“Intervista” Marzano: «Basta con i diktat della Cgil ma aggiustamenti sono possibili»

17/01/2002






L’INTERVISTA / Secondo il ministro Marzano il confronto non può però proseguire all’infinito

«Basta con i diktat della Cgil ma aggiustamenti sono possibili»

      ROMA – «La dichiarazione di Cofferati non mi sembra propositiva, è una specie di diktat. Speriamo che si continui a riflettere pacatamente senza essere incatenati a miti del passato. Ma alla fine bisogna decidere. Questo Paese è rimasto fermo per troppo tempo. Abbiamo un mandato dagli elettori che va rispettato». Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, «padre» della proposta di modifica dell’articolo 18 ora al centro delle polemiche, rifiuta l’idea di «stralcio» ma invita tutti a proseguire il dialogo perché «in Parlamento ci sarà lo spazio di aggiustamenti, purché non stravolgano la delega».
      Perché nessuno stralcio?
      «Si sta drammatizzando troppo. Non si mette in discussione l’articolo 18 per i lavoratori a tempo indeterminato ma solo per i giovani nuovi assunti. Questa modifica nasce dalla necessità di far crescere le imprese italiane oltre i 15 dipendenti e di stimolare l’emersione delle aziende».

      Ma lei aveva proposto una modifica concordata con le parti sociali.
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      «Guardi che la delega è nata dopo una lunga serie di incontri con i sindacati e la Confindustria. Sono certo che se oggi si facesse un referendum tra i giovani sceglierebbero l’assunzione senza reintegro ma con indennizzo sostanzioso piuttosto che contratti di breve scadenza e quindi precari».

      Tornando al metodo ministro Marzano?

      «Dico che alla fine bisogna decidere. E’ vero che ci siamo impegnati al dialogo ma sempre con l’obiettivo di fare le riforme dalle quali dipendono lo sviluppo come ci chiedono tutti gli osservatori internazionali dall’Ocse al Fmi. Se non facessimo così verremmo meno a impegni presi con gli elettori».

      Lei però ha detto che lavoro e giustizia sono "super partes", che devono coinvolgere tutte le parti del Paese…

      «Mi riferivo all’intervento del presidente Ciampi».

      Quali sono i margini di manovra per districare la matassa?

      «Se si vuole la ritira della delega questo non è possibile. Se invece si parla di aggiustamenti, anche nel corso del dibattito parlamentare, credo che qualcosa si possa ancora rivedere».

      Lei ha anche detto che il governo non ha interesse a dividere i sindacati ma Maroni ha fatto appello a Cisl e Uil perché abbandonino la linea dura della Cgil.

      «Io non ho trovato nulla nell’azione del governo, né nei ministri volta all’obbiettivo di dividere i sindacati. Lo dimostra l’incontro che ho avuto oggi (ieri per chi legge) con Cgil-Cisl-Uil per far partire un tavolo unico di confronto sui problemi del Mezzogiorno».

      Ma i sindacati non hanno sempre detto che non avete stanziato una lira per il Sud?

      «Li ho colpiti con alcune cifre: da quando siamo al governo abbiamo destinato per il Sud oltre due miliardi di euro e erogato un miliardo e mezzo di euro. Per il 2002 abbiamo stanziato 7 miliardi di euro, compresa la 488».

      Capitolo pensioni. Monorchio sospetta che la delega non abbia copertura. Lei che ne dice?

      «Non è il mio settore. Ma credo che se con gli incentivi si riesce veramente ad allungare l’età del pensionamento e se si rafforzerà la previdenza integrativa, la riforma inciderà».

      Sullo smobilizzo del Tfr il governo sembra avere idee diverse. Berlusconi ha detto che è facoltativo. Per Maroni e Tremonti è obbligatorio. Chi ha ragione?

      «Le parole di Berlusconi sono in linea con quanto la Casa delle Libertà ha sempre sostenuto durante l’opposizione. Se poi ci sono degli aspetti tecnici che impongono l’obbligo non so rispondere».

      Che consiglio darebbe a Maroni?

      «Andare avanti continuando sempre a dialogare ma non all’infinito. Alla fine il governo deve decidere. Per troppi anni questo Paese è stato fermo».
Roberto Bagnoli


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