“Intervista” Marzano: «Inchiesta sul lavoro che cambia»

18/05/2007
    venerdì 18 maggio 2007

    Pagina 27 – Economia e imprese

      Intervista – Antonio Marzano – Presidente del Cnel

        «Inchiesta sul lavoro che cambia»

          Al via una commissione di studio d’intesa con Marini e Bertinotti

            Massimo Mascini

            ROMA
            Si sono visti ieri i due presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fauso Bertinotti, e hanno discusso di lavoro. La loro intenzione, d’accordo con il presidente del Cnel, Antonio Marzano, è quella di costituire assieme una commissione che studi la condizione del lavoro. L’ultima volta fu nel 1995, una commissione interparlamentare presieduta da Leopoldo Rubinacci. L’analisi svolta adesso, crede Marzano, porterà molti cambiamenti.

            Presidente Marzano, serve questa indagine sul lavoro?

              Lo pensavo da ministro, da quando sono arrivato al Cnel questa idea si è fatta più forte.

              Perché al Cnel?

                Perché il lavoro del Cnel è proprio quello di approfondire le idee. E mi sono accorto di quanto stia cambiando il lavoro con la globalizzazione, anche se manca un’esatta percezione di quanto questo cambiamento pesi sulla vita di ciascuno di noi.

                C’è molto da indagare?

                  Moltissimo. I problemi degli immigrati, dei giovani, delle donne, degli infortuni. La precrietà, la disoccupazione.

                  E così è nata l’idea di questa commissione di studio.

                    A ottobre, ho preso carta e penna e ho scritto ai presidenti di Camera e Senato.

                    Perché a loro?

                      Mi sembrava giusto che fosse il Parlamento a sancire questa decisione che riguarda tutti.

                      E loro?

                        Hanno risposto entusiasti. Indicheranno la presidenza, insieme nomineremo gli esperti. La preparazione di questo lavoro è intensa, ci sentiamo settimanalmente.

                        Quanto durerà il lavoro ?

                          Almeno un anno. Tre i filoni da studiare, il mercato del lavoro, la distribuzione del reddito, la qualità del lavoro.

                          Studierete la precarietà?

                            Certo, proporremo delle soluzioni, come è nostra a bitudine. Del resto, la via da seguire è già segnata, è quella della flexsecurity. Perché la flessibilità buona va salvaguardata, è utile alle imprese e risponde a un’esigenza profonda dell’economia. Ma si deve dare la necessaria sicurezza a chi è senza lavoro.

                              Ampliando le tutele?

                                Ampliando i sostegni necessari in quei momenti, aiutando le persone a trovare un altro lavoro. E sarà utile giungere a forme di reddito garantito,che eliminino incertezze senza disincentivare la ricerca di un altro posto dilavoro.

                                Il metodo da seguire è sempre quello della concertazione?

                                  La concertazione non serve solo in una società immobile, dove nulla accade. Ma le cose cambiano, per fortuna. La legislazione deve seguire queste trasformazioni, e senza l’ausilio delle parti sociali è tutto più difficile. Il Cnel a questo serve.

                                  A fare concertazione?

                                    A discutere dei problemi e a cercare assieme le soluzioni. Del resto, è un bene che le esigenze delle categorie vengano alla luce del sole. In una società dove non c’è concertazione le lobbies lavorano, ma di nascosto. Io preferisco che agiscano alla luce del sole.

                                    Le rappresentanze funzionano bene?

                                      In una società aperta le rappresentanze devono riflettere la realtà che muta. E a volte il cambiamento non è sufficiente. Il Cnel, la casa delle rappresentanze, sopperisce a queste carenze all’inizio della consigliatura nominando esperti che diano corpo a chi non si ritrova nelle rappresentanze esistenti.

                                      Presidente, è diverso il lavoro di ministro da quello di presidente del Cnel?

                                        Moltissimo. Il primo lavora sempre di corsa, affronta e risolve i problemi in poche ore, a volte in una notte. Al Cnel è tutto diverso, ragioniamo, ci confrontiamo, discutiamo. Con intensità, ma senza oppressioni. C’è però un problema.

                                        Quale problema?

                                          Che le idee non fanno notizia. Le istituzioni, il Governo, il Parmaneto, sono attente al nostro lavoro, la pubblica opinione nemmeno sa cosa facciamo.

                                          Colpa dei giornali?

                                            Sì, è così. Perché fa sempre notizia lo scontro e mai l’incontro? Perché si guarda a una legge e non alle idee che hanno portato quella legge?