“Intervista” Maroni: vedrò i sindacati ma sia chiaro che non si riparte da zero

26/04/2002


 
Pagina 29 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il ministro del Welfare convocherà Cgil, Cisl e Uil dopo il Primo Maggio. "Io non ho nostalgia del progetto pensionistico del ’94"
 
"Niente congelamenti, la riforma va avanti"
 
Maroni: vedrò i sindacati ma sia chiaro che non si riparte da zero
 
 
 
Sull´articolo 18 non pos-siamo tornare indietro di 8 mesi
Se con lo sciopero qualcuno pensava di far tremare le gambe al governo si sbagliava
Sulla previdenza proporrò in più solo un riordino degli enti per renderli più efficienti
 
DAL NOSTRO INVIATO
RICCARDO DE GENNARO

MONTREAL – «Non cisarà alcun congelamento: la delega sul mercato del lavoro deve andare avanti in commissione, altrimenti si finisce nella palude e le riforme non si fanno mai. Dopo il primo maggio convocherò le parti sociali, ma se qualcuno si aspetta che riprendere il dialogo voglia dire ripartire da zero sappia che non sarà così. Non possiamo cancellare tutto e tornare indietro di otto mesi». Quello che il ministro del Welfare, Roberto Maroni, invia ai sindacati da Montreal, alla vigilia del G8 del lavoro, è più di un no allo stralcio delle modifiche all´articolo 18. E´ l´annuncio che «il governo ora è compatto, non ha paura di nessuno e va avanti sulla strada indicata non solo dalla delega del lavoro, ma anche da quelle sul fisco e sulla previdenza».
Ministro Maroni, il presidente del Consiglio ha recentemente dichiarato di avere un po´ di nostalgia per la riforma previdenziale del ´94. Questo significa che il governo predisporrà interventi aggiuntivi sulle pensioni rispetto a quelli previsti dalla delega?
«No, i contenuti sono quelli. C´è solo una proposta che intendo fare rispetto al sistema previdenziale, ma è marginale ed è relativa a una riorganizzazione degli enti finalizzata a una maggiore efficienza. L´obiettivo principale resta la costruzione del secondo pilastro, attraverso il conferimento obbligatorio del Tfr ai fondi pensione. Quanto alla riforma del ´94, io non ne ho nostalgia: quelle proposte fecero cadere il governo Berlusconi e crearono un certo sconquasso».
Il fronte sindacale si è ulteriormente irrigidito dopo la sua intervista nella quale attaccava i patronati, l´automatismo delle trattenute, i distacchi sindacali e i bilanci di Cgil, Cisl e Uil. Lei vuole lo scontro con i sindacati?
«Io non voglio alcuna guerra e non ho rilasciato alcuna intervista. Ho solo parlato a un incontro al Lyons e alla domanda di un signore del pubblico ho risposto che ci sono delle proposte in Parlamento che prevedono l´obbligo per i sindacati di presentare bilanci trasparenti. Ho poi aggiunto che il governo non intende assumere alcuna iniziativa in questo ambito. La parola è al Parlamento. Io sto a guardare, anche se non sono contrario. Se la mia presa di posizione è stata vista come un tentativo di pressione voglio precisare che non è nulla del genere».
Gli ammortizzatori sociali sono ancora il grimaldello del governo per riaprire il dialogo?
«Io devo ricordare a qualcuno che è già tutto scritto nella delega. Vedo tanti improvvisatori, ma siamo in una commedia dove il copione è già scritto. Io respingo la richiesta di chi dice sediamoci intorno al tavolo e ripartiamo da zero. Il novanta per cento delle cose da fare e come farle è nelle deleghe su lavoro, fisco e previdenza. Quello degli ammortizzatori sociali è uno dei temi, c´è già. Il punto in discussione è che devono essere attuati senza oneri aggiuntivi».
Lo sciopero generale non ha dunque inciso sulla vostra linea?
«Se con lo sciopero qualcuno pensava di far tremare le gambe al governo si sbagliava. Il governo mantiene le sue posizioni e non ha tentennamenti. Io sono ottimista, non siamo in una fase di stallo. Le nostre proposte sono in Parlamento e vanno avanti, non c´è alcun ostacolo da rimuovere, c´è solo da riallacciare il filo del dialogo. Dopo una fase in cui è sembrato diviso e ha dato la sgradevole impressione che potesse cedere, il governo ora è compatto e conferma la sua linea. Le decisioni sono prese. Quanto allo sciopero, ieri ho parlato con il ministro del Lavoro dello Stato dell´Ontario: ha fatto delle scelte di riorganizzazione dei servizi pubblici e ora i dipendenti sono in sciopero da quarantacinque giorni. Ma anche lui ha confermato le sue scelte».
Cgil Cisl e Uil però ora minacciano di far saltare la moderazione salariale...
«Io sono più sensibile alle proposte che alle minacce. Queste sanno di ricatto».
L´Ocse ha detto che la crescita italiana sarà assai inferiore a quella che dice Berlusconi. Significa che voi confidate in qualcosa che loro non vedono?
«Evidentemente sì».