnalano stime preoccupanti sull´andamento dei conti pubblici italiani. Tremonti, però, ribadisce che non ci saranno manovre aggiuntive e che gli obiettivi del governo restano immutati. E´ d´accordo con l´ottimismo del suo collega ?
«Quello di eventuali manovre aggiuntive è problema che compete a Tremonti. Viste qui da New York, però, le prospettive congiunturali mi sembrano positive: lo sviluppo degli Usa è più forte e più veloce di quanto previsto e si può dire che la ripresa americana sia già in atto. Gli effetti sull´economia europea e su quella italiana ci saranno e, quindi, sono ottimista sulla dinamica del rapporto deficit/Pil».